“Fotografata” la regione del cervello colpita dal Parkinson

È un risultato decisamente promettente, ai fini della diagnosi precoce di malattia di Parkinson – che colpisce circa 220.000 persone nel nostro Paese – quello ottenuto a Pisa, dove un gruppo di ricercatori ha letteralmente “fotografato” la regione profonda del cervello colpita da tale patologia, utilizzando un’avanzata tecnologia

Perona affetta da malattia di Parkinson

Perona affetta da malattia di Parkinson

Un gruppo di ricercatori di Pisa è riuscito a “fotografare” la struttura profonda del cervello colpita dal morbo di Parkinson. Lo studio scientifico è stato pubblicato dalla rivista internazionale «Radiology» ed è stato realizzato utilizzando la Risonanza Magnetica 7 Tesla della Fondazione Imago 7, unico magnete a campo ultra alto per uso sperimentale in Italia [se ne legga già ampiamente nel nostro giornale, N.d.R.], che sta realmente aprendo nuove frontiere nella diagnosi della seconda patologia neurodegenerativa più diffusa al mondo (dopo l’Alzheimer), malattia che colpisce all’incirca il 2% della popolazione sopra i 65 anni e che secondo dati attendibili riguarda 220.000 persone nel nostro Paese.

Lo studio è stato condotto da Mirco Cosottini, ricercatore della Università di Pisa, e promosso dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, con il finanziamento del Ministero della Salute e il cofinanziamento della Regione Toscana.
Trentotto sono state le persone coinvolte, di cui diciassette affette da malattia di Parkinson e ventuno soggetti sani, che rappresentavano il cosiddetto “gruppo di controllo”. L’apparecchiatura utilizzata ha consentito di identificare anomalie della pars compacta della substantia nigra, ovvero della regione del cervello in cui avviene la perdita di cellule che producono la dopamina, neurotrasmettitore associato all’insorgenza del Parkinson. In tal senso, la tecnica adottata si è caratterizzata per un’elevata accuratezza diagnostica nel differenziare i pazienti dai soggetti di controllo, risultato mai ottenuto con apparecchi di risonanza magnetica finora convenzionalmente utilizzati.

«Si tratta di risultati promettenti – spiega Mirco Cosottini – per la diagnosi precoce della malattia. Detto infatti che la diagnosi di malattia di Parkinson resterà su base clinica, la tecnica potrà però offrire un importante supporto. Ora la nostra sperimentazione continuerà, esplorando ulteriormente le potenzialità della Risonanza a 7 Tesla, per la diagnosi di altre malattie neurodegenerative e in particolare della SLA (sclerosi laterale amiotrofica) e dell’Alzheimer». (R.R.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Roberta Rezoalli (r.rezoalli@gmail.com).

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