Docenti ciechi penalizzati dal Registro Digitale

È certamente necessario modernizzare le procedure nella scuola, con innovazioni come il Registro Digitale, introdotto ormai da qualche tempo. Bisogna farlo però – come prescrive anche la legge – senza mai dimenticare che la tecnologia non deve portare a discriminazioni. E invece, a quanto pare, proprio il Registro Digitale sta creando non pochi problemi ai docenti con disabilità visiva, come denuncia l’ADV (Associazione Disabili Visivi)

Visualizzazione grafica che rappresenta il Registro Digitale

Il Registro Digitale sta creando non pochi problemi agli insegnanti con disabilità visiva

Da qualche anno è stato introdotto dal Ministero per l’Istruzione il cosiddetto “Registro Digitale”. Ma come funziona? L’istituto scolastico, tramite il proprio sito web, permette ai docenti di accedere all’apposita piattaforma online per l’inserimento di tutti i dati che normalmente si redigono sui registri di classe e personali.
Si tratta certamente di uno strumento innovativo a disposizione del corpo docente e dei genitori degli studenti, che da casa possono controllare online i voti dei propri figli, ma che sta anche creando non poche difficoltà agli insegnanti con disabilità visiva.
È infatti certamente necessario modernizzare le procedure, senza però mai dimenticare le regole e le normative affinché una tecnologia non crei discriminazioni. E a tal proposito, numerose sono le segnalazioni di problematiche legate a queste piattaforme, come quella di Maria Rosaria Falco, insegnante non vedente di musica in una scuola media della periferia di Napoli, che da tempo, spiega, si trova «a dover fare i conti con la non accessibilità del nuovo sistema sia tramite personal computer che con l’applicazione (App) per tablet [acquistato, tra l’altro, a sue spese, nella speranza di risolvere il problema, N.d.R.]».
La docente, poi, sostiene che, nonostante abbia reclamato e sollecitato la dirigente scolastica per la risoluzione del problema, ha da questa avuto come unica risposta l’invito a scrivere personalmente ai programmatori di ARGO (così si chiama la società informatica che ha progettato la piattaforma omonima). Naturalmente senza alcuna risposta né alcuna risoluzione della questione.
Falco, inoltre, ha ottenuto dalla scuola un personal computer, non fornito però di tecnologia assistiva, ovvero lo screen reader [software che legge lo schermo con voce sintetica, N.d.R.], che è indispensabile al suo utilizzo da parte di un cieco e che la professoressa ha dovuto acquistare e installare a proprie spese. In tal modo può al massimo produrre delle griglie riepilogative del profitto degli alunni e delle loro assenze, presenze o ritardi, confidando poi nella cortesia dei colleghi, che in un secondo tempo provvederanno a inserire al suo posto i dati a sistema, con gli evidenti conseguenti ritardi e fastidi a suo danno e anche a danno della didattica.

Qui va ricordato che il Ministero dell’Istruzione è un’Amministrazione Pubblica, e che pertanto è tenuto per legge a erogare servizi accessibili, sia direttamente su web che su tecnologie interne utilizzate dai propri dipendenti. Nella Circolare per la Pubblica Amministrazione del 29 marzo 2013, infatti, è ben chiarito e sottolineato – tra le altre novità – che ogni postazione dei dipendenti pubblici deve essere accessibile e fornita di tutti i supporti necessari allo svolgimento delle mansioni richieste dalla propria attività lavorativa. È desolante, quindi, notare che il Ministero è inadempiente per ben due volte: in primo luogo perché il Registro Digitale e la piattaforma ARGO non sono accessibili, e poi in quanto la postazione informatica della dipendente, ossia il personal computer, non è fornito della indispensabile tecnologia assistiva.

L’ADV (Associazione Disabili Visivi), organizzazione aderente alla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), cui Maria Rosaria Falco ha scritto di recente, ha immediatamente fatto richiesta ufficiale all’organismo di competenza, ovvero l’AGID (Agenzia per l’Italia Digitale), affinché prenda in carico il problema e faccia in modo che si risolva secondo la normativa vigente. Con il richiamo infatti all’inclusione digitale, contenuto nella rubrica dell’articolo 9 del Decreto Legge n. 179 del 18 ottobre 2012 [convertito nella Legge 221/12, N.d.R.], si rende necessario che questa sia garantita a tutti, indipendentemente dal settore lavorativo (pubblico o privato) e dal tipo di strumento di fruizione, con responsabilità specifiche in caso di mancato rispetto delle norme.

Consigliere dell’ADV (Associazione Disabili Visivi), con delega per le Problematiche ITC (Information and Communication Technology) per la stessa ADV e per la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), presso i tavoli del Consiglio Nazionale Utenti, AgCom, Sede Permanente del Segretariato Sociale RAI e Commissione Parlamentare di Vigilanza RAI. Il presente testo è già apparso in «West – Welfare Società Territorio», con il titolo “Registro digitale: per i docenti ciechi è un passo indietro” e viene qui ripreso – con alcune modifiche alla luce del diverso contenitore – per gentile concessione.

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