Becco di Rame, l’oca che spiega la disabilità ai bambini

La storia (vera) di Ottorino “Becco di Rame”, un’oca maschio cui un ammirevole veterinario ha salvato la vita con un becco di metallo, che è diventata l’idolo dei bambini in ospedale e l’eroe di un libro in cui attraverso la sua vicenda, spiega ai più piccoli la disabilità, la riabilitazione, le terapie, aiutandoli, con il suo esempio, ad affrontare prove difficili. E questa splendida storia è anche il modo migliore per augurare Buona Pasqua a tutti i nostri Lettori

Becco di Rame e Alberto Briganti

Becco di Rame con il veterinario Alberto Briganti

Una volta c’era il brutto anatroccolo, giovane pennuto umiliato per l’aspetto poco piacevole, infine accettato quando rivela la sua natura di splendido cigno. Ma anche le favole si aggiornano. Nel 2014, infatti, il brutto anatroccolo si chiama Becco di Rame, non è un personaggio inventato, ma un’autentica oca maschio di razza Tolosa che scorrazza spensierata in una fattoria sulle colline toscane, mostrando orgogliosa il becco di metallo, una “protesi” che l’ha restituita alla vita dopo un incidente.
Becco di Rame è diventata l’idolo dei bambini in ospedale, eroe di un libro in cui attraverso la sua vicenda sorprendente, spiega ai più piccoli la disabilità, la riabilitazione, le terapie e con il suo esempio li aiuta ad affrontare prove difficili.
Ma siccome stiamo parlando di una “favola”, raccontiamola nel modo classico, anche se tutti i protagonisti sono reali, in carne, ossa e… piume.

C’era una volta Gisella, signora con la passione per la campagna che allevava animali da cortile come fossero animali da compagnia. Anche Ottorino, la sua splendida oca di un anno, era trattata come un cane o un gatto, mai sarebbe finita arrosto sulla tavola delle feste.
Una notte di febbraio, una volpe affamata è piombata nel pollaio seminando il panico. Ottorino ha difeso i suoi amici con un coraggio da leone, mettendo in fuga il nemico. Nessuno è stato sbranato dalla volpe, ma nella lotta Ottorino ha perso la parte superiore del becco e quindi la possibilità di mangiare.
Preoccupata più che mai, Gisella l’ha portata dal veterinario del paese vicino, Alberto Briganti. Un uomo sui generis, famoso per avere salvato sei lupi dell’Appennino e un gatto che si era addormentato nella lavatrice e aveva subìto un lavaggio a 90 gradi, che ha tolto un dente all’elefante di un circo ed è stato ostetrico di un bisonte partoriente.
Nonostante la gravità della lesione, Alberto non si è dato per vinto e ha deciso di tentare un’operazione mai eseguita al mondo: costruire un becco di metallo da applicare all’oca. Sensibile, ingegnoso e audace, ha preso una lastra di rame, l’ha modellata con due fori in corrispondenza del “naso”, ha arricciato i bordi e, dopo cinque ore di intervento chirurgico, Ottorino si è svegliato con un becco luccicante con il quale ha immediatamente tentato di bucare una scatola, segno che aveva accettato la “protesi”, senza alcun fastidio.
Da quel giorno Ottorino è diventato Becco di Rame e la sua favola non è terminata con il classico «…e vissero tutti felici e contenti», ma con «vedete, piccoli miei, questo racconto dimostra come possa essere straordinaria ed emozionante la vita».

Becco di Rame

Un bel primo piano di Ottorino/Becco di Rame

Una storia vera così bella e intensa da sembrare una favola, anzi meglio di una favola. Perché se il vecchio brutto anatroccolo ha dovuto diventare “normale”, anzi bellissimo, per vedersi accolto, Ottorino/Becco di Rame ha fatto della sua “diversità” un punto di forza. Da quella apparente “minorazione” ha saputo infatti ripartire, perfino più forte e sicuro di sé, come dice Gisella che lo vede rincorrere le auto che passano accanto alla fattoria. Ha anche messo su famiglia ed è diventato papà di una covata di allegri anatroccoli.
Mai come oggi, in questo clima generale di degrado, avvertiamo il bisogno di esempi ancorati ai valori veri e alla voglia di vivere. E ben venga se l’esempio arriva da un’oca! Questo deve aver pensato il veterinario Alberto Briganti, che accomuna l’esperienza di Becco di Rame a quella di persone che dopo gravi traumi fisici tirano fuori energie insospettabili.
Sostenitore convinto della necessità di educare le nuove generazioni alla “diversità” e al rispetto degli animali, ha cominciato a far conoscere questa storia ai bimbi ricoverati nell’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze, ora gira le scuole e i nosocomi in tutta Italia.
Becco di Rame lo segue, avvicina i più piccoli, si lascia accarezzare e crea un rapporto di profonda empatia. La storia dell’oca coraggiosa è un valido sostegno alla Pet Therapy [“terapia con gli animali”, N.d.R.], ottimi risultati si riscontrano dal punto di vista psicologico. Briganti ricorda ad esempio la telefonata di una mamma di Arezzo, riconoscente perché il figlio autistico, dopo l’incontro con Becco di Rame, si è dedicato al compito in classe con un interesse e una costanza mai mostrati prima di allora. Sulle pareti della clinica veterinaria di Alberto, a Figline Valdarno (Firenze), si moltiplicano i disegni dei piccoli dedicati a Becco di Rame. Per loro è stata allestita una ludoteca che presto sarà affiancata da un teatrino.
Becco di Rame è diventato anche un libro illustrato per bambini – ma godibilissimo anche dagli adulti -, che narra le sue peripezie a lieto fine, dalla nascita in fattoria alla vita con gli altri animali, dallo scontro con la volpe alla ripresa, quando tutto sembrava perduto. Lo si può acquistare on-line accedendo al sito dedicato e nella Cartolibreria La Scartoffia di Piazza Santo Spirito a Firenze. Tutti gli utili derivanti dalla vendita confluiranno nei progetti della Fondazione Becco di Rame, impegnata a favore dei giovani atleti con disabilità.

Nel frattempo, la nostra oca, pure titolare di una pagina Facebook con oltre mille Mi piace, accarezza sogni di gloria. Con il nome tradotto in Copperbeak, per darsi quel tono internazionale che non guasta, Becco di Rame è stata addirittura proposta come mascotte delle prossime Paralimpiadi 2016 a Rio de Janeiro!

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