Vogliamo raccogliere ciò che con fatica abbiamo seminato

Una lettera aperta al Governo scritta dal Segretario del Comitato 16 Novembre, organizzazione da alcuni anni sempre in prima linea per la difesa dei diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Tre le richieste poste al nuovo Esecutivo, in direzione, scrive Salvatore Usala, «di un modello di welfare caratterizzato da un potenziamento della domiciliarità indiretta e da una piena libertà di scelta delle persone»

Protesta del Comitato 16 Novembre

Una manifestazione di protesta del Comitato 16 Novembre (Associazione Malati SLA e Malattie Altamente Invalidanti). Al centro è Raffaele Pennacchio, scomparso qualche mese fa a Roma. A destra Salvatore Usala, segretario del Comitato

Nella crisi non c’è ricetta più sbagliata che tagliare le risorse destinate al welfare, sia che si parli di sanità, sia che si parli di assistenza sociale che sia. Le politiche di austerity, infatti, non solo rischiano di negare diritti sociali costituzionalmente garantiti, ma producono anche un avvitamento recessivo dell’economia, determinando un ulteriore aumento di disuguaglianze, disoccupazione e povertà.
Nella crisi – soprattutto nella crisi -, si deve investire nel welfare, perché significa investire in un futuro socialmente più giusto, in una redistribuzione di reddito e di benessere, in un sistema di prestazioni che rispondono adeguatamente ai bisogni, vecchi e nuovi, della cittadinanza. E investire nel welfare significa anche rilanciare l’economia, perché si crea buona occupazione, che si traduce sempre in un buon servizio offerto.

È per queste ragioni che il Comitato 16 Novembre (Associazione Malati SLA e Malattie Altamente Invalidanti) è nato, per difendere i diritti di decine di migliaia di disabili gravi e gravissimi, che rischiano di essere lasciati soli, abbandonati al loro destino, mentre con troppa facilità la politica decide di regalare miliardi alle banche o di acquistare inutili e costosi cacciabombardieri F35.
Da anni scendiamo in piazza e urliamo ai palazzi del potere che con la nostra vita non si scherza. Abbiamo deciso di farlo con forme di lotta estreme, perché la nostra condizione esistenziale è estrema. Abbiamo perso durante una di queste lotte il nostro amico e combattente Raffaele Pennacchio, morto dopo due giorni di presidio, morto da eroe.
Abbiamo ottenuto dei risultati importanti, ma sicuramente non sufficienti a sostenere quel modello di welfare che tutti noi desideriamo, caratterizzato da un potenziamento della domiciliarità indiretta e da una piena libertà di scelta delle persone.
Alla fine dello scorso anno, dopo una serie di presìdi sotto il Ministero dell’Economia e un’accesa trattativa con la Commissione Bilancio del Senato, abbiamo registrato il nostro ultimo successo: un aumento di 75 milioni di euro per i disabili gravi e gravissimi e l’impegno del Governo ad attivare un Tavolo Interministeriale finalizzato alla definizione di un Piano Nazionale per le Non Autosufficienze. Ora, però, siamo nel 2014 e vogliamo raccogliere ciò che con fatica abbiamo seminato.

Chiediamo pertanto al Governo e alla maggioranza che lo sostiene tre cose, semplici e chiare:
– la convocazione del citato tavolo interministeriale entro il 15 aprile (Ministeri della Salute, delle Politiche Sociali e dell’Economia), allargato a Regioni e Associazioni, per la predisposizione di un Piano Nazionale per le Non Autosufficienze, principalmente finalizzato al potenziamento della domiciliarità indiretta, alla garanzia e all’esigibilità del diritto di scelta tra restare a casa o entrare in RSA [Residenza Sanitaria Assistenziale, N.d.R.], oltreché al riconoscimento del lavoro di cura del caregiver;
– l’immediato sblocco del Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza 2014, con la ripartizione alle Regioni mediante il Decreto di attuazione, rispettando i criteri e gli impegni assunti dal Governo, ovvero la destinazione del 30% più l’aumento di 75 milioni per i disabili gravi e gravissimi;
– che venga rivista urgentemente la riforma dell’ISEE [Indicatore della Situazione Economica Equivalente, N.d.R.], che rischia di penalizzare fortemente le persone con disabilità e i loro familiari. In particolare chiediamo che non vengano considerate nel calcolo reddituale anche tutte le prestazioni monetarie erogate dallo Stato o da Enti Pubblici con finalità assistenziale, anche se esenti da tassazione. Se infatti la riforma venisse applicata così com’è, essa ridurrebbe la platea dei beneficiari delle prestazioni sociali e quelle persone che ad oggi beneficiano di prestazioni assistenziali (pensioni, indennità e assegni) rischierebbero di non potervi più accedere perché paradossalmente il reddito computato risulterebbe più alto proprio a causa delle suddette prestazioni assistenziali.

Segretario del Comitato 16 Novembre ONLUS (Associazione Malati SLA e Malattie Altamente Invalidanti).

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