Disabile? Puoi fare il gruista o il saldatore…

Assumerebbe i contorni della farsa – se non sottintendesse il chiaro intento di aggirare le norme vigenti – quanto accaduto a Chieti, dove il locale Centro per l’Impiego, in applicazione della Legge 68/99, ha offerto a un giovane con tetraparesi spastica mansioni da gruista, saldatore, carrozziere, manutentore meccanico e simili. E per fortuna che quella stessa Legge 68/99 era incardinata proprio sul cosiddetto “collocamento mirato”…

Una gru

Un esposto in Procura è stato presentato a Chieti, dopo che il locale Centro per l’Impiego ha offerto a un giovane con tetraparesi spastica, in applicazione della Legge 68/99, un posto, tra gli altri, di gruista

Chissà se durante i mille giorni che trasformeranno l’Italia – Renzi dixit -, qualcuno avrà anche il tempo di volgere lo sguardo ad una Legge, la 68/99 che prevede e salvaguarda il diritto al lavoro delle persone con disabilità. Una legge immaginata e scritta evidentemente in un’era geologica sconosciuta agli attuali Parlamentari italiani e ai soggetti interessati (aziende, sindacati e potenziali lavoratori).
La notizia proveniente da Chieti (più che notizia verrebbe voglia di scomodare Totò con il suo celebre: “Mi faccia il piacere!”) assume infatti i contorni di una farsa per la “disponibilità” di alcune aziende ad assumere disabili per mansioni da gruista, saldatore, carrozziere, manutentore meccanico e simili.
Se non ci fosse – come acutamente ipotizza il cittadino che ha denunciato l’accaduto – la volontà precisa di aggirare la legge a tutela del lavoro dei disabili, si dovrebbe necessariamente ripetere come il principe De Curtis “mi faccia il piacere!”.

Purtroppo questa è la storia di un Paese che sembra incapace di pensare insieme, un Paese che preferisce quasi sempre l’apparenza alla sostanza (forse è molto più facile per un premier fare una doccia in favore di telecamera che mandare all’aria il criterio iniquo dei finanziamenti regionali secondo la cosiddetta “spesa storica”, che penalizza tutti gli interventi a sostegno dei soggetti deboli residenti nel Mezzogiorno d’Italia).
Se questo fosse un Paese serio, dovrebbero fioccare interrogazioni parlamentari per chiedere chiarezza sull’operato di quell’agenzia del lavoro di Chieti e delle aziende coinvolte. Se questo fosse lo stesso Paese che pensò con la Legge 68/99 di contribuire a costruire una qualità di vita per i disabili proteggendone l’accesso al mondo del lavoro, dovrebbero spuntare opinionisti, comici e chi più ne ha più ne metta, indignati per l’offensiva richiesta di quell’agenzia del lavoro.
Si, è proprio offensivo offrire a chi non può, per motivi fisici o mentali, la guida di una gru. Eppure questo Paese non può essere solo un posto abitato da scaltri furbetti. Speriamo che la politica risponda.

Presidente dell’Associazione Tutti a Scuola di Napoli. Il presente testo è apparso anche sulla testata «Il Fatto Quotidiano», con il titolo “Disabili, a Chieti lavori impossibili? ‘Ma mi faccia il piacere!’” e viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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