Ecco finalmente la verità sui cosiddetti “falsi invalidi”!

Risparmi a dir poco scarsi e, di contro, dilatazione dei tempi necessari al riconoscimento delle prestazioni per i veri invalidi: ecco i veri risultati delle “cacce” di questi anni ai cosiddetti “falsi invalidi”, fenomeno “sparato” dall’INPS come eclatante e in tal modo ripreso e amplificato da tanti organi d’informazione e da altrettanti Parlamentari. «È quasi superfluo invocare il diritto di rettifica», dichiara il Presidente della FISH

Tanti pinocchietti

Quanti “veri pinocchi”, in questi anni, sul tema dei cosiddetti “falsi invalidi”, a partire dall’INPS, da tanti organi di informazione e da altrettanti Parlamentari!

Negli ultimi anni – come denunciato puntualmente su queste pagine (basti scorrere l’elenco parziale di testi qui a fianco riportato) – giornali e TV sono stati permeati da “notizie” ad effetto sul fenomeno e sulla consistenza numerica dei cosiddetti “falsi invalidi”, sapientemente alimentate da “dati” ufficiali, da episodi eclatanti (“cieco che guida”, “zoppo che balla”, “sordo che suona”) e da una certa dose di malafede.
Un invalido su quattro è falso, Il 23% degli invalidi è falso: sono solo due tra i tanti, tantissimi titoli sparati dopo le dichiarazioni del già presidente dell’INPS Antonio Mastrapasqua e supinamente riprese da molti articolisti, oltreché da numerosi Parlamentari (tanto da finire agli Atti di Camera e Senato), contribuendo allo stigma e al pregiudizio nei confronti delle persone con disabilità.
Dal 2009 al 2013, poi, vi è stata un’imponente campagna di controlli che ha interessato oltre 850.000 persone titolari di pensione o indennità di accompagnamento, circa un terzo, quindi, di tutti gli interessati.
Era perciò giunto il momento di sapere – al di là delle dichiarazioni ufficiose e artefatte – come fossero effettivamente andati quei controlli, invocati da più parti come “ineludibili”, e quale reale beneficio ne avessero tratto l’Erario e i Cittadini.

Lo ha chiesto con un’Interrogazione a risposta scritta Donata Lenzi, capogruppo del Partito Democratico alla Commissione Affari Sociali della Camera e la risposta è arrivata il 29 maggio scorso dal Sottosegretario al Lavoro e alle Politiche Sociali Franca Biondelli la quale ha riportato i dati forniti dall’INPS che su taluni aspetti sono volutamente lacunosi.
Si è parlato cioè di 854.192 verifiche straordinarie effettuate dall’INPS, con la revoca – per mancata conferma dei requisiti sanitari o per assenza alla visita medico legale – di 67.225 provvidenze. Il che, per incominciare, corrisponderebbe al 7,9% delle verifiche e non, quindi, per restare ai titoli sopracitati, al 23% o a un invalido su quattro.
Ma quello stesso dato relativo alle revoche, secondo uno studio della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), sarebbe «gonfiato ad arte». «Vedendo infatti diminuire l’efficacia dei suoi controlli – si legge appunto in una nota della Federazione -, nel 2011 (Messaggio n. 6763 del 16 marzo 2011) l’INPS stabilì di includere nel Piano Straordinario di Verifica tutte le persone per le quali era già stata prevista una revisione dell’invalidità. Ad esempio, a molti malati oncologici cui era stata riconosciuta l’indennità di accompagnamento per il periodo in cui seguivano cicli di chemioterapia o nella fase di maggiore acuzie, riservandosi la possibilità di rivedere successivamente l’invalidità e di revocare, per via ordinaria, l’indennità di accompagnamento stessa. Insomma, non erano “falsi invalidi” e ricevevano normalmente un sussidio nella fase di maggiore necessità».
«Quella scelta dell’INPS – prosegue la FISH – offrì dunque all’Istituto un bacino di potenziali persone da controllare i cui contorni erano ben definiti e sui quali erano più probabili le revoche delle provvidenze economiche che comunque sarebbero in ogni caso avvenute. In questo modo, però, esse sarebbero state attribuibili all’azione dell’INPS e non alla normale e routinaria attività delle ASL».
Quel disegno, viene sottolineato dalla Federazione, è stato ora «smascherato dalla stessa risposta all’Interrogazione del sottosegretario Biondelli: le revoche di provvidenze ai malati oncologici, infatti, sono passate dal 3% del 2009 al 33% del 2012! Quel 7,9% di revoche complessive, dunque, è pertanto al lordo di quanto sarebbe comunque avvenuto per via ordinaria».

Particolarmente interessanti sono anche le riflessioni della FISH su quanto avrebbe realmente ricavato l’INPS da questa gigantesca operazione di controllo. «Lo dice la risposta all’Interrogazione: 352,7 milioni di euro. Lordi, molto lordi! Infatti, per affrontare questa straordinaria mole di lavoro, l’Istituto è dovuto ricorrere anche a medici esterni, con una spesa dichiarata (dal 2009 al 2012) di 101,2 milioni di euro. Il risparmio diventa quindi di 251,5 milioni, ancora lordi, ma che rappresentano esattamente un risparmio dell’1,51% della spesa annua per le provvidenze agli invalidi civili (16,6 miliardi secondo il Bilancio Sociale dell’INPS, un miliardo e mezzo in meno secondo la Corte dei Conti). Da questo “bottino”, vanno poi detratte le spese per il personale interno (che l’INPS non dichiara): altri medici, dirigenti, softwaristi, impiegati amministrativi, spese di struttura, spese di spedizione di 850.000 comunicazioni. Stima prudenziale: altri 70 milioni. Il risparmio scende dunque a 181,5 milioni».
Ma non è finita. «Come correttamente ricorda la risposta in Commissione Affari Sociali della Camer – prosegue infatti la FISH -, il risparmio va inteso al lordo del contenzioso. Tradotto: chi si vede revocare la pensione o l’indennità fa ricorso. Nel 45% dei casi l’INPS soccombe in giudizio ed è obbligato a restituire, con gli interessi, il “maltolto” pagandoci pure le spese legali. Pertanto, molto prudenzialmente è da ritenere che l’INPS (che oltretutto si serve in larga misura di legali esterni, come lamenta la Corte dei Conti) perda in questa operazione almeno altri 70 milioni. Il risparmio scende perciò a 111,5 milioni e questa cifra rappresenta appena lo 0,67% della spesa annuale per pensioni e indennità. Per completezza, l’intera spesa del 2012 per pensioni e indennità è pari all’1,1% del Prodotto Interno Lordo (PIL), una delle percentuali più basse d’Europa (sono dietro di noi solo Malta, Cipro e la Grecia)».
«A fronte di questi numeri fallimentari – conclude la nota -, ci sono i disagi patiti dalle persone invalide, spesso convocate a visita nonostante condizioni di salute gravissime, nonché la conseguente dilatazione dei tempi medi necessari per il riconoscimento delle prestazioni. In tal senso, la Corte dei Conti segnala, nel suo più recente controllo ispettivo, che gli invalidi attendono mediamente 299 giorni dalla data della domanda, i ciechi 338 e peggio ancora va ai sordi (399)».

«Ci auguriamo – è il duro commento di Vincenzo Falabella, presidente della FISH – che gli organi di informazione ci aiutino a smantellare quello che appare in tutta evidenza un odioso pregiudizio, alimentato per anni. È quasi superfluo invocare il diritto di rettifica. Al Parlamento, invece, caldeggiamo una riflessione profonda: la Legge di stabilità per il 2013 (Legge 228/12) aveva previsto ulteriori 450.000 controlli da effettuarsi entro il 2015. Si fermi questo sperpero e si approfitti per ripensare in modo efficace e inclusivo a nuovi criteri di accertamento della disabilità». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@fishonlus.it.

Stampa questo articolo