Lauree, disabili veri e un ironico contrappasso

Quanto vale una laurea nella vita? E per una persona con disabilità? A fornire lo spunto per riflettere su tali temi, è la notizia che fra i tanti guai di Antonio Mastrapasqua – ormai ex presidente dell’INPS -, ci sarebbe addirittura anche quello di una laurea falsa. «Ed è un ironico contrappasso – scrive Bomprezzi – per chi, volendo ripetutamente snidare i “falsi invalidi”, ha messo spesso in grande difficoltà i disabili veri»

Paolo Puddu discute la sua tesi di laurea

Novembre 2012, Università di Cagliari: Paolo Puddu, giovane con tetraparesi spastica, mentre discute la sua tesi di laurea comunicando con gli occhi

Quanto vale una laurea nella vita? Mi sono posto questa domanda, riflettendo, qualche giorno fa, di fronte alla curiosa notizia che fra i tanti guai di Antonio Mastrapasqua – ormai ex presidente dell’INPS -, c’è anche quello di una vecchia storia per la quale la sua laurea sarebbe addirittura falsa. Ho pensato a quante volte sarà stato chiamato dottore, in questi anni. E a quanto questo titolo sia stato indispensabile nel curriculum necessario per occupare una grande quantità di poltrone pubbliche. E poi ho riflettuto sulla differenza rispetto a me, giornalista professionista ormai da trent’anni, ma mai laureato, pur avendo completato, fra il 1970 e il 1974, l’intero corso degli esami del corso di laurea in Lettere e Filosofia a Padova, dove vivevo allora. Tutto tranne la tesi, sulla quale mi arenai, non senza lottare, perché nel frattempo avevo cominciato a collaborare alla redazione locale del «Resto del Carlino», scegliendo una strada impervia, ma che poi si rivelò vincente per la mia vita professionale, e, per molti versi, anche umana.

Ebbene, io non ho mai millantato una laurea che non possiedo. Me ne rammarico, ogni tanto, perché si tratta comunque di un’occasione perduta, del coronamento di un pezzo di vita importante, e anche di uno strumento la cui importanza, nel nostro Paese, come si vede, è ancora altissima, anche dal punto di vista del riconoscimento sociale.
Ho esternato giorni fa questa piccola verità, che molti, ma non tutti, conoscono, nella mia personale pagina di Facebook, senza immaginare che un pensiero così semplice e per certi versi banale potesse colpire l’attenzione di oltre quattrocento miei “amici di social network” e stimolare i loro commenti, tutt’altro che generici. Ho scoperto, in poche ore, atteggiamenti assai differenti rispetto al valore della laurea, anche in riferimento proprio alla condizione di disabilità.
Molte persone, infatti, hanno sottolineato come, nel mio caso, si possa parlare di “laurea della vita”, ossia dell’importanza di aver vissuto pienamente in tanti anni esperienze concrete e non solo teoriche, nel campo dell’informazione e della tutela dei diritti. Ma ho letto anche di persone con disabilità che hanno conquistato la laurea con grande sacrificio, fra mille difficoltà, e considerano giustamente questo come un traguardo fondamentale del proprio percorso esistenziale e di “empowerment”, ossia di arricchimento della propria consapevolezza di persona e di cittadino.
Ho letto anche di altri che, nonostante la laurea (addirittura due lauree), non hanno trovato uno straccio di lavoro, perché è prevalso, ancora oggi, lo stigma e il pregiudizio rispetto alle possibili capacità, cui si sono aggiunte ovviamente le difficoltà della crisi occupazionale che riguarda tutti.

La laurea, insomma, non è solo un pezzo di carta. Oggi sono oltre 15.000 gli studenti universitari con disabilità ed è un dato imponente, che segna una tendenza in continuo incremento negli ultimi dieci anni (erano poco più di 5.000 alla fine degli Anni Novanta). Eppure per tanti di loro la prospettiva di un lavoro resta incerta, appesa a un filo.
Non vorrei, con la mia esternazione di persona che anche senza laurea è riuscita a costruirsi una vita professionale dignitosa, averne scoraggiato qualcuno. Anche perché oggi non sarebbe possibile neppure a me ripercorrere, senza titolo di studio universitario, la gavetta del cronista, come feci allora, incosciente forse, ma entusiasta, aiutato da un gruppo di colleghi a superare qualsiasi ostacolo e barriera, fino a cimentarmi nella cronaca nera e in quella cittadina, tutt’altro che fermo dietro una scrivania. Altri tempi, certo.
Ma se penso adesso alla “laurea” di Mastrapasqua e al peso che questo manager ha avuto sulle vite di tante persone con disabilità, nel corso degli ultimi anni, dedicati ai controlli per snidare i “falsi invalidi”, mettendo spesso in grande difficoltà i disabili veri, non posso non cogliere con un po’ di ironia un contrappasso, che la vita spesso riserva a ognuno di noi, quando meno se l’aspetta. Quanto alla mia di laurea, non si sa mai. Sono ancora giovane…

Direttore responsabile di «Superando.it».

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