Caro “Chicco”, sei proprio sulla buona strada!

«Caro Enrico “Chicco” Battisti – scrive Franco Bomprezzi a un giovane padovano con sindrome di Down, che ha ottenuto il massimo dei voti alla maturità – da quello che ho letto di te, capisco che hai molti amici che ti vogliono bene, così come sei, e non si sognano lontanamente di considerarti “diversamente abile”. Non tutto ti andrà per il verso giusto, l’ignoranza e il pregiudizio sono malattie dura da sradicare, ma tu sei sulla buona strada»

Enrico "Chicco" Battisti

Enrico “Chicco” Battisti

Caro Enrico “Chicco” Battisti, tanti anni fa a Rovigo, vicino alla tua Padova, anch’io feci l’esame di maturità e presi il massimo dei voti. Allora si misuravano in sessantesimi, ora si conta fino a cento.
Era il 1970, venni poi a vivere proprio a Padova, dove rimasi per venticinque anni. Io ero in carrozzina, tu hai un’altra “specialità”, per così dire, ossia la sindrome di Down. Ma entrambi siamo stati valutati come “molto bravi”, in una delle prove della vita che, comunque vada il futuro, segnano un passaggio importante, decisivo.

Dalla foto qui a fianco pubblicata ispiri simpatia a prima vista, ora ti stanno dedicando articoli e interviste, tutte molto belle. Mi è piaciuto assai quanto e come ha scritto Elvira Serra per il «Corriere della Sera», con semplicità e normalità di racconto. Si capisce perfettamente che non “te la tiri”. Sei un ragazzo di 19 anni con le idee chiare, ben piantato per terra. Hai studiato, seguendo il corso che è stato in parte misurato sulle tue capacità di apprendimento, e tu hai corrisposto con impegno e capacità, tanto da meritare il massimo dei voti.
Parli le lingue, ti piace la geografia: bene. Ma poi scopro che c’è una ragazza che ti piace, e che ora ti godi il “riposo del guerriero”, come è giusto che sia. La cosa più bella è che stai pensando di andare a lavorare, magari in pizzeria, con un tuo amico.
Complimenti, Enrico! Non è da tutti avere il senso della realtà, e cercare di portare avanti un progetto ragionevole, possibile, a portata di mano, in qualche modo normale. Certo, capisco i tuoi genitori, che sospirano all’idea che non raggiungerai la laurea. Beh, digli che è successo anche a me, che faccio il giornalista da tanti anni. Ho cominciato subito a lavorare, avevo finito gli esami universitari e mi mancava solo la tesi. Però ho preferito tuffarmi nell’avventura del lavoro, che dà indipendenza, autonomia, possibilità di decidere quando e come farsi una propria famiglia, scegliere dove vivere, che cosa fare.

Caro “Chicco”, da quello che ho letto di te, capisco che hai molti amici che ti vogliono bene, così come sei, e non si sognano lontanamente di considerarti “diversamente abile”. Tu per loro sei “Chicco”, il loro amico, il loro compagno di scuola e di avventure. Mantieni, se puoi, questa leggerezza nella vita. Non tutto ti andrà per il verso giusto. Troverai sempre qualche persona ignorante che ti guarderà di traverso o non capirà chi sei. Non te la prendere troppo, il mondo è vario, e chi ti giudicherà senza conoscerti non sa che cosa si perde. Il pregiudizio è una malattia dura da sradicare, ma tu sei sulla buona strada. Continua così, divertiti adesso, finché puoi. E dopo facci sapere se sei diventato un cameriere o un pizzaiolo, e dove possiamo venire a trovarti. Fra amici, fra compagni di viaggio.
Buona vita, Enrico Battisti! Tu chiamale, se vuoi, emozioni. Ti abbraccio.

Direttore responsabile di «Superando.it».

Stampa questo articolo