Un calo di infortuni che conforta, ma non consola

«Se i dati dell’INAIL registrano per il 2013 un calo complessivo di circa il 7% degli infortuni sul lavoro – sottolinea Franco Bettoni, presidente dell’ANMIL – questo è un effetto consequenziale della minore occupazione e del maggior impiego delle macchine nelle lavorazioni più pericolose, ma poteva esserci un risultato migliore, applicando norme previste già dal 2008 e utilizzando le relative risorse per la prevenzione»

Disegno di omino con stampelle

Sono migliaia, ogni anno in Italia, le persone che diventano disabili a causa di infortuni sul lavoro

«Se il bilancio del 2013 registra un calo complessivo di circa il 7% degli infortuni sul lavoro, questo è un effetto consequenziale della minore occupazione e del maggior impiego delle macchine nelle lavorazioni più pericolose, ma, a nostro giudizio, poteva esserci un risultato migliore se i circa venti Decreti Attuativi che dal 2008 ancora attendono di essere emanati avessero reso pienamente efficaci il Testo Unico sulla Sicurezza [Decreto Legislativo 81/08, N.d.R.] e quei 5 milioni di euro di investimenti in iniziative di prevenzione fossero stati utilizzati come previsto nello stesso Decreto».
Così Franco Bettoni, presidente dell’ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro), commenta i dati sugli infortuni nel lavoro, recentemente prodotti dall’INAIL.
«Non vogliamo uscire dal coro di quanti vedono il “bicchiere mezzo pieno” – aggiunge Bettoni – ma dietro i numeri ci sono persone e coloro che muoiono a seguito di una malattia professionale dopo avere attraversato decenni di sofferenza, meritano lo stesso rilievo nelle notizie sui dati statistici, dal momento che quasi mai essi ricevono attenzione da parte della cronaca giornalistica. Dunque, di questi numeri dobbiamo vedere un totale in cui tutto venga compreso, mentre oggi al prezioso lavoro svolto dall’INAIL che vorremmo conoscere con maggior frequenza, mancano all’appello oltre 2 milioni di lavoratori assicurati in altro modo, ma che per questo non rientrano nelle statistiche dell’Istituto».

«Abbiamo oltre 30.000 volontari della nostra Associazione quotidianamente attivi su tutto il territorio dei quali si parla raramente – sottolinea poi il Presidente dell’ANMIL – e che il mondo dell’associazionismo rappresenti una forza determinante nell’economia sociale del Paese fa parte di quelle buone notizie di cui si parla ancora meno, ma su cui si reggono famiglie che combattono ogni giorno con problemi di ogni genere e che, avendo vissuto sulla propria pelle le drammatiche conseguenze della mancata sicurezza, sono le prime a volere che questi incidenti sempre evitabili non accadano più». «L’INAIL – conclude – è un Istituto che merita di essere rafforzato e quanto di positivo emerge, anche sul fronte del supporto fornito alle aziende, degli aiuti in termini di consulenza e di incentivi alle imprese richiede che siano messi a disposizione gli avanzi di gestione dell’INAIL e altrettanto meritano le vittime del lavoro per i risarcimenti, le cure e il reinserimento sociale e lavorativo». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: salastampa@anmil.it.

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