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Senza assistenza domiciliare, vince la discriminazione

Ombra di uomo curvo, con una mano sulla testaDopo quanto denunciato a fine giugno da Anna Alfisi, presidente dell’Associazione Palermo per Tutti, rispetto alla sospensione nel capoluogo siciliano – dal 28 giugno al 4 luglio -, del Servizio di Assistenza Domiciliare (SAD) per le persone con disabilità, ripreso successivamente grazie a un rapido sblocco del finanziamento, la stessa Alfisi sottolinea ora come, «pur apprezzando quella celere azione, ciò non ci ha confortato dalle difficoltà che abbiamo dovuto affrontare e altrettanto non ci conforta oggi sapere che il finanziamento coprirà il servizio per un breve periodo, più o meno sino alla fine di settembre, ciò che comporterà, quindi, un’ennesima interruzione del servizio».

Sta quindi per ripresentarsi, a Palermo, la medesima situazione di qualche mese fa? Di fronte a tale prospettiva, Alfisi non può non ricordare che «il SAD è un servizio indispensabile», come del resto era stato chiaramente scritto già vent’anni fa, nel Regolamento Assistenza Domiciliare, approvato appunto il 3 giugno 1994, tramite la Delibera n. 202 del Consiglio Comunale di Palermo («Il servizio di assistenza domiciliare attraverso prestazioni sociali, sanitarie e/o educative rese a domicilio, si pone come obiettivo quello di evitare il ricorso a forme di ricovero o di ospedalizzazione che non siano strettamente necessarie, creando una rete relazionale di supporto e potenziando le capacità residuali del soggetto e/o nucleo familiare»).
«Il SAD – aggiunge la Presidente di Palermo per Tutti – permette l’autonomia della persona disabile, sostiene il nucleo familiare e promuove l’integrazione sociale e culturale. Dobbiamo quindi una volta di più ricordare agli Enti competenti che l’assistenza domiciliare, per la maggior parte delle persone con disabilità, è necessaria, anzi vitale. Le circostanze, infatti, ci portano ad affermare che questo servizio è un intervento finalizzato a mantenere la persona disabile nel proprio ambiente familiare e sociale, migliorandone lo standard di vita ed evitando un’istituzionalizzazione che comporterebbe tra l’altro costi certamente maggiori».

Nel lanciare quindi ancora una volta l’allarme, Alfisi vuole sottolineare come «ogni volta che il Servizio viene sospeso, vince la cultura della discriminazione e per evitare che questo accada, si deve avere una visione diversa della disabilità, vedere la persona con disabilità sotto una prospettiva di diritti e di pari opportunità. Riguardo poi alla classe politica, in essa deve crescere una forte volontà di promuovere il processo di ricostruzione di un’identità sociale, superando la visione negativa della disabilità, anche se il quadro attuale, purtroppo, è quello di continue discriminazioni, presenti, ad esempio, ogni volte che viene ignorata la legge sulle barriere architettoniche o quando appunto si interrompe un servizio come quello di assistenza domiciliare».
«Tuttavia desidero essere fiduciosa – conclude – e credere che gli organi competenti troveranno la soluzione affinché il SAD non venga più interrotto, diventando un servizio efficiente e continuo, per non indurci a pensare che nascere in Italia, per noi disabili, sia una sventura!».

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: a.alfisi@virgilio.it.