Bacchettati per il lavoro e ora anche per i trasporti

Non può certo sorprenderci più di tanto – abituati come siamo, purtroppo, a segnalare quasi quotidianamente disservizi e disagi vissuti dalle persone con disabilità che cercano di utilizzare i mezzi di trasporto pubblici – l’avvio di una procedura d’infrazione della Commissione Europea nei confronti del nostro Paese, già pesantemente “bacchettato” da Bruxelles, nell’estate dello scorso anno, anche sul fronte del lavoro

Giovane in carrozzina a fianco di un autobus non accessibileNon mancano le reazioni alla recente iniziativa della Commissione Europea che, come già scritto da Franco Bomprezzi nel nostro editoriale del lunedì, ha avviato una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese, in àmbito di trasporti delle persone con disabilità, dopo che nell’estate dello scorso anno era arrivata una sonora bocciatura anche sul fronte del lavoro.
Ma di che cosa si tratta esattamente? È necessario partire dagli stessi Trattati costitutivi dell’Unione Europea, ai sensi dei quali si parla di «inadempimento degli Stati Membri» ogniqualvolta un’amministrazione nazionale (centrale, regionale o locale) ponga in essere una violazione del diritto dell’Unione attraverso un comportamento attivo o omissivo.
La procedura di infrazione costituisce lo strumento attraverso il quale la Commissione Europea svolge la propria funzione di controllo del rispetto del diritto comunitario da parte degli Stati membri ed essa si articola esattamente in due fasi la prima delle quali è quella cosiddetta «pre-contenziosa», consistente nella produzione di una lettera di messa in mora, atto che segna appunto l’apertura formale della procedura di infrazione. Con esso la Direzione Generale della Commissione competente in materia identifica la violazione del diritto dell’Unione che viene contestata e prevede un termine entro il quale lo Stato potrà comunicare le proprie osservazioni e argomentazioni di risposta. Nel caso poi che la risposta non arrivi o che le informazioni trasmesse non vengano ritenute soddisfacenti, la Commissione adotta un parere motivato, tramite cui constatare la sussistenza della violazione e invita lo Stato coinvolto a prendere tutte le misure necessarie per porre fine alla situazione denunciata.

Veniamo dunque al caso specifico, ovvero a tre recenti lettere di messa in mora, inviate dalla Commissione Europea allo Stato Italiano, tutte concernenti il settore dei trasporti (autobus, navi e pacchetti vacanze), la prima delle quali è specificamente centrata sull’accusa al nostro Paese di non rispettare i diritti dei passeggeri con disabilità che si muovono con gli autobus pubblici, in quanto rischiano di non potersi spostare nell’assenza di fermate predefinite in cui possano ricevere assistenza.
Al momento non disponiamo ancora del testo originale di tali documenti, ma sappiamo che se entro sessanta giorni l’Italia non darà risposte adeguate, rischierà di vedere avanzare l’iter della procedura di infrazione, fino a doversi eventualmente trovare, in ultima battuta, davanti alla Corte di Giustizia Europea.

Parlavamo inizialmente di reazioni a queste notizie, e tra esse registriamo ad esempio quella dell’Associazione Luca Coscioni il cui consigliere generale Alessandro Gerardi si dichiara in una nota «per nulla sorpreso dalla decisione della Commissione Europea», sottolineando come «da anni la nostra Associazione riceva tantissime segnalazioni da parte dei viaggiatori a ridotta mobilità che si vedono quotidianamente costretti ad affrontare problemi dovuti ai rifiuti ingiustificati e ad altre ingiuste richieste quando cercano di viaggiare».
«Avere a che fare con la disabilità nella vita è già una sfida dura – aggiunge Gerardi -, e le cose non dovrebbero diventare ancora più dure quando si arriva in aeroporto, si prende un autobus o si viaggia in metropolitana. In sostanza, con questa decisione i Commissari Europei ci ricordano che il diritto alla mobilità, la non discriminazione e la pari dignità di tutte le persone con diabilità sono requisiti indispensabili senza i quali i concetti di “vita indipendente” e di “inclusione sociale” sono destinati a rimanere privi di significato».
«Ora – conclude il Consigliere dell’Associazione Coscioni – l’Italia ha due mesi per fornire risposte adeguate alla Commissione Europea, ma nel frattempo noi adotteremo ogni iniziativa affinché i fondi statali per l’abbattimento delle barriere architettoniche vengano rifinanziati con risorse adeguate e ci batteremo al fine di vedere attuato il nuovo Regolamento Europeo in materia di trasporto urbano ed extraurbano, mediante la nomina dell’organismo responsabile della sua applicazione».

«La procedura di infrazione avviata dalla Commissione Europea nei confronti dell’Italia – dichiara dal canto suo Giovanni Scacciavillani, responsabile nazionale dell’Ufficio Politiche della Disabilità del Sindacato UGL – sia un monito: ora auspichiamo che finalmente vengano date risposte adeguate alle esigenze di accessibilità e mobilità, finora completamente ignorate».
In tal senso, secondo l’esponente sindacale, «per consentire alle persone con disabilità di vivere indipendenti e partecipare a tutti gli àmbiti della vita, rispondendo così alle richieste dell’Unione Europea, è necessario attuare al più presto quanto indicato dal Programma d’Azione Biennale per la Promozione dei Diritti e l’Integrazione delle Persone con Disabilità, varato dall’Osservatorio sulla Condizione delle Persone con Disabilità e adottato formalmente con il Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) del 4 ottobre 2013 [pubblicato il 28 dicembre 2013 in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 303, N.d.R.]».
«Quel Programma – conclude Scacciavillani -, in attuazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, indica tutti i criteri per permettere a queste ultime di godere di tutti i diritti e le libertà fondamentali, consentendo così di superare le tante barriere purtroppo ancora esistenti nel nostro Paese». (Stefano Borgato)

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