Lavoro di cura familiare: una nuova udienza a Roma

Verrà discusso il 22 settembre al Tribunale di Roma – dopo che qualche mese fa a Milano non si sono avuti gli esiti sperati – il ricorso collettivo nazionale presentato per ottenere il riconoscimento e la tutela del lavoro di cura dei caregiver familiari, di coloro cioè che in àmbito domestico si prendono cura di un congiunto affetto da grave disabilità e non in grado di compiere autonomamente gli atti necessari alla propria sopravvivenza e al proprio benessere

Nastro arancio-blu per i diritti dei caregiver familiari

Il nastro arancio-blu per i diritti dei caregiver familiari, che ha ottenuto molto consenso anche all’estero

Nuovo “round” per il ricorso collettivo nazionale presentato allo scopo di ottenere il riconoscimento e la tutela del lavoro di cura dei caregiver familiari, di coloro cioè che in àmbito domestico si prendono cura di un congiunto affetto da grave disabilità e non in grado di compiere autonomamente gli atti necessari alla propria sopravvivenza e al proprio benessere.
Dopo infatti che a Milano non si sono avuti gli esiti auspicati dal Comitato Promotore dell’iniziativa, l’udienza presso il Tribunale di Roma è prevista ora per la mattina di lunedì 22 settembre, occasione per la quale si sta anche spontaneamente organizzando un incontro tra caregiver familiari provenienti da tutta Italia, a sostegno dell’iniziativa legale.

«Il caregiver familiare (noto a livello internazionale come Family Caregiver) è sostanzialmente colui che a costo di non avere una vita propria non intende istituzionalizzare il proprio caro per consentirgli di fare una vita dignitosa tra i propri affetti e nel proprio ambiente», esordisce una nota prodotta dal Comitato Promotore Ricorso Family Caregiver, sostenuto principalmente dal blog La Cura Invisibile e dal Coordinamento Nazionale Famiglie di Disabili Gravi e Gravissimi.
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Il ricorso – si legge ancora nel comunicato – mira al riconoscimento dei diritti umani più elementari per i Family Caregiver, attualmente e irragionevolmente negati, tra i Paesi civili, solamente in Italia, quali quello al riposo, alla salute, alla vita sociale, in un contesto di “moderna schiavitù sommersa”, perpetrata quotidianamente proprio accanto a noi e di cui molti sono all’oscuro, indotta dalla costrizione operata da Amministrazioni assenti e sotto la costante minaccia che le persone care possano restare senza alcuna assistenza».

In questi mesi, tra l’altro, i caregiver familiari del nostro Paese stanno anche denunciando la propria situazione all’estero, con l’intenzione di arrivare, se necessario, alla Corte Europea per i Diritti Umani e al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. «A livello internazionale – viene in tal senso annotato dai promotori – ha già trovato molto consenso l’iniziativa legata al nastro arancio-blu a sostegno dei diritti del Family Caregiver e i colori scelti hanno un significato profondo: arancio per i diritti umani e blu navy contro la schiavitù». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: lacurainvisibile@gmail.com; presidenza@famigliedisabili.org.

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