La parabola calante dei “falsi invalidi”

«Se nel 2010-2011 – scrive Andrea Pancaldi – la crisi stava arrivando ed era più comodo cercare un presunto colpevole per esorcizzarla, adesso la crisi c’è, e si è trasferita nella quotidianità e non più solo nelle paure sul futuro. Il “falso invalido”, quindi, “funziona meno”, l’informazione del mondo della disabilità ha dato un contributo con analisi e dati e… il presidente dell’INPS Mastrapasqua ha altro a cui pensare…

Disegno con omino circondato dai vari mass-media

«Dal 1985 ad oggi – scrive Andrea Pancaldi – si sono succedute sui media ben sette-otto campagne di un certo tenore contro i “falsi invalidi”, tutte regolarmente rientrate alla riprova dei numeri»

Batte l’Agenzia ANSA il 25 gennaio scorso: «La Guardia di Finanza ha scoperto nell’anno appena concluso 3.435 finti poveri che, pur non avendone alcun diritto, hanno usufruito di sconti su asili nido, mense scolastiche e libri di testo, servizi socio-sanitari a domicilio, agevolazioni su luce, gas, trasporti. I 389 falsi invalidi scoperti, assieme ai 4.210 casi di truffe nel lavoro agricolo e ai 445 casi di frodi agli assegni sociali, hanno invece provocato danni allo Stato per 82 milioni».
Anche da notizie e dati riportati in questo modo, sembra di capire che, in beffarda concomitanza con la parabola discendente del presidente dell’INPS Antonio Mastrapasqua, che negli anni scorsi aveva contribuito con le sue dichiarazioni ad alimentarne il mito, quella del “falso invalido” parrebbe essere, negli organi d’informazione, una parabola discendente, dopo ben cinque anni di permanenza nella hit parade degli stereotipi. Questo, naturalmente, anche in funzione dei numeri che sono da percentuali 0,00% rispetto agli invalidi civili percettori di una qualche pensione, assegno o indennità.
A tal proposito va ricordato – come si legge nell’ultimo Bilancio sociale dell’INPS – che al 31 dicembre 2012 le prestazioni erogate per invalidità civile erano 2.781.621, di cui il 69% indennità (accompagnamento, ciechi). Come sempre, le singole persone sono meno, potendo essere in capo alla stessa persona anche due prestazioni, se il reddito e la percentuale di invalidità lo consentono.
Un Paese, quindi, che a detta dell’allora ministro Tremonti «non poteva permettersi 2 milioni e 700.000 invalidi», ora si trova ad interrogarsi su famiglie che presentano false attestazioni ISEE e su falsi braccianti agricoli in misura dieci volte superiore ai presunti “falsi invalidi”.

Ma torniamo ai media e a come i giornali e i siti abbiano riportato il citato comunicato della Guardia di Finanza: «Scoperti 3.435 falsi poveri e 389 finti invalidi» («Huffington Post»); “«Gdf, scoperti oltre 3.400 finti poveri» («La Gazzetta del Mezzogiorno»); «Gdf, 3 miliardi rubati allo Stato tra corruzione e truffe dei finti poveri» («TGCom24»); «Truffe allo Stato sono costate 5 miliardi. Scoperti dalla Gdf 3.400 finti poveri» («L’Unione Sarda»); «Spesa pubblica, Gdf: nel 2013 sprechi e frodi per 5 miliardi» («Il Sole 24 Ore»); «La Guardia di Finanza: 3.400 finti poveri, ogni giorno 12 reati contro lo Stato» («LaStampa»); e così via.
Sparisce per lo più dai titoli il “falso invalido” come “icona di tutte le truffe” e i numeri vengono riportati correttamente. Ovvero, se nel 2010-2011 la crisi stava arrivando ed era più comodo cercare un presunto colpevole per esorcizzarla, adesso la crisi c’è, tocca la realtà e il portafoglio di tanti cittadini, si trasferisce nella quotidianità e non più solo nelle paure sul futuro. Il “falso invalido”, quindi, “funziona meno”, i “falsi ciechi” in larga misura sono stati assolti, l’informazione del mondo della disabilità ha dato un contributo con analisi e dati e… Mastrapasqua ha altro di cui occuparsi… Per cui, invece che pensare a di chi è la colpa, e una volta che la crisi la si è vista direttamente in faccia… gambe in spalla e pedalare!

Dal 1985 a oggi, si sono succedute sui media ben sette-otto campagne di un certo tenore contro i “falsi invalidi”, tutte regolarmente rientrate alla riprova dei numeri. Arrivederci alla prossima, sperando in giornalisti con un po’ più di memoria.

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