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Il silenzio della ragione e Il coraggio dell’oltre

Emmi G., vittima dell'"Aktion T4"

Emmi G., di soli 16 anni, fu una delle migliaia di persone con disabilità vittime del nazismo. Giudicata “schizofrenica”, venne sterilizzata e successivamente inviata a Meseritz-Obrawalde, dove venne uccisa il 7 dicembre 1942 con un’overdose di tranquillanti (per gentile concessione di Olokaustos.it)

È in programma venerdì 24 gennaio (ore 9), presso l’Aula Magna dell’Università di Bergamo, il convegno denominato Il coraggio dell’oltre, promosso dalla UILDM locale (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), in collaborazione con l’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), la Cooperativa Namastè, l’Università e il Museo Storico cittadino. Nello stesso giorno, sempre a Bergamo, presso il Convento di San Francesco (Piazza Mercato del Fieno), verrà anche inaugurata la mostra Il silenzio della ragione.
«Lo scopo di queste iniziative – afferma Olivia Osio, responsabile della Progettazione Sociale per la UILDM di Bergamo – è quello di promuovere cultura e sensibilità attorno a temi verso i quali non possiamo essere disinteressatiL’indifferenza rappresenta infatti l’anticamera di un movimento che può portare al ripresentarsi di fenomeni che non sono scomparsi perché appartengono all’uomo, alla parte di ombra che abita la sua interiorità. Solo rimanendo svegli e attenti, solo prestando attenzione alle sfumature, potremo sventare nuove pericolose tentazioni di epurazione».

Forti e interessanti i temi trattati nell’àmbito delle due iniziative: lo sterminio in nome della purezza della razza, l’eliminazione delle imperfezioni e delle anomalie, il calcolo economico che trasforma le persone in “pesi”, le pratiche persecutorie a Bergamo, la responsabilità degli operatori, l’esperienza della segregazione nei manicomi, le origini e le evoluzioni dei dispositivi nati con la funzione di dominare.
Nello specifico del convegno all’Ateneo bergamasco, esso rappresenterà un’utile occasione di riflessione e confronto su una parte della storia, affinché ciò che è stato non si ripeta.
Per quanto poi riguarda la mostra – che sarà allestita fino al 2 marzo – essa si articolerà in tre sezioni, la prima delle quali dedicata all’artista Tarcisio Merati, recluso per anni all’interno del manicomio di Bergamo, la seconda alla persecuzione delle persone con disabilità attuata dai regimi totalitari in Germania e in Italia, la terza, infine, alle fotografie di Fabrizio Sclocchini esposte al Museo della Follia, museo itinerante della Fondazione Sgarbi.
«Tutto è nato – continua Olivia Osio – dal desiderio di ricordare un pezzo di storia che sovente si tende a rimuovere: lo sterminio di persone con disabilità avvenuto durante il nazismo. Lo scorso anno, in occasione della Giornata della Memoria del 27 gennaio, ebbi modo di vedere un servizio al telegiornale: vi veniva presentata una mostra curata dall’ANFFAS di Bologna dal titolo Ricordiamo. Quelle immagini mi colpirono e mi portarono a proporre di fare giungere la mostra a Bergamo. Al contempo, mi fecero ripensare ad altre immagini viste a Matera, presso il Museo della Follia. Si generò, dunque, l’idea di dare vita a due iniziative, un convegno e una mostra, appunto, che portassero a riflettere su due luoghi – il lager e il manicomio – nati per segregare, per controllare, per correggere, per annientare l’individualità. Questo pensiero iniziale si è arricchito grazie alle collaborazioni nate nel frattempo con importanti realtà della nostra città». (Valentina Bazzani)

Il presente testo è già apparso nel sito nazionale della UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), con il titolo “Il coraggio dell’oltre” a Bergamo, e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.
Per ulteriori informazioni e approfondimenti: UILDM Bergamo, segreteria@distrofia.net.