Che gran “bricolage giuridico”! (A spese dei disabili)

«Quel dissuasore non si può mettere, perché lede il diritto alla fermata di tutti gli automobilisti»: «evidentemente quest’ultimo – commenta Marco Piazza – è più importante di quello del parcheggio riservato a una persona con disabilità!». La triste storia di un dissuasore di parcheggio installato a Roma qualche tempo fa, su iniziativa del giornalista Gianluca Nicoletti, e ora rimosso, dopo un “illuminante” Parere Ministeriale

Roma, 19 giugno 2014, rimozione del dissuasore "Tommy"

La rimozione del dissuasore “Tommy”

Paese complicato, il nostro. Che diventa impossibile per una persona disabile con la “pretesa” di spostarsi in automobile e di parcheggiare sotto casa, nel posto a lui riservato. Con un’ulteriore aggravante dovuta al fatto di vivere a Roma, nel regno degli ingorghi, dei “furbetti”. E dei Ministeri.
Ben lo dimostra la prematura scomparsa di Tommy, il dissuasore di parcheggio inventato dal giornalista e scrittore Gianluca Nicoletti, che lo aveva lanciato poco meno di un mese fa, con tanto di cerimonia inaugurale alla presenza dell’ACI e del Comandante dei Vigili Urbani, e gli aveva dato il nome del figlio con autismo.
Ebbene, dopo un “illuminante” Parere del Ministero dei Trasporti, che ha bocciato Tommy e qualsiasi attrezzo che ostacoli la fermata di automobili (con o senza contrassegno), il dissuasore – una sorta di cancelletto di ferro, piazzato al centro dello spazio di sosta, che se alzato impedisce all’automobile di parcheggiare – è stato rimosso da Via Gulli, nel trafficato quartiere romano di Prati, dove Nicoletti abita e dove il figlio Tommy avrebbe il suo posto riservato.
Per Nicoletti è una sconfitta: «È una battaglia culturale al momento persa e mi dispiace. Altri Comuni avevano già chiesto di entrare a far parte del progetto, tantissimi disabili avevano scritto, parlando della loro quotidiana frustrazione di dover reclamare un sacrosanto diritto».

E vediamo, allora, questo “illuminante” Parere Ministeriale, questa “perla” in puro burocratese: «Trattandosi di aree destinate alla riserva di sosta – scrive il Ministero – non sembrerebbe preclusa la possibilità, qualora non fossero occupate dal titolare, di essere utilizzate per una semplice manovra di fermata».
Tradotto significa che in un’area riservata all’automobile di una persona disabile un automobilista “abile” ha il divieto di sostare, ma il permesso di fermarsi. «Chiunque può metterci la macchina – commenta Nicoletti -, basta che dica che si è solo fermato un momento. Un disabile non potrà più protestare, non gli resterà che aspettare che la fermata abbia termine».
Ma il Parere non finisce qui. Dal sito di «Quattroruote», infatti, apprendiamo anche le altre due motivazioni: oltre a precludere il diritto alla fermata, il dispositivo adottato, secondo il Dicastero, potrebbe «rendere ancora meno agevole l’utilizzo dello stallo da parte del disabile, perché si aggiungerebbero a suo carico ulteriori manovre che ovviamente sarebbero eseguite da una persona già in stato di difficoltà». Infine, come terza motivazione, il Ministero afferma che «il dissuasore, oltre che costituire un ostacolo, va oltre lo spirito della norma e potrebbe far prospettare una vera e propria occupazione di suolo pubblico non autorizzata [grassetti nostri, nelle citazioni tratte dal Parere Ministeriale, N.d.R.].

Critico il comandante dei Vigili Urbani del gruppo di Roma Centro, Massimo Ancilotti. Era stato proprio lui, ci racconta, a chiedere il Parere del Ministero, dopo avere partecipato all’inaugurazione di Tommy e dopo avere ricevuto (qualche giorno prima) la visita di una signora con disabilità, disperata perché il suo posto era sempre occupato abusivamente. «Negare la possibilità di utilizzo di dissuasori di sosta negli spazi personalizzati – commenta il comandante – proprio perché quegli spazi potrebbero essere utilizzati da altri soggetti per operazioni di fermata, è formalmente corretto, ma sostanzialmente inaccettabile. Qui si discute solo di uno stallo di sosta personalizzato e di un’eventuale struttura diretta a garantirne il rispetto, tutto questo non ha niente a che vedere con l’istituto dell’occupazione di suolo pubblico e solo con un discreto, ma insufficiente, sforzo di fantasia e “bricolage giuridico” potrebbe esservi confuso».
E dire che nelle intenzioni di Nicoletti il dissuasore aveva più che altro uno scopo di sensibilizzazione. «Doveva servire – scrive il giornalista stesso nel suo blog – a richiamare l’attenzione dei “distratti”, che tranquillamente occupano gli stalli nominali assegnati ai disabili, per superficialità, per incuria, perché nessuno ha mai spiegato loro con sufficiente chiarezza e convincimento quale sia il diritto di un disabile ad avere delle facilitazioni che compensino i suoi problemi a muoversi per le città, come fa qualsiasi altra persona».

E mentre il giornalista faceva sensibilizzazione, era pronto un progetto più tecnologico e meno artigianale, potenzialmente in grado di risolvere il problema, una volta per tutte.
Si chiama Abil Park, è stato ideato dall’ACI nel 2007, anno in cui fu presentato all’allora sindaco di Roma Walter Veltroni, che aveva approvato e lodato l’iniziativa. Poi però Veltroni era andato a fare il segretario del Partito Democratico e Abil Park era rimasto chiuso in un cassetto. Fino al mese scorso, quando l’ingegner Riccardo Colicchia, direttore generale di ACI Consult, vista l’iniziativa di Nicoletti, non lo ha tirato fuori e lo ha modernizzato insieme a una società svizzera specializzata.
«Nel nostro progetto – spiega Colicchia – non ci sono dissuasori. Funziona con una palina elettronica, collegata al contrassegno della macchina cui il posto è riservato. Se un auto senza contrassegno parcheggia abusivamente, la palina comincia a lampeggiare con una luce rossa. Poi da un piccolo altoparlante esce una voce che avvisa l’automobilista che ha appena parcheggiato in un posto riservato. E nel caso costui faccia finta di niente, si mette in contatto con il più vicino Comando dei Vigili Urbani”.
Se la palina non occupa il parcheggio, quella dell’ACI sembra la soluzione perfetta, a prova di qualsiasi Parere Ministeriale. «In teoria è così – chiarisce Colicchia -, ma nella pratica questa soluzione ha costi piuttosto alti, perché occorre portare la corrente elettrica vicino ad ogni posto riservato, con tanto di scavi sul marciapiede e nelle strade. Un dissuasore Tommy, invece, costa solo 250 euro e se installato su larga scala il prezzo si abbasserebbe sicuramente».

Riepilogando, il dissuasore non si può mettere perché lede il diritto alla fermata di tutti gli automobilisti – che evidentemente è più importante di quello al posto riservato per una persona disabile -, mentre la palina elettrica si può fare ma costa troppo.
«Pazienza – è l’amaro commento di Nicoletti -, torneremo a discutere con tanti bravi signori e signore che ci diranno che “avevano fretta”, che “avevano da fare”, che “si erano fermati solo un momento”, che alla fine, forse, “sarebbe meglio che il disabile se ne stesse a casa”. Non potremo nemmeno protestare, possono farlo tranquillamente, il Ministero ha dato loro ragione!».

Testo apparso anche in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it» (con il titolo “Il ministero: sì agli abusivi (e no ai disabili)”). Viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Stampa questo articolo