La cecità spiegata ai vedenti

Una sorta di “sussidiario”, un galateo a uso e consumo dei vedenti, perché vivano, lavorino, si rapportino con i ciechi senza ansie e paure, senza confinarli in quel recinto delle particolarità che rende fittizia e forzata la relazione umana che per sua natura dev’essere reciproca, diretta, empatica e libera: questo è “Vivere al buio. La cecità spiegata ai vedenti”, libro di Mauro Marcantoni recentemente pubblicato

Particolare della copertina di "Vivere al buio"«Provare a tenere gli occhi chiusi per qualche minuto, oppure per qualche ora, non basta. Essere ciechi è cosa diversa da non vedere»: sono parole di Mauro Marcantoni, sociologo e giornalista che dal 1999 dirige lo IASA (Istituto per l’Assistenza allo Sviluppo Aziendale) di Trento e che dal 2007 è direttore generale della TSM (Trentino School of Management).
Autore di numerose pubblicazioni storiche e istituzionali e di biografie di personaggi illustri dell’economia e della cultura, Marcantoni, persona non vedente, è consapevole che immaginare come potrebbe essere una vita al buio non è facile, ma ha accettato la sfida e recentemente ha presentato il suo nuovo libro, intitolato Vivere al buio. La cecità spiegata ai vedenti, dato alle stampe da Erickson.

Vivere al buio, dunque, è scritto da un cieco e parla di cecità. «I vedenti – scrive Marcantoni – possono documentarsi sulla cecità, possono vivere qualche esperienza di simulazione, ma difficilmente riusciranno a comprendere cosa significa non vedere». E tuttavia, attraverso una scrittura chiara e scorrevole, egli riflette innanzitutto sul concetto di normalità, e sulla società a misura della persona normale, «una società strutturata su misura di chi non solo vede benissimo, ma gode di altri sensi e di tutte le abilità motorie e mentali in maniera ottimale».
Marcantoni accompagna quindi il lettore vedente nel mondo del non vedente, dialogando con lui e suggerendo come rapportarsi a chi non vede, senza stereotipi e pregiudizi. Il messaggio è chiaro fin dalle prime parole: prima persona, poi cieco.
Il migliore approccio alla diversità – qualunque ne sia la natura -, è quello di riconoscerla in quanto tale, considerandola una risorsa, un segno che non uniforma agli slogan politicamente corretti né agli stereotipi dispregiativi.
Pertanto Vivere al buio è una sorta di sussidiario, un galateo a uso e consumo dei vedenti, perché vivano, lavorino, si rapportino con i ciechi senza ansie e paure, senza confinarli in quel recinto delle particolarità che rende fittizia e forzata la relazione umana che per sua natura dev’essere reciproca, diretta, empatica e libera.

«Conoscere il mondo – scrive Marcantoni – e costruire relazioni vere per esserne parte dà senso al nostro vivere. In questo, ci affidiamo troppo alla vista, il più potente canale di contatto con ciò che è altro da noi. Ma la superficie e l’apparenza da sole ingannano e ciascuno lo ha sperimentato almeno una volta. Se vogliamo costruire relazioni che non siano frivole e inconsistenti ci vuole anche altro. Ci sono richiesti profondo rispetto, capacità di confronto e grande spirito di accoglienza».
«Vivo al buio da quando avevo otto anni – annota dal canto suo nella presentazione del libro Tommaso Daniele, presidente dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) -, un’esperienza dura, estraniante, dolorosa, ma che non ha mancato mai di sorprendermi. All’inizio è stato traumatico. Poi gli anni sono passati e ho cominciato a capire la via da imboccare: smettere di sperare in un’impossibile guarigione e accettare il buio come condizione obbligata su cui costruire la mia seconda vita. La paura ha cominciato ad affievolirsi e il desiderio di rinascita a prendere lentamente forma nel nero delle mie giornate. Un mutamento misterioso, quasi sottotraccia, accompagnato da piccoli stratagemmi diventati esercizi di tenacia quotidiana. Un mutamento che ha avuto bisogno di un grande impegno personale, ma anche di un ambiente inclusivo, competente e motivante».

Mauro Marcantoni, Vivere al buio. La cecità spiegata ai vedenti, presentazione di Tommaso Daniele, Spini di Gardolo (Trento), Erickson, 2014, 120 pagine, 14 euro.
Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@erickson.it.

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