Persone con disagio psichico che gestiscono l’ospitalità

È un bel progetto di turismo sociale, quello voluto dalla Cooperativa Sociale Il Martin Pescatore di Bologna, che ha portato, qualche mese fa, all’inaugurazione di “Casa Martino”, nella cui gestione sono attivamente coinvolte le stesse persone con disagio psichico che vi abitano. Ne scopriamo di più, parlandone proprio insieme ai responsabili del Martin Pescatore

Inaugurazione a Bologna di "Casa Martino" (maggio 2014)

Foto di gruppo per l’inaugurazione a Bologna di “Casa Martino”, nel maggio scorso

Porta Saragozza è una delle tante porte medievali di Bologna, ai piedi dei colli vicini al capoluogo emiliano e nei pressi del Santuario della Madonna di San Luca, uno dei simboli della città. Qui, nel mezzo di una tranquilla zona di palazzine circondate dal verde, c’è una struttura che si chiama Casa Martino, dal nome della Cooperativa che l’ha voluta – Il Martin Pescatore -, per realizzare un interessante progetto di turismo sociale. Ne abbiamo parlato con gli stessi rappresentanti del Martin Pescatore.

Quando nasce la Cooperativa Il Martin Pescatore?
«Nasce all’inizio degli Anni Novanta su richiesta del Servizio di Salute Mentale di Casalecchio di Reno, per offrire la possibilità a persone con disagio psichico di recuperare o acquisire abilità e capacità lavorative in ambiente protetto. Nel corso degli anni, gli àmbiti di intervento e le attività si sono moltiplicati ed evoluti, offrendo al territorio una varietà di servizi e percorsi differenti.
Un primo settore di intervento riguarda una serie di attività produttive – restauro di mobili antichi, cucito, assemblaggio, preparazione di schede per le analisi podostatiche, pulizie, data-entry, manutenzione del verde, consegne a domicilio, gestione della stazione ecologica, riciclo, refezione scolastica – nelle quali i pazienti del CSM (Centro di Salute Mentale) hanno la possibilità di intraprendere percorsi lavorativi.
Un altro importante campo d’azione riguarda da una parte le attività legate alla socialità (con la gestione di un Centro Diurno a scopo riabilitativo-ricreativo), dall’altra quelle concernenti l’abitare. La Cooperativa, infatti, gestisce alcuni gruppi-appartamento nei quali supporta appunto l’“abitare” di persone con problematiche psichiche, in collaborazione con il CSM. L’obiettivo su cui si punta è quello di una sempre maggiore acquisizione di autonomie nell’organizzazione e nella gestione della quotidianità, favorendo l’inclusione sociale e ogni possibile elemento di risoluzione del disagio».

E in questo contesto, come si arriva al progetto sperimentale di turismo sociale, che ha portato a Casa Martino?
«In sostanza, nel mese di maggio scorso, in uno dei citati gruppi-appartamento di Bologna, è stata inaugurata Casa Martino, attività di affittacamere, nella cui gestione sono parte attiva gli utenti che vi abitano.
L’idea cardine è quella di unire in un unico contesto abitativo il servizio residenziale a quello di ospitalità turistica, con la prospettiva di promuovere un’esperienza di accoglienza integrata. In altre parole, la casa in cui si compie il percorso verso la piena autonomia abitativa diventa a sua volta un luogo aperto e di ospitalità per i viaggiatori in transito a Bologna.
Il percorso riabilitativo che viene offerto si è andato così arricchendo dell’opportunità di sperimentarsi da una parte in relazioni di incontro e socializzazione, dall’altra in situazioni lavorative nuove, con l’acquisizione di ulteriori abilità e competenze, in perfetta linea con gli intenti fondanti del Martin Pescatore. Il viaggio, quindi, sia per chi accoglie, ma anche per chi arriva, diventa strumento di autentica integrazione e una risorsa in più per la promozione e l’accrescimento del benessere delle persone.

"Casa Martino" a Bologna

Un angolo di “Casa Martino”

Alla base di tutto, va detto poi, c’è un modo di concepire l’attività di ricezione turistica che va oltre l’aspetto meramente produttivo-economico, focalizzandosi invece sul suo potenziale valore sociale, in quanto strumento di costruzione di relazioni umane significative. L’originale progetto di turismo sociale prevede quindi il coinvolgimento di persone con disagio psichico che hanno già seguito efficacemente un percorso riabilitativo e sono pertanto in grado di gestire adeguatamente il proprio spazio di vita, l’attività lavorativa e la sfera relazionale, con un sostegno educativo ridotto. Queste persone trasformano la casa in cui abitano anche in un luogo di ospitalità turistica, venendo in tal modo coinvolti in buona parte delle attività di accoglienza: la socializzazione con gli ospiti, la comprensione dei loro bisogni, la fornitura di informazioni e consigli sui luoghi di interesse in città, sui mezzi di trasporto, sui posti dove mangiare o svagarsi…».

Si è pensato anche a un percorso di formazione sull’accoglienza turistica?
«Certamente. Per attrezzarsi infatti in maniera competente, sia gli utenti che gli operatori hanno seguito nei mesi scorsi un percorso formativo sull’accoglienza turistica, promosso dalla nostra Cooperativa e organizzato da Le Mat, marchio di servizio e di prodotto dellʼimpresa, che prevede un sistema di affiliazione tra imprenditori sociali che operano nel settore del turismo, cui Il Martin Pescatore ha aderito con impegno.
La camera messa a disposizione dei turisti è stata dunque arredata con gusto, utilizzando anche i mobili restaurati e “rivisitati” dalla nostra stessa Cooperativa, all’interno delle attività legate al restauro e al riuso e alla rivisitazione di vecchi mobili. Dispone inoltre di un bagno riservato ed è collocata all’interno di un appartamento signorile situato in una traversa di Via Saragozza, circondato dal verde e dalla tranquillità tipica della zona pedecollinare bolognese, ma anche a due passi dal centro storico».

Ci sembra quindi che ci sia anche “tanto futuro” in questo progetto…
«È proprio così. Questo progetto di turismo sociale, infatti, vuole collocarsi nel contesto delle nuove sfide per il welfare, volgendo il proprio sguardo al futuro. Esso costituisce cioè una proposta innovativa – in controtendenza rispetto al desolante quanto costante decremento di risorse disponibili -, messa in atto con spirito di intraprendenza, creatività e professionalità.
In conclusione, vogliamo ricordare che Casa Martino si è potuta anche realizzare grazie al sostegno e al supporto del Dipartimento di Salute Mentale del Comune di Bologna, che ha creduto in questo percorso e con il quale condividiamo da sempre l’obiettivo della completa autonomia della persona, attraverso la creazione di nuovi spazi di incontro e inclusione sociale». (Stefano Borgato)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti, oltre alla sezione del sito della Cooperativa Il Martin Pescatore, dedicata al turismo sociale, contattare: info@ilmartinpescatore.org o casamartino@ilmartinpescatore.org.

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