Quei ricambi venduti a peso d’oro

«Di chi è la colpa – scrive Simone Fanti – del salasso cui è sottoposto il portafoglio delle persone con disabilità, per acquistare i ricambi degli ausili? I negozi specializzati dicono dei produttori e delle tasse. I produttori incolpano i costi di produzione e ingegnerizzazione (le carrozzine vengono prodotte in pochi esemplari e in molte misure, quindi i costi aumentano), e tutti, Stato e privati, pagano allegramente…»

Ombra di uomo in carrozzina su sfondo arancioneRicambi venduti a peso d’oro sono la norma per chi vive con una disabilità. Ruote, pneumatici, batterie, tutori, fasce elastiche comprati al di fuori del circuito dei negozi di ortopedia hanno un prezzo. Costo che, magicamente, triplica, se invece si acquistano nei centri specializzati in ausili.
Qualche esempio: una coppia di ruote anteriori per sedia a rotelle da 3 pollici (76 millimetri circa), acquistata in un centro specializzato, costa tra i 50 e gli 80 euro. Le stesse ruote che, guarda caso, sono utilizzate per i pattini in linea, comprate in un centro commerciale ne costano 20 (un set da quattro ruotine). Due pneumatici pieni antiforo vengono venduti tra gli 80 e i 100 euro, mentre per uno pneumatico con camera d’aria si spendono circa 20 euro… Una gomma da bicicletta, con le stesse misure di quelli montate sulle carrozzine, costa 5-10 euro.
L’elenco potrebbe essere molto più lungo, ma questi due esempi mi permettono un commento rapido e semplice: comprare un ricambio “originale” – si fa per dire – è un salasso.

La sedia a rotelle a seduta fissa, cioè non pieghevole, può essere sostituita, con il contributo dello Stato, una volta ogni sei anni (ovviamente se non si rompe prima, altre sono invece le scadenze se è pieghevole o elettrica). Per una persona attiva, ciò significa cambiare pneumatici usurati o bucati una volta ogni tanto. Un po’ come avviene per le automobili: ogni tanto si fa un tagliando. Ma se all’auto si può forse rinunciare, alla sedia a rotelle, unico mezzo di locomozione per chi non può usare le gambe, no! E 80 euro pesano davvero sul conto economico di chi, ad esempio, vive solo con un’indennità di accompagnamento di poco più di 500 euro al mese).
In anni di spending review, giustamente, è indispensabile non sprecare. Così si riparano con le toppe da bicicletta o la gomma liquida i sedili antidecubito ad aria. Ma ciò modifica la superficie del cuscino e pregiudica l’azione antidecubito.
I cuscini – o sarebbe meglio dire i sistemi di postura – delle carrozzine sono fatti con materiali (o gel o camera d’aria) che non creano piaghe. Ma ogni tanto si bucano e vanno riparati con una certa urgenza. Comprare un cuscino di riserva, a proprie spese, sarebbe consigliabile, ma arriva a costare fino a 500 euro (con sistemi innovativi anche di più).

«Tanto li passa l’ASL», mi sono sentito dire. A parte che il Servizio Sanitario Nazionale non passa tutto, ma perché lo Stato, che alla fin fine siamo noi contribuenti, deve strapagare i pezzi di ricambio? Se volessi imitare Crozza/Razzi, mi verrebbe da fare una battuta: «Fatti le ruotine tue… fatti gli ausili tuoi… e pum pum. Fai la grana».
Di chi è colpa dunque? I negozi specializzati dicono dei produttori e delle tasse. I produttori incolpano i costi di produzione e ingegnerizzazione (le carrozzine vengono prodotte in pochi esemplari e in molte misure, quindi i costi aumentano), e tutti, Stato e privati, pagano allegramente…

Il presente testo è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it» (con il titolo “Ricambi: OK il prezzo NON è giusto”). Viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Stampa questo articolo