Vessazione o “semplice” incapacità di fare i conti?

Approfondiamo la vicenda di quella lavoratrice con disabilità – di cui avevamo già riferito nei giorni scorsi -, che solo dal Tribunale Civile di Chieti ha visto riconosciuto il proprio diritto all’assunzione presso il Comune della sua città. «C’è stata vessazione – si chiede Antonio Giuseppe Malafarina – nei confronti di una persona con disabilità? Forse. Quel che è certo è che un Ente Pubblico non ha applicato correttamente le regole del gioco»

Comune di Chieti

Il Comune di Chieti

Merita certamente un approfondimento la vicenda accaduta a una lavoratrice teatina con disabilità, che solo dopo una recente Sentenza della Sessione Lavoro del Tribunale Civile di Chieti (Causa n. 1556/2011 r.g.a.c. e Sentenza del 15 gennaio 2014), ha visto riconosciuto il proprio diritto all’assunzione presso il Comune della sua città [se ne legga già anche nel nostro giornale, N.d.R.].

Tutto è cominciato nel 2011, quando la dottoressa Simona Petaccia ha partecipato a un concorso del Comune per l’assegnazione di dieci posti per istruttore amministrativo. Regolarmente iscritta e posizionata al 19º posto, secondo il Comune non avrebbe avuto diritto all’assunzione perché la porzione di personale da assumere nelle quote di riserva era satura, mentre per l’avvocato Anna Guarini, legale della Petaccia, non lo era affatto.
Le parti, in una contesa durata anni, erano divise da questioni di metodo. Il Comune nel computo delle quote di riserva – cioè dei posti da riservare alle opportune categorie (persone con disabilità, orfani e coniugi di deceduti per cause di lavoro, profughi rimpatriati…), valutava tale percentuale a partire dalla totalità degli assunti, mentre l’avvocato pretendeva che andassero considerate solo le persone inquadrate nella categoria professionale per cui era stato bandito il concorso (Categoria C-Posizione Economica C1).
Riguardo alle assunzioni la legge di riferimento è la 68/99 la quale stabilisce fra l’altro che i datori di lavoro siano obbligati a riservare dei posti di lavoro in base al numero dei propri impiegati e che, in caso di bando, debbano essere serbati fino al 50% dei posti in totale messi a concorso (articolo 7).
I due differenti metodi portavano nel primo caso alla conclusione che non ci fossero ulteriori posti da assegnare, se non quelli che il Comune aveva già assegnato ad altri aventi diritto, mentre nel secondo risultavano tre posti liberi. Tre posti liberi, cioè, nella categoria per cui era stato bandito il concorso. Nel frattempo il Comune aveva esteso l’assunzione di personale, facendo passare il totale dei reclutamenti dai dieci iniziali a sedici, e prorogato i contratti.
Fatti dunque i debiti calcoli, all’avvocato risultava che la sua assistita avrebbe dovuto essere stata assunta nei periodi in cui era prevista l’assunzione a tempo determinato e tale convincimento è stato avallato dal Tribunale il quale, appunto, ha condannato il Comune di Chieti ad assumere la lavoratrice nel periodo dal 22 aprile 2011 al 21 aprile 2012 e dal 1° luglio 2013 al 31 dicembre 2013, oltre che per gli altri periodi in cui i contratti sono stati prorogati.
In altre parole, il giudice del lavoro Laura Ciarcia ha condannato l’Amministrazione a pagare lo stipendio che Simona avrebbe percepito se fosse stata assunta come istruttore amministrativo, più i contributi previdenziali e assicurativi, nonché le spese processuali.
La Sentenza è esecutiva e quindi il Comune deve risarcire immediatamente la concittadina; ha tuttavia sei mesi di tempo per un eventuale ricorso.

Non commenta Simona Petaccia, che è anche la fondatrice e la presidente dell’Associazione Diritti diretti. Un suo comunicato, però, è ampiamente esplicativo: «Non rilascio dichiarazioni, la Sentenza si commenta da sola. Per me, comunque, uno stress psico-emotivo durato oltre due anni e ci vorrà tempo per superarlo».
A certuni potrebbe venire il dubbio che la posizione del Comune sia un escamotage per evitare l’assunzione di una persona con disabilità. Io preferisco concentrarmi su una certezza: a meno di smentite di ulteriori livelli di giudizio, qualcuno ha sbagliato a fare i conti. E che sia un Ente Pubblico, cioè qualcuno che manteniamo noi con le nostre tasse, ci costa e ci rappresenta, non mi sta per niente bene. I conti si devono saper fare. C’è stata vessazione nei confronti delle persone con disabilità? Forse. Certamente per il Tribunale c’è stato chi non ha applicato correttamente le regole del gioco e se è sgradevole quando lo fa chicchessia, è irritante che lo faccia lo Stato.

Testo apparso anche in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it» (con il titolo “Lo strano calcolo del Comune di Chieti”). Viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti, oltreché per visionare il testo della Sentenza del Tribunale Civile di Chieti, di cui si parla nel presente approfondimento: info@direttidiretti.it.

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