Uno scivolo costa meno di un’ernia al disco

«Possibile che il Ministero della Difesa – scrive Rosa Mauro – non riesca a trovare i soldi per un semplice scivolo in una Stazione dei Carabinieri situata in un grande quartiere periferico di Roma?». Una storia di ordinaria inaccessibilità, alla quale gli stessi responsabili della caserma coinvolta chiedono di dare visibilità, sperando che anche questo possa finalmente servire a risolvere il problema

Disegno di Dino Aloi per «DM», giornale della UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare)

Disegno di Dino Aloi, realizzato in esclusiva per «DM», giornale della UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare). Per gentile concessione

Spesso, sul sociale, si sentono spendere belle parole e altrettanto bei proponimenti, e io stessa, a volte, sentendo certi discorsi penso: accidenti, come siamo andati avanti! Peccato, però, che si debba poi vivere nel quotidiano, dove ci si accorge che la metà di quelle parole non regge al confronto della realtà… Non si tratta per altro di novità, e tuttavia sono dell’idea che certe situazioni si debba sempre continuare a denunciarle, senza stancarsi mai e senza rassegnarsi all’idea che le cose non possano cambiare.

Qualche tempo fa mi è capitato di parlare del problema di un sollevatore, richiesto e mai concesso alla piscina di Via Bravetta a Roma, oggi, sempre in riferimento alla Capitale e con il beneplacito dei “co-protagonisti” insieme a me della vicenda, vorrei parlare di un altro caso di ordinaria inciviltà. Se poi il termine inciviltà è troppo forte, se ne possono usare altri, come ignavia o indifferenza, senza che però il risultato cambi.
La storia, come detto, mi coinvolge personalmente, anche se l’idea di denunciarla non è stata mia. È stato infatti proprio un Maresciallo dei Carabinieri che mi ha invitato caldamente a dar visibilità al problema, visto che l’Arma stessa, a quanto pare, prova inutilmente a farlo risolvere ormai da anni.
Ulteriore premessa: un quartiere periferico di Roma grande quanto Montespaccato può essere considerato quasi come un piccolo paese e in esso i Carabinieri sono l’unico presidio della legalità, visto che la Polizia è nel quartiere confinante.

Qualche giorno fa, dunque, mi sono messa in cammino per andare alla Stazione dell’Arma, dove dovevo fare una denuncia, insieme a mia madre e a un accompagnatore. Una volta in macchina, però, mia madre, poco prima di partire, mi ha domandato: «Ma sei sicura che non ci siano barriere?». L’ultima volta che ero andata alla caserma era stato per una testimonianza, anni fa, quando ancora camminavo con relativa facilità. Ho guardato mia madre, ho guardato la mia “fida compagna” – la sedia a rotelle, senza la quale non muovo un passo – e ho dovuto ammettere che non lo ricordavo. Poi, però, ho aggiunto spavalda: «Ma ti pare che i Carabinieri non abbiano lo scivolo?».
Se fossimo in un film, qui ci vorrebbe un bel fotogramma della faccia che ho fatto quando – arrivata in caserma – mia madre mi ha comunicato che c’erano tre gradini e nemmeno l’ombra di uno scivolo, di un montascale, di una soluzione qualsiasi per arrivare su, insomma.
Incredula, le ho detto di andare a chiedere su, magari lo scivolo era posizionato lateralmente o c’era una entrata laterale… E invece non c’era nulla di tutto ciò, ma solo quei maledetti gradini a ostacolare l’unico accesso!
Fatto sta che io dovevo proprio entrare e quindi alla fine hanno dovuto caricarmi e portarmi su a braccia, e naturalmente la prima cosa che ho chiesto è stato come fosse possibile che un luogo di pubblica utilità potesse impunemente violare le leggi sull’accessibilità. Mi hanno risposto che più volte avevano richiesto uno scivolo, senza però mai ottenerlo… Anzi – come ho detto all’inizio -, mi è stato espressamente “commissionato” di scrivere sull’accaduto e di mandare loro una copia del mioo testo…

La domanda sorge spontanea: il Ministero della Difesa, da cui i Carabinieri dipendono, ha speso or ora fior di milioni di euro per dei cacciabombardieri di cui nessuno sentiva francamente il bisogno… Possibile che i soldi per uno scivolo non se li ritrovi?
Mi piacerebbe anche sottolineare che uno scivolo costa meno di un’ernia al disco di chi mi ha sollevata – anche se io non sono una taglia forte, ma nemmeno un “peso piuma” – o della causa legale che farei se per caso, durante il sollevamento, mi procurassi un qualche danno…
Insomma, senza scomodare la solidarietà e il rispetto – parole vuote per i Ministeri impegnati a tagliare i costi, ma solo partendo “dal basso” e mai “dall’alto” – è anche una questione di furbizia, signori miei. E siccome dalle mie parti chi riprende le barriere architettoniche non passa mai, nemmeno quando chiamato, voglio farmi carico io di ricordare al Ministero che le Stazioni dei Carabinieri hanno non solo il diritto, ma il dovere di essere accessibili.

“Esultiamo” pure per la prima disabile al Grande Fratello – pur ricordando che non è la prima, se, come mi sembra, qualche anno fa c’era stata già una persona con disabilità visiva – poi però passiamo oltre e pensiamo almeno alle basi di una fruibilità accessibile a tutti. Nel caso specifico, tutte le strutture come una caserma dei Carabinieri devono essere dotate di quanto necessario e a maggior ragione se da anni la caserma in questione – situata in un quartiere periferico e quindi “poco visibile” – lo richiede.
Perché dopo un film come La grande bellezza, che non a caso si limita a proporre i paesaggi del centro di Roma, non ne giriamo uno dedicato alla Capitale “bella e inaccessibile”, per poi impegnarci a cambiarlo, un po’ per volta? Potremmo cominciare proprio da uno scivolo nella Stazione dei Carabinieri di Piazza Reina a Montespaccato…

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