Tante buone ragioni per indignarsi

«Il vero insulto – scrive Rosa Mauro, dopo le parole fuori luogo (con successive scuse), usate nei giorni scorsi dal senatore Mineo, per apostrofare il presidente del Consiglio Renzi (“bambino autistico”) – è tagliare le assistenze, ridurre gli insegnanti di sostegno, sottrarre risorse alla non autosufficienza e non fornire un contributo permanente per il “dopo di noi” e per la Vita Indipendente. Tutto questo, e non una frase buttata lì!»

Mauro Spitaleri, "Indignazione"

Mauro Spitaleri, “Indignazione”

E così siamo di nuovo sulla cresta dell’onda! Grazie infatti alla battuta di Mineo, che ha suscitato indignazione in tanti ambienti, siamo di nuovo sulla bocca di tutti… [Il riferimento è a quanto dichiarato dal senatore Mineo, che aveva paragonato il presidente del Consiglio Renzi «a un bambino autistico», scusandosi successivamente anche con le famiglie di bimbi con disabilità, N.d.R.]. E finalmente anche su quella di Renzi, che per mesi sui disabili ha parlato poco o nulla.
Mi si perdonerà se non esulto troppo alla notizia, sopratutto perché credo che a suscitare vera indignazione dovrebbero essere tante altre cose. Questa infatti, rispetto ad altri abusi che avvengono regolarmente nei confronti nostri e dei nostri figli, è appena una “toccatina”, qualcosa di dimenticabile, almeno per me, in breve tempo.
Mi preoccupa che Renzi si indigni per questo, ma che proponga lo stesso i voucher, ovvero quei buoni universali che sottraggono ai disabili e alle loro famiglie la possibilità di farsi curare da chi vogliono e da chi sa rispettare la loro dignità e umanità [il riferimento è ai «voucher universali per i servizi alla persona e alla famiglia», contenuti nelle “Linee Guida per una riforma del Terzo Settore”, lanciate appunto dal Governo Renzi, N.d.R.].
A questo punto vien da chiedersi: ma se Renzi ha questa grande sensibilità nei confronti delle persone con autismo, perché non le rispetta come individui in grado di comprendere chi può assicurare loro cura e rispetto? Perché, se gli piange il cuore all’idea di noi genitori di autistici, non invita il Senato a fare approvare la Proposta di Legge sull’autismo e non ci permette di passare dall’assistenza diretta a quella indiretta? Perché non lascia che noi, con una somma congrua, forniamo ai nostri figli il giusto sostegno? Queste cose non ci fanno indignare di più di una frase?

Cari i miei “indignati dell’ultima ora”, non bastano quattro paroline a risolvere il dramma di centinaia di famiglie e, soprattutto, credete davvero che piangere su questo dramma, invece di risolverlo, sia la strada giusta?
Leggo di genitori che diventano “insegnanti di sostegno” dei loro figli: sappiate che questa proprio non è la strada giusta, non siamo noi a dover coprire le carenze della società, i nostri figli sono membri di un tessuto sociale e come tali hanno diritto a una scuola e a un lavoro adeguati alle loro esigenze, né siamo noi genitori a doverglieli fornire. Siamo però noi a dover scegliere – insieme a voi – il modo migliore, perché sì, siamo noi che, insieme agli specialisti e agli operatori, ci occupiamo del problema. Non possono certo essere burocrati occupati a vagliare l’offerta più economica, a decidere cosa e come dare alle persone autistiche, così come agli altri disabili, relazionali o fisici. Il vero insulto è tagliare le assistenze, ridurre gli insegnanti di sostegno, sottraendo fondi alle scuole, tagliare le risorse per la non autosufficienza e non fornire un contributo permanente per il “dopo di noi” e per la Vita Indipendente. Tutto questo, e non una frase buttata lì!
Signori benpensanti, cui una frase del genere dispiace così tanto, dispiacetevi altrettanto per un tetraplegico costretto a farsi pulire il culo – e mi si scusi il francesismo – da operatori sempre diversi. Dispiacetevi per gli operatori, perché non cambierebbero così tanto se avessero la giusta motivazione e un’adeguata preparazione e indennità economica. Invece non possono nemmeno permettersi di ammalarsi, sono sovraccarichi e spesso costretti a pagarsi i corsi di perfezionamento da soli.

Caro Renzi, sono stata sorpresa di sapere che nella tua segreteria c’è il padre di un autistico, perché tu di noi, dei disabili, parli poco o nulla, come ho accennato sopra. E mi ero fatta addirittura l’opinione che tu e il tuo entourage aveste un’idea di noi simile a quella dell’“italiano medio” che guarda, al telegiornale, il cosiddetto “falso invalido” sbattuto in prima pagina.
Sono contenta che non sia così, o meglio lo spero, ma invito il tuo collega genitore a passare più tempo con te e i tuoi figli, perché non c’è un altro modo per conoscere l’autismo.

Un’ultima osservazione, forse cattiva, me ne rendo conto, ma che subito mi è venuta alla mente: se invece di autistico, il senatore Mineo avesse detto “schizofrenico” o “psicotico”, l’indignazione sarebbe stata dello stesso tipo? Voglio dire, tu, Renzi, e anche gli altri indignati, avreste pensato al dramma delle famiglie di persone schizofreniche e dei malati stessi o vi sareste indignati per… altro?
E questa è una domanda che pongo anche a te, Nicoletti. Nella “tua” Legge, tu che hai mezzi e visibilità, citi solo gli autistici. Peccato, però, che esistano anche tutti gli altri malati relazionali, e anche i pluridisabili, come mio figlio, per i quali la diagnosi non è e non sarà mai così chiara. Per loro, secondo te, non c’è diritto a una scuola giusta, a sostegni adeguati, a un canale di lavoro dignitoso? [Il riferimento è alla recente Proposta di Legge della Regione Lazio sull’autismo, per la quale si è battuto in particolare il giornalista Gianluca Nicoletti, padre di un ragazzo con autismo, dopo aver dato vita anche a “Insettopia”, comunità virtuale che, com’è stata presentata, «“sogna”, immagina e progetta una città ideale per le persone autistiche e le loro famiglie», N.d.R.].
Migliora, caro Nicoletti, quella “tua” Legge, facendovi rientrare anche gli altri malati, quelli che da tempo aspettano dignità e rispetto, e che spesso dalla scuola – ancora e più degli autistici – vengono discriminati e umiliati, loro e le loro famiglie.
Chiedi che nelle scuole i professori non abbiano il potere di fare o di lasciar fare battute contro un ragazzo con problemi psichici, combatti anche per loro. Fa sì che un ragazzo cui viene messo un votaccio, dopo che ha coraggiosamente svelato il suo disagio e la sua sofferenza, non si senta solo. Apri la tua comunità “Insettopia” anche a questi altri figli, e genitori, che lottano spesso, anzi praticamente sempre, invisibili a tutti. E fallo anche se loro probabilmente il tempo di scrivere non ce l’hanno, perché magari partono alle cinque del mattino per fare le pulizie…
E tu, Renzi, ti prego, indìgnati anche per questo e fa sì che diventi la tua priorità, altrimenti le parole, anche le migliori, non servono a niente e resteranno nella polvere, come quella Legge, come molte Leggi che già esistono, ma invano.

Stampa questo articolo