Intollerabile risparmiare sulla pelle viva delle persone

Manifesteranno il 26 febbraio davanti alla sede del TAR della Campania, le organizzazioni impegnate nella tutela di tante persone incontinenti e stomizzate, in vista della Sentenza sul ricorso che ha chiesto l’annullamento di un accordo quadro nella Regione, per la fornitura di dispositivi sanitari ritenuti obsoleti e di scadente qualità, all’insegna del risparmio economico sulla pelle delle persone con disabilità e dei malati oncologici

Dito puntato verso l'obiettivo della macchina fotograficaIl diritto alla vita e alla libera scelta, ovvero il diritto costituzionale alla riabilitazione, alla legalità e alla libera scelta dei presìdi sanitari: lo chiederanno nella mattinata di mercoledì 26 febbraio, manifestando davanti alla sede di Napoli del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR), numerose organizzazioni impegnate nella fattispecie a tutelare le persone incontinenti e stomizzate, vale a dire la FAVO-FINCOPP (Federazione delle Associazioni di Volontariato in Oncologia-Federazione Italiana Incontinenti e Disfunzioni del Pavimento Pelvico), l’AISTOM (Associazione Italiana Stomizzati), l’AIMAR (Associazione Italiana Malformazioni Anorettali), la  FAIP (Federazione Associazioni Italiane Paratetraplegici), la FISH Campania (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e l’Ufficio Politiche per la Disabilità della CGIL Campania.

Il nostro giornale si è già a lungo occupato di questa situazione grave a dir poco, che aveva già portato quelle medesime organizzazioni – nello scorso mese di novembre – a rivolgersi direttamente al Presidente del TAR campano, in vista della Sentenza che dovrà arrivare da tale Corte, dopo il ricorso presentato dalle stesse, con il quale si era chiesto l’annullamento della procedura aperta dalla SORESA (Società Regionale per la Sanità della Campania), «per la conclusione di un accordo quadro con più operatori economici per la fornitura di dispositivi per stomie, dispositivi per incontinenza a raccolta e medicazioni per piaghe da decubito, gara dal valore complessivo pari a 48 milioni di euro e in seguito alla quale le forniture appaltate verranno acquistate da tutte le ASL Campane».
Ora, dunque, il giorno della Sentenza sta per arrivare – sarà appunto il 26 febbraio – donde l’annuncio della manifestazione, con la ferma volontà di ottenere il risultato auspicato.

In una nota diffusa in questi giorni, i rappresentanti di FAVO-FINCOPP (Francesco Diomede), AISTOM (Giuseppe Dodi), AIMAR (Dalia Aminoff), FISH Campania (Daniele Romano), FAIP (Vincenzo Falabella) e Ufficio Politiche per la Disabilità della CGIL Campania (Raffaele Puzio), riprendono in una nota, dettagliandoli ulteriormente, i vari argomenti già esposti nei mesi scorsi e ricordando innanzitutto che «essere stomizzati significa essere incontinenti 24 ore su 24 e vivere con apposite sacche adesive per la raccolta delle feci e delle urine, tecnicamente denominate dispositivi medici, senza dei quali essi non possono vivere e uscire di casa».
«Per queste persone – prosegue il comunicato congiunto – la situazione era già grave, ma ora, “grazie” alla SORESA, è diventata realmente “tragica”, poiché non solo le ASL campane negano il piano terapeutico e riabilitativo, sancito dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, dalla Carta Costituzionale, dalle Leggi 833/78 [istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, N.d.R.] e 104/92 [Legge Quadro sulla disabilità, N.d.R.], dal Decreto del Ministero della Salute 332/99 [ultimo aggiornamento del Nomenclatore Tariffario delle Protesi e degli Ausili, N.d.R.] e dalle Carte dei Servizi Socio-Sanitari, ma nel tentativo di risparmiare risorse economiche sulla pelle delle persone con disabilità e dei malati oncologici e nonostante le false promesse, la Società Regionale per la Sanità ha attuato un accordo quadro capestro, pesantemente discriminatorio verso le persone incontinenti e stomizzate».
«Non è quindi un caso – si aggiunge – che questa procedura stia creando grande caos nelle ASL campane e che si facciano utilizzare ai malati di cancro dispositivi medici non graditi, e non adeguati a tutti i pazienti, ciò che nella sostanza significa mortificarne ulteriormente la qualità e la quantità di vita, esponendoli a ulteriori malattie, impedendo loro di uscire di casa nel timore di deiezioni, cattivi odori e insozzamento degli indumenti personali, senza contare naturalmente il fondato rischio di isolamento sociale, psicologico, sessuale e culturale. In poche parole, non solo devono combattere quotidianamente contro la malattia, ma ogni giorno subiscono pesanti umiliazioni, per non parlare di quei bimbi che, nascendo con lo sfintere chiuso, devono essere celermente stomizzati per aver salva la vita. A causa di tutto ciò la vita di queste persone è un vero inferno sotto ogni aspetto».

«Vogliamo tra l’altro ricordare – concludono i rappresentanti delle organizzazioni che manifesteranno il 26 febbraio davanti alla sede del TAR della Campania – che un dispositivo come il catetere è pur sempre un corpo estraneo che entra nell’organismo umano. Un buon catetere, un catetere adeguato, può quindi evitare cistiti con febbre, giorni di malattia e assunzione di antibiotici, senza perciò ulteriormente gravare sui costi del Servizio Sanitario Regionale e dell’INPS». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: daniele.romano.84@virgilio.it, presidenza@finco.org.

Stampa questo articolo