Fermati e pensa…

«…che nella nostra società – scrive Salvatore Cimmino – è arrivato il momento di cambiare e di abbattere tutti gli ostacoli e i luoghi comuni di tipo sociale e culturale, adoperandoci per formare persone consapevoli che la diversità è un valore. Fermati e pensa che questa è la strada per iniziare un lungo cammino, che sicuramente gioverà all’uguaglianza fra gli individui»

Uomo di profilo con espressione pensierosaFermati e pensa che la disabilità rappresenta, nella la nostra società, una condizione di svantaggio personale e sociale, dove il pregiudizio e la stigmatizzazione portano le persone con disabilità all’isolamento affettivo e fisico, alla povertà dei rapporti umani, alla difficoltà di integrazione e a scarse opportunità di progettualità in quanto oggetto di rifiuto sociale.
Fermati e pensa che la persona con disabilità è rigettata nella marginalità, privata di ogni diritto e possibilità di agire secondo i suoi desideri, i suoi bisogni e le sue capacità. In questa triste realtà appare palese una concezione assistenziale che rende le persone con disabilità “cittadini di second’ordine”.
Fermati e pensa che la persona con disabilità è qualificata come “assistita”, “improduttiva”, “inutile”, “incapace”: in breve una persona da accudire in ogni singolo aspetto.
Fermati e pensa che i genitori di un bambino con disabilità spesso riversano sul proprio figlio una serie di comportamenti di difesa, per proteggerlo da sentimenti contraddittori che si portano dietro fin dalla sua nascita: rifiuto, paura, solitudine, senso di colpa, comportamenti che influenzeranno in modo determinante la formazione della personalità del figlio, con una tra le più gravi conseguenze, l’impossibilità, cioè, di imparare ad acquisire l’autonomia.
Fermati e pensa che in quasi tutti i genitori di bambini con disabilità vi è una difficoltà di fondo nell’accettare l’invalidità del figlio, vissuta fondamentalmente come una “cattiva sorte”. Alcuni, tra l’altro, si compiangono davanti agli stessi figli, come se questi fossero incapaci di comprendere. Senza dimenticare, poi, l’ambiente che circonda la famiglia e che, molto spesso, non è certo di aiuto per un cambiamento di mentalità. Spesso, infatti, parenti e amici hanno come atteggiamento di fondo il pietismo compassionevole verso la disabilità.
Fermati e pensa che la socializzazione viene frequentemente negata alle persone con disabilità nei luoghi dove vivono quotidianamente: comunità, scuola, lavoro.

Fermati e pensa che nella nostra società è arrivato il momento di cambiare e di abbattere tutti gli ostacoli e i luoghi comuni di tipo sociale e culturale, adoperandoci per formare persone consapevoli che la diversità è un valore. È questa la strada per iniziare un lungo cammino, che sicuramente gioverà all’uguaglianza fra gli individui.

Nuotatore della Canottieri Aniene, amputato della gamba destra, ha portato avanti, in questi anni, un vero e proprio giro del mondo a nuoto, puntualmente seguito anche dal nostro giornale e denominato “A nuoto nei mari del globo”, per dare visibilità al suo progetto “Un mondo senza barriere e senza frontiere”.

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