Con lo sport continuiamo a rappresentare l’Italia

«La vera vittoria per noi è che dopo avere subito una menomazione siamo subito tornati in servizio. Lo sport ti permette di rappresentare il Paese in maniera diversa, ma sempre da militari che continuano a servirlo»: sono parole di Gianfranco Paglia, che in questi giorni guida il gruppo dei tredici atleti italiani presenti ai primi “Invictus Games” di Londra, Giochi Internazionali per Militari con Disabilità

Squadra azzurra agli "Invictus Games" di Londra 2014

La formazione azzurra che rappresenta l’Italia ai primi “Invictus Games” di Londra, Giochi Internazionali per Militari con Disabilità

Il protagonista è Marlon Brando. Giovane, al suo primo ruolo importante. Gioca a basket o fa atletica. In carrozzina perché tornato con disabilità dalla seconda guerra mondiale. Non camminava più. Faceva riabilitazione in ospedale, in un Veteran Administration Hospital americano. Con lo sport. Il film, del 1950, si intitola Men, “Uomini”, ed è stato l’immagine cinematografica della nascita dello sport praticato da persone con disabilità.
Lo sport paralimpico nasce così. I primi a provarlo furono i migliaia di soldati che rimasero segnati dalla guerra «nel corpo, nella mente, nello spirito», come recitano le tre gocce della prima bandiera che rappresenta lo sport per chi ha disabilità. Si torna a quei giorni. Grazie al Principe Harry, che ha fortemente voluto in Inghilterra i primi Invictus Games, i Giochi Internazionali per Militari con Disabilità: oltre 400 atleti (13 gli italiani), provenienti da 14 nazioni, impegnati in 9 sport sino al 14 settembre, a Londra, dove nel 2012 si è svolta la più bella Paralimpiade di sempre e nei cui pressi Ludwig Guttmann, il “padre” dello sport paralimpico, ha dato inizio a un movimento straordinario.

«I am», “io sono”: parole che sono lo slogan dei Giochi degli “Invincibili”. Campeggiano su cartelli fatti a mano e selfie di sostegno. L’idea di Giochi dedicati a militari che in missione sono stati colpiti e sono rimasti disabili è venuta, come detto, al Principe Harry mentre era negli Stati Uniti. Lì si svolgono da anni i Warriors Games, dove competono Marines e Navy Seals, paracadutisti e soldati dell’esercito, divisi nella varie armi. Harry li vide e volle partecipare: si sedette con loro a giocare una partita di sitting volley. Si innamorò di quello sport e di quei ragazzi che, come lui in Inghilterra, vestono la divisa. «Perché non farlo anche a Londra e aprirlo al mondo?», si chiese.
Detto fatto. In pochi mesi è nato quella che si annuncia come un evento sportivo bellissimo e pieno di significati. Harry se n’è accorto subito: «Posso testimoniare quanto sia positivo lo sport. Gli Invictus Games si concentreranno sugli obiettivi che ognuno di questi uomini e donne può raggiungere e celebreranno il loro spirito combattivo, durante una competizione sportiva globale che sarà anche un riconoscimento del loro sacrificio».
È il tenente colonnello Gianfranco Paglia, medaglia d’oro al valor militare, a guidare gli Azzurri: «La vera vittoria per noi è che dopo avere subito una menomazione siamo subito tornati in servizio. Lo sport ti permette di rappresentare il Paese in maniera diversa, ma sempre da militari che continuano a servirlo».

Negli Stati Uniti i militari che in missione rimangono con disabilità hanno un programma sportivo che permette loro di capire, attraverso lo sport, lo sviluppo delle abilità, oltre a tenere in attività il proprio fisico e, ultimo ma non ultimo, divertirli. È diventato realtà anche in Italia.
«Un evento storico e inimmaginabile sino a pochi anni fa»: così Luca Pancalli, presidente del CIP (Comitato Italiano Paralimpico), ha definito il Protocollo d’Intesa fra lo stesso CIP e il Ministero della Difesa, firmato con il sottosegretario Gioacchino Alfano, per favorire l’avviamento sportivo dei reduci dalle missioni di pace all’estero di Aeronautica, Esercito, Marina e Carabinieri, con la condivisione di strutture, tecnici e formazione.
Ci siamo già occupati di alcune delle loro storie, come quelle di Monica Contrafatto, Alessandro Albamonte o Luca Barisonzi e recentemente Chiara Masini ci ha raccontato il primo raduno dei militari paralimpici, con l’obiettivo appunto degli Invivctus Games inglesi.
Con gli Invictus Games lo sport paralimpico rivive le sue origini, come dimostra quel citato film di Fred Zinnemann con Marlon Brando (pellicola cui non rende merito la trasposizione italiana del titolo, Il mio corpo ti appartiene) e l’inizio delle attività volute da Guttmann.
Sir Ludwig Guttmann, neurologo e neurochirurgo emigrato dalla Germania alla Gran Bretagna, dopo la seconda guerra mondiale divenne infatti il direttore di un nuovo centro per le malattie spinali, lo Spinal Injuries Unit, presso l’Ospedale di Stoke Mandeville ad Aylesbury, nelle vicinanze di Londra. Era il 1944 quando aprì quella struttura. Migliaia di soldati stavano tornando dalla guerra senza poter più camminare, come quello impersonato da Marlon Brando dall’altra parte dell’oceano. Su richiesta del governo britannico, proprio Guttmann fondò il National Spinal Injury Centre for the Treatment of British Armed Forces, dedicato appunto ai soldati tornati con lesioni spinali dalla seconda guerra mondiale.

A Londra, come detto, ci sono militari provenienti da 14 Paesi: Afghanistan, Australia, Canada, Danimarca, Estonia, Francia, Georgia, Germania, Iraq, Italia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti. Molti li vedremo anche alla prossima edizione delle Paralimpiadi, a Rio de Janeiro 2016. Fra questi certamente numerosi italiani, scelti fra i 13 Azzurri a Londra: colonnello Alessandro Albamonte (canottaggio indoor); tenente colonnello Gianfranco Paglia (nuoto, sollevamento pesi, canottaggio indoor); tenente colonnello Roberto Punzo (tiro con l’arco, canottaggio indoor, basket in carrozzina); maggiore Pasquale Barriera (nuoto, tiro con l’arco, basket in carrozzina, rugby in carrozzina); caporale maggiore Monica Contrafatto (nuoto, canottaggio indoor, basket in carrozzina, rugby in carrozzina); caporale maggiore Domenico Russo (atletica, canottaggio indoor, basket in carrozzina, rugby in carrozzina); caporale maggiore Andrea Tomasello; caporale maggiore Moreno Marchetti (atletica, basket in carrozzina, rugby in carrozzina); tenente Marco Iannuzzi (nuoto, canottaggio indoor); tenente colonnello Fabio Tomasulo (nuoto, tiro con l’arco); Bonaventura Bove (atletica, canottaggio indoor, handbike, basket in carrozzina, rugby in carrozzina); maresciallo capo Giovanni Dati (nuoto, canottaggio indoor); appuntato Loreto Di Loreto (atletica, handbike, tiro con l’arco, canottaggio indoor, basket in carrozzina, rugby in carrozzina).
Per loro c’è un augurio speciale, quello di uno fra i più grandi atleti paralimpici di sempre. Alex Zanardi lo ha cinguettato su Twitter: «In bocca al lupo ai nostri Militari agli InvictusGames. Ragazzi vorrei essere li con Voi, ma ci sono col cuore. Alè!».

Testo già apparso – con il titolo “Invictus Games. Lo sport paralimpico torna alle origini” – in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it». Viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contesto, per gentile concessione.

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