Se il buon giornalismo diventa una sorpresa

«È sorprendente – scrive Franco Bomprezzi, riferendosi alla puntata del programma televisivo di Riccardo Iacona “Presadiretta”, dedicata al cosiddetto “Metodo Stamina” – che un onesto e serio lavoro di documentazione giornalistica risulti oggi una sorpresa, quasi una “prestazione eccezionale”, tanto che, in effetti, ne sto scrivendo. Dovrebbe essere pane quotidiano, specie nel servizio pubblico radiotelevisivo, ma non solo»

Riccardo Iacona, durante "Presadiretta" del 13 gennaio 2013

Riccardo Iacona conduce la puntata di “Presadiretta” dedicata al cosiddetto “Caso Stamina”

Ci voleva dunque Riccardo Iacona, con la sua brillante e appassionata ricostruzione del cosiddetto “Caso Stamina”, ieri sera, 13 gennaio, a Presadiretta su Raitre, per scuotere probabilmente in modo definitivo le coscienze e l’opinione pubblica, almeno quella non schierata a priori, ma ancora in grado di distinguere tra informazione corretta e ciarlataneria superficiale? Evidentemente sì, a giudicare dai commenti che oggi si rincorrono in internet e sulle testate on line. Per me è stata solo la conferma, ancor più documentata e ampia, di ciò che già sapevamo e che in larga misura avevo scritto anche su queste pagine, con i miei piccoli argomenti a disposizione.
Certo, rimane attivo, combattivo e spesso sprezzante, il nucleo degli irriducibili sostenitori di Davide Vannoni, e si tratta non solo delle famiglie ancora convinte della validità delle sue misteriose infusioni, ma forse soprattutto di un grumo consistente di fruitori di internet, che si nutrono di notizie non verificate, di fonti spesso manipolate e comunque inattendibili o più volte smentite. “Tifosi accaniti” al di là di ogni possibile fecondo dubbio, e dunque non in condizione di cogliere l’ampiezza e la qualità dei contributi che sono stati proposti durante il programma di Iacona.
Immagini, interviste, approfondimenti, con una scaletta che non ha escluso nessuno, a partire proprio dalle famiglie (si comincia con l’intervista ai fratelli Biviano), senza dimenticare le immagini cariche di pathos delle manifestazioni romane.
Eppure, oggi càpita di leggere che «non è stata data voce ai sostenitori di Stamina» ed è quasi incredibile questa rimozione di quanto in effetti è stato trasmesso. Vero è, per altro, che Iacona e la sua redazione hanno lavorato – pur senza preconcetti – seguendo un ordine logico, determinato dalla ricerca della “verità”, ossia tentando di rispondere alla domanda fondamentale: questo cosiddetto metodo è utile? Può fare bene? Oppure al contrario non solo non produce risultati in termini di cura, ma può risultare persino dannoso? È questo il punto, e lo dovrebbe essere per chiunque. Scettici compresi.

In sostanza si è dimostrato che si può ancora fare televisione pubblica di inchiesta, senza piaggeria, senza retorica, rispettando i minori (le immagini dei bambini sono state solo quelle autorizzate dai genitori e comunque positive, in momenti di speranza e di fisioterapia o di gioco, mai di dolore o disperazione).
È sorprendente, però, come un onesto e serio lavoro di documentazione giornalistica risulti oggi una sorpresa, quasi una “prestazione eccezionale”, tanto che, in effetti, ne sto scrivendo. Dovrebbe essere pane quotidiano, specie nel servizio pubblico radiotelevisivo, ma non solo.
La televisione, per sua natura, è difficile da trattare. Perché ha problemi di tempi, di ritmo, di qualità del documento visivo, che va prima raccolto, registrato, messo da parte e poi, nella fase di post-produzione, trasformato in conduzione argomentata secondo una scansione capace di rimanere comprensibile a tutti (il pubblico non è necessariamente composto di laureati in biologia).
Non era facile, inoltre, mantenere l’equilibrio fra temi molto differenti: la cronaca di questi mesi, le inchieste giudiziarie, le decisioni politiche, il parere degli esperti, le voci e le passioni dei protagonisti. Credo sia una puntata da rivedere e conservare, magari anche ad uso delle scuole di giornalismo. È la morte del “copia e incolla”, perché richiede tempo, sacrificio, ore di lavoro che magari si buttano via perché nel frattempo, mentre stai producendo la puntata, le notizie più recenti superano di slancio quanto hai messo da parte.

Non tocca certo a me validare scientificamente quanto è stato detto, in modo quasi definitivo, a proposito di questa tremenda storia italiana. Io sono solo un giornalista, e una persona che convive con una malattia genetica rara da 61 anni. A me basta sapere, oggi, che un bravo collega non si è tirato indietro, ci ha messo la testa e la faccia. Ora mi sento più sereno. E spero che con il tempo anche le famiglie più fragili comprendano in quale guaio sono state cacciate. Ma per questo non basta neppure Presadiretta.

Direttore responsabile di «Superando.it».

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