A quando “l’istruzione solo a chi ne ha bisogno”?

È quanto meno amara l’ironia con cui Maurizio Gaido condisce le sue riflessioni sulla politica, la salute e la disabilità, scrivendo tra l’altro che «la malattia e la disabilità dovrebbero essere tutelate dalla società in quanto tali, a prescindere da qualunque considerazione, e per tutela intendo tutti gli interventi volti al miglior recupero possibile di quella persona e della sua famiglia nel senso della riabilitazione e della vita autonoma»

Viso di uomo con mano sul volto ed espressione di sconfortoQuando il presidente del consiglio Renzi dice: «Le cure solo a chi ne ha effettivamente bisogno», crede forse che attualmente si curino le persone sane? Se invece parla di appropriatezza, efficacia ed efficienza, allora dovrebbe sapere che il nostro Servizio Sanitario Nazionale è tra i primi al mondo in quanto a rapporto costo/risultati.
Sarebbe interessante verificare se lo stesso si potrebbe dire del mondo politico, degli enti locali e delle società partecipate statali, per non dire dei valorosi manager, pagati profumatamente per andarsene, dopo avere letteralmente “disintegrato” le aziende loro affidate, sempre dai politici di cui sopra.
E se invece di continuare con la vergognosa “farsa dei falsi invalidi” provassimo a dare la caccia ai “falsi politici” e ai “falsi manager”?

Pensando poi all’ISEE, l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente, della cui riforma tanto si discute in questi mesi, ritengo sia uno strumento da rifiutare in blocco in quanto la malattia e la disabilità sono condizioni che non dovrebbero in nessun caso essere correlate a fattori economici, personali o della famiglia che siano. La malattia e la disabilità dovrebbero infatti essere tutelate dalla società in quanto tali, a prescindere da qualunque considerazione, e per tutela intendo tutti gli interventi volti al miglior recupero possibile di quella persona e della sua famiglia nel senso della riabilitazione e della vita autonoma.

Ma proviamo anche a “girare la frittata”: i servizi in una nazione civile dovrebbero essere dati prima di tutto a coloro che se li pagano: pensionati, lavoratori dipendenti e tutti coloro che pagano regolarmente le tasse. Per gli altri, poi, che volessero accedere ai servizi, dovrebbe essere fatto un accurato accertamento fiscale, trattandoli di conseguenza.
In poche parole i politici, quelli veri, dovrebbero pensare a mettere in atto meccanismi che incentivassero i comportamenti socialmente utili, produttivi e inclusivi, invece di continuare a parlare a vanvera. Suggerirei loro, ad esempio, di consultare il decalogo di Franco Bomprezzi, pubblicato su queste stesse pagine, che andrebbe benissimo per qualsiasi argomento: basterebbe sostituire alla parola disabilità ciò di cui si volesse parlare.
E a questo punto aspetto che qualcuno dica: «l’istruzione solo a chi ne ha effettivamente bisogno»…

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