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Canti di lavoro e d’amore precario

Disegno del gruppo dei Disabilié!Stefano Onnis (voce, chitarra, testi e musiche), Alessandro Sermoneta (seconda voce e coro), Debora Sanguinato e Luisiana Tremiterra (coro e percussioni), Letizia Alessandrini (coro), Giggio Alivernini (sax), Matteo Avallone (pianoforte), Emanuele Musco e Andrea Parroni (percussioni) e Adriano Cardarelli (batteria): sono i Disabilié!, gruppo musicale nato da un progetto della ONLUS romana Come un Albero, composto da operatori e utenti con disabilità intellettiva del SAISH (Servizio per l’Autonomia e l’Integrazione Sociale della Persona Disabile) del Comune di Roma.
«Non un laboratorio – ne è stato scritto -, né un setting di musicoterapia, ma un vero e proprio gruppo che si incontra una volta alla settimana nella sala prove di una scuola di musica, a Roma, nel Secondo Municipio. Disabilié! nasce infatti come esigenza di superare le uniche possibilità offerte dal Servizio in cui o l’utente si ritrova da solo con l’operatore a dover decidere ogni volta dove passare il pomeriggio, oppure deve partecipare, ma solo assieme ad altri disabili, alle attività di un Centro Diurno, che in questo modo risultano essere ghettizzanti».

Un’esperienza, quindi, quanto mai apprezzabile, rispetto alla quale ben volentieri segnaliamo il concerto in programma sabato 29 marzo al Teatro del Lido di Ostia (ore 21), nei pressi di Roma, all’interno della Rassegna Arte Oltre/Art Beyond.
Per l’occasione i Disabiliè! vi eseguiranno per la prima volta tutti i Canti di lavoro e d’amore precario, canzoni che tra il serio e il faceto affrontano il tema della precarietà nel lavoro e conseguentemente nei sentimenti.
A scrivere testi e musica, come detto inizialmente, è stato Stefano Onnis, promotore dell’intero progetto, che spiega come «la scelta sia quella di cantare la precaria condizione lavorativa (molto presente tra gli operatori del sociale), assieme a chi è costretto a subire una condizione precaria di tipo esistenziale, non tanto per la sua disabilità, ma per come questa viene socialmente considerata: infatti, tanto in àmbito lavorativo quanto in quello affettivo, per le persone con disabilità intellettive sembra non esserci altro bisogno che quello di occupare il loro tempo con attività solo ludiche e niente più. “Vite non degne di essere vissute”, o “mera nuda vita”, insomma. E qui il significato del nome scelto per il gruppo – “disabilié!” – assume un contorno meno ironico e scanzonato di come vuole apparire». (S.B.)

Ringraziamo Stefania Dondero per la segnalazione.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: esse.onnis@gmail.com.