Sindrome di Down: utili scambi tra l’Italia e il Marocco

Autonomia, inserimento lavorativo, ma anche affettività, sessualità, diritto di voto, amicizia e rapporti tra operatori e famiglie delle persone con sindrome di Down: di tutto ciò e altro ancora si è parlato nei giorni scorsi a Rabat, capitale del Marocco, nel corso di un seminario al quale è stata invitata anche l’AIPD (Associazione Italiana Persone Down), per esporre e condividere le proprie esperienze in Italia

Giovane marocchino con sindrome di Down

Un giovane con sindrome di Down del Marocco

Autonomia, inserimento lavorativo, ma anche sessualità, diritto di voto, amicizia e rapporti tra operatori e famiglie delle persone con sindrome di Down: questo è molto altro è stato trattato in un seminario tenutosi nei giorni scorsi a Rabat, capitale del Marocco, dove l’AIPD (Associazione Italiana Persone Down) è stata invitata dalla locale AMSAT (Association Marocaine de Soutien et d’Aide aux Personnes Trisomique, ovvero l’Associazione Marocchina per il Sostegno e l’Aiuto alle Persone con Sindrome di Down), per parlare della propria esperienza in Italia.

Ampio spazio ha avuto per l’occasione il progetto – finanziato dall’Unione Europea e iniziato nel mese di gennaio di quest’anno – che prevede l’apertura nel Paese nordafricano di un “Ristorante Pedagogico”, in cui quaranta giovani con sindrome di Down vengano formati per diventare cuochi, camerieri o pasticcieri. Al termine, due di loro saranno assunti all’interno del locale, aperto al pubblico, mentre gli altri continueranno il percorso attraverso nuove esperienze formative sul territorio, assolutamente innovative per un contesto come quello del Marocco.

Numerosi, come detto, sono stati gli argomenti trattati a Rabat, dal passaggio all’età adulta con diverse modalità di inserimento sociale, a una formazione intensiva agli educatori sui metodi e gli strumenti necessari per il lavoro con gli adolescenti e gli adulti, fino ai temi riguardanti l’educazione all’autonomia, il tempo libero, l’affettività/sessualità e l’inserimento lavorativo.
L’AIPD è stata rappresentata da Monica Berarducci, responsabile dell’Osservatorio sul Mondo del Lavoro di tale Associazione. Questo il suo commento: «Accoglienza, curiosità, apertura al confronto e fiducia nel cambiamento sono state le parole chiave di questa esperienza e nonostante il divario culturale e un confronto con il nostro modello a tratti quasi choccante, si può certamente dire che la voglia di cambiamento e la fiducia in un futuro inclusivo per le persone con sindrome di Down e con disabilità intellettiva in genere siano decisamente molto presenti ai componenti dell’AMSAT». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampaaipd@gmail.com (MartaRovagna).

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