Sulla Via Francigena senza vedere e con tanto entusiasmo

Proseguendo un’esperienza già avviata nel 2013, una trentina di amici, ciechi, ipovedenti e vedenti, hanno percorso insieme un bel tratto della Via Francigena, l’antica strada dei pellegrini che arriva fino a Roma e il loro cammino ha spesso assunto una forma interiore e spirituale. Vediamo come

Via Francigena ad Acquapendente (Viterbo)

Un tratto della Via Francigena nei pressi di Acquapendente (Viterbo)

Recentemente un gruppo di una trentina di amici, ciechi, ipovedenti e vedenti, hanno percorso insieme un tratto della Via Francigena, l’antica strada dei pellegrini che, partendo da Canterbury in Inghilterra, attraversando la Francia, la Svizzera e l’Italia, arriva fino a Roma, per poi proseguire fino alla Terra Santa. Un percorso meno noto del celebre Cammino di Santiago di Compostela, ma non certo meno affascinante.
L’esperienza era iniziata già lo scorso anno con una tappa da Lucca a Siena [se ne legga anche nel nostro giornale, N.d.R.] ed è stata ripresa quest’anno proprio da Siena, da dove, con zaino in spalla e percorrendo a piedi tappe di oltre 20 chilometri al giorno, il gruppo è arrivato a Viterbo in una settimana.
Chi scrive li ha raggiunti ad Acquapendente (Viterbo), per il piacere di scoprire con loro questi luoghi così vicini a casa ma spesso sconosciuti, e per camminare insieme nelle ultime tre tappe verso Bolsena, Montefiascone e Viterbo.

Ci si chiederà cosa possa spingere delle persone non vedenti a fare una scelta simile. La risposta è molto semplice: si tratta di persone allenate e abituate a camminare, che da diversi anni con l’ADV (Associazione Disabili Visivi) praticano varie attività sportive, come il trekking, lo sci nordico e quello alpino, la vela, la canoa, il sub. Li accomuna non solo l’handicap, ma soprattutto la voglia di vivere, il piacere di stare insieme e di condividere praticamente tutto, dalla stanchezza al divertimento e alle risate, dalla fame al gusto di mangiare, dalle difficoltà di arrangiarsi e di organizzarsi e al cavarsela nel bene e nel male.
Abbiamo visitato il centro storico di ogni città, dormendo in suggestivi monasteri e conventi, in camerate con bagni in comune. La cosa difficile? Orientarsi nel posto in cui si alloggiava per la serata e la notte, prendere le coordinate di ogni nuovo luogo e… non appena si era capita la topografia del luogo, ripartire!

Di solito ciò che viene a mancare quando si viaggia in comitiva è il silenzio, e in particolar modo per chi è cieco la comunicazione verbale diviene fondamentale, a scapito della percezione di suoni, rumori e sensazioni interiori. Fortunatamente per noi, la nostra guida Giovanni Corrieri – che conosce buona parte della Via Francigena come le sue tasche -, non ci ha permesso di perdere questa preziosa occasione e più di una volta ha proposto a tutti noi di camminare rispettando il totale silenzio per circa una mezz’ora. Ci siamo riusciti ed è stato bello, intimo, sentendo i nostri passi, il vento, l’abbaiare di un cane, gli uccelli, e peccato che il Lago di Bolsena fosse immobile e silenzioso, altrimenti ne avremmo sentito il rumore.
In tali momenti il cammino ha assunto una forma interiore e spirituale, come se ognuno di noi fosse stato solo, e si sono potute percepire le variazioni stesse del terreno, della vegetazione e della geografia dell’ambiente circostante, semplicemente camminandoci dentro, vivendo fisicamente lo spazio, pur non catturandolo con gli occhi. E anche per i vedenti – o “normodotati” – non è la stessa cosa percorrere un tratto di strada a piedi o in automobile; la velocità, infatti, non consente di coglierne i particolari, ma dovendoli descrivere c’è un valore aggiunto, quello di prestarvi più attenzione e memorizzarli meglio.

Chi scrive, dunque, vuole ringraziare tutti, e in particolare coloro che ci hanno accompagnato e guidato, senza il cui supporto questa esperienza ci sarebbe stata negata, concludendo con un ringraziamento speciale a un’amica geologa del CNR di Milano, Barbara Aldighieri, che già dallo scorso anno si era offerta di coordinare il gruppo con amore, precisione e impegno, prendendo contatto e selezionando direttamente gli Ospitaleri e gli amici che, a loro dire, sono stati felicissimi di avere trascorso una settimana insieme a noi, sentendosi da subito coinvolti ed integrati.

Consigliera dell’ADV (Associazione Disabili Visivi), con delega per le Problematiche ITC (Information and Communication Technology) per la stessa ADV e per la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), presso i tavoli del Consiglio Nazionale Utenti, AgCom, Sede Permanente del Segretariato Sociale RAI e Commissione Parlamentare di Vigilanza RAI. Il presente testo è già apparso in «West – Welfare Società Territorio», con il titolo “La via francigena raccontata da una non-vedente” e viene qui ripreso – con alcune modifiche alla luce del diverso contenitore – per gentile concessione.

Stampa questo articolo