Tutti devono prendere il treno (e vivere in città accessibili)

Fioccano le adesioni al messaggio del giovane studente toscano con disabilità Iacopo Melio, che aveva invitato tutti a farsi una foto con un cartello riportante l’hashtag “#vorreiprendereiltreno”. Il deputato Federico Gelli, che è anche presidente del Cesvot (Centro Servizi Volontariato Toscana), lo ritiene un buon punto di partenza per sensibilizzare i Comuni ad azioni concrete nelle proprie città, all’insegna della non discriminazione

Federico Gelli con un cartello in mano, con la scritta: #vorreiprendereiltreno

Il deputato Federico Gelli, presidente del Cesvot (Centro Servizi Volontariato Toscana) ha raccolto il messaggio lanciato nei giorni scorsi dal giovane studente toscano con disabilità Iacopo Melio

«Per ridimensionare il grave problema dell’abbattimento delle barriere architettoniche i soldi ci sono, ma i Comuni devono rispettare la legge e presentare alla Regione e adottare il PEBA (Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche), che acconsente di accedere ai fondi destinati a questo scopo»: lo dichiara il deputato Federico Gelli, che è anche presidente del Cesvot (Centro Servizi Volontariato Toscana), dopo la denuncia dello studente toscano con disabilità Iacopo Melio, di cui anche il nostro giornale si è occupato nei giorni scorsi, che su Twitter ha invitato tutti a farsi una foto con un cartello riportante l’hashtag #vorreiprendereiltreno.

«La vicenda di Iacopo – sottolinea ancora Gelli – dev’essere il punto di partenza: non possiamo infatti occuparci del particolare, risolvere i singoli problemi, senza avere una visione generale del problema. Il cambio dev’essere culturale: pensare cioè le città e i servizi fin da subito per chi può avere delle difficoltà, sarebbe ancora più comodo anche per tutti gli altri». «In Toscana – conclude – soltanto il 18,8% dei Comuni hanno presentato e attuato il PEBA e questo non è accettabile. Serve un’inversione di marcia, i Comuni devono dimostrarsi molto più sensibili al tema della disabilità, attuando una politica non discriminatoria nei confronti di chi chiede di poter vivere come gli altri».

Sull’“antica” battaglia per i PEBA, la nostra testata si è più volte soffermata, in tempi recenti, ricordando appunto che di tali strumenti – che avrebbero dovuto essere adottati entro il 28 febbraio 1987, dai Comuni e dalle Province, pena un “commissariamento ad hoc” da parte delle Regioni – si era parlato per la prima volta nella Legge 41/86 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato, articolo 32, commi 21 e 22). Tuttora, invece, sono solo una stretta minoranza gli Enti Locali del nostro Paesi che si sono dotati di un PEBA. (S.B.)

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