Ma sarà una “Buona Scuola” anche per chi ne ha più bisogno?

Il quesito, secondo Donatella Morra, è quanto meno lecito, a giudicare dalle tante lacune e criticità riguardanti le esigenze degli alunni con disabilità, che si trovano esaminando le recenti Linee Guida del Governo intitolate “La Buona Scuola. Facciamo crescere il Paese”. «Perché una scuola che include chi ha più bisogno – scrive Morra – si occupa di tutti i bisogni della persona, nessuno escluso!»

Studenti in classe, fotografati di spalleEra confinato in una sola delle 138 pagine delle (ambiziose e ottimiste) Linee Guida del Governo sulla Buona Scuola [“La Buona Scuola. Facciamo crescere il Paese”, N.d.R.], ma il riferimento, semplice e aperto, alle esigenze degli alunni con disabilità ci era piaciuto, sommersi, com’eravamo stati infatti, nel 2012 e nel 2013, dalle astruse e spesso tra loro contraddittorie Direttive e Circolari Ministeriali sui Bisogni Educativi Speciali (BES).
Nel silenzio assordante dell’ultimo anno, avevamo sperato – come Associazioni di persone con disabilità -, che si stesse passando dalle parole ai fatti, traducendo in azioni le sigle sbocciate nei documenti ministeriali: “GLI”, “PAI”, “PDP” e così via [GLI, PAI e PDP stanno rispettivamente per Gruppo di Lavoro per l’Inclusione, Pianno Annuale per l’Inclusività e Piano Didattico Personalizzato, N.d.R.]. Che si attivassero percorsi di formazione obbligatoria per tutti i docenti, che ci fosse un impiego diffuso delle nuove tecnologie, e soprattutto progettualità nel predisporre le risorse occorrenti alle necessità assistenziali, educative e didattiche dell’alunno con disabilità il quale – ancor più dei suoi compagni con altri Bisogni Educativi Speciali – ha la necessità di figure di riferimento stabili, non solo preparate nella singola patologia, ma umanamente accoglienti e disposte a fare da “rete” di collegamento tra tutti gli attori dell’inclusione (dirigenti, insegnanti curricolari e di sostegno, figure sanitarie, assistenti ad personam e assistenti di base).
Risultato? Si è fatta formazione, soprattutto per i neo-assunti. Si è avviata cioè, e presto conclusa, una positiva stagione di formazione in servizio per tutti gli insegnanti che volevano sapere cosa fossero i BES e come lavorare in classi affollate di alunni con disabilità, disturbi dell’attenzione, dell’apprendimento, del comportamento e problematiche linguistiche. Purtroppo, gli insegnanti più demotivati e i meno sensibili al tema, proprio quelli che ne avrebbero più avuto bisogno, sono mancati all’appello

Ma torniamo alla “Buona Scuola”. A pagina 78 del documento governativo si parla della necessità del sostegno specializzato, riconosciuta dalla Commissione Collegiale ASL, specificando che all’handicap grave compete il rapporto 1:1, a quello medio l’1:2 e a quello lieve il rapporto di 1:4. La realtà dei fatti, però, ci racconta una situazione ben diversa e per farsene un’idea, è sufficiente leggere gli articoli che compaiono in questi primi giorni di scuola sui quotidiani, oppure parlare con i nostri genitori, con i docenti, gli educatori e con i funzionari degli Uffici Scolastici alle prese con le nomine ancora in corso. Non solo, infatti, sono in ritardo le nomine, c’è anche penuria diffusa di insegnanti specializzati.
Alla richiesta di sostegno certificata, non solo nella Diagnosi Funzionale, ma anche nel PEI (Piano Educativo Individualizzato) – come previsto dall’inattuato articolo 10, comma 5 della Legge 122/10 – è corrisposta solo in pochi casi l’attribuzione di una docenza di sostegno adeguata e spesso, per dare ad alcuni il sostegno richiesto dalle famiglie con azioni legali e faticosi ricorsi, si è tolto ad altri, che neppure lo sanno, né conoscono i loro diritti. Eppure, già dalla fine del mese di febbraio scorso si conosceva l’entità del bisogno, rapportato all’incremento delle certificazioni che, nonostante il progetto ministeriale voluto all’insegna della trasparenza, con il nome di La scuola in chiaro e le più raffinate tecnologie informatiche, non vengono rese note al grande pubblico.

Nel testo, poi, si parla anche di stabilizzazione per gli insegnanti di sostegno, ovvero delle nomine a tempo indeterminato di docenti di sostegno precari, come previsto dal “Piano Carrozza” (Legge 128/13), e del passaggio dall’organico di fatto all’organico di diritto di un folto manipolo di docenti, già in servizio, iniziato lo scorso anno con 4.447 nomine in ruolo, proseguito questa estate con 13.342 assegnazioni, che dovrà essere completato entro l’anno scolastico 2015/2016, con la nomina di altri 8.895 docenti.
Sicuramente, le nomine in ruolo di 26.684 docenti, che porteranno nel 2015/2016 l’organico di diritto a poco più di 90.000 docenti (su di un totale di 110.216 nell’anno scolastico 2013/2014), offriranno più continuità didattica e maggiore stabilità nell’organico di sostegno «anche tra reti di scuole». Ci si augura che per molti di loro la scelta di questo canale di assunzione sia libera, convinta e motivata, come in passato lo era stato per gli insegnanti delle “scuole speciali”, docenti che abbiamo conosciuto e apprezzato, anche quando, all’indomani della Legge 517/77, la maggior parte di loro transitò nelle scuole integrate, portando in eredità il proprio patrimonio di competenze e umanità nella scuola di tutti.

E ancora, nelle Linee Guida del Governo c’è anche un positivo riferimento alla necessità dell’instaurazione di un “rapporto di fiducia” tra i docenti, le famiglie e i ragazzi. Ma è grave che nel documento non si parli dell’apporto e della corresponsabilizzazione dei docenti curricolari e degli educatori, totalmente ignorati come indispensabili coadiutori della realizzazione del PEI. Occorre dunque che il Ministero si occupi anche di queste figure, indispensabili per la realizzazione del diritto allo studio degli alunni con disabilità.

Da ultimo, ma non ultimo, le Linee Guida della “Buona Scuola” ignorano totalmente gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione, nominati dagli Enti Locali e necessari per la piena integrazione e la conquista delle autonomie personali e sociali dell’alunno e dello studente con disabilità, quasi che la competenza della nomina, non ministeriale, ne facesse un corpo “separato” e opzionale del progetto di integrazione. E ignorano anche che altre risorse – come l’abbattimento delle barriere architettoniche e percettive, il trasporto gratuito e la disponibilità di ausili e sussidi tecnologici – concorrono allo stesso scopo.
In Lombardia, le nostre Associazioni hanno lanciato un allarme preoccupato, sia sui massicci tagli del personale educativo-assistenziale, sia sulla mancata erogazione del trasporto, chiedendo in un appello al Consiglio Regionale «di adottare tutte le misure e gli adempimenti necessari al fine di garantire, in tempi utili e certi, il diritto allo studio degli alunni con disabilità delle scuole di ogni ordine e grado». Perché una scuola che include chi ha più bisogno, si occupa di tutti i bisogni della persona, nessuno escluso!

Referente di LEDHA Scuola (la LEDHA è la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, componente lombarda della FISH www.fishonlus.it-Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap). Il presente testo è già apparso in «Persone con disabilità.it – L’informazione sulla disabilità in Lombardia» e viene qui ripreso, con alcuni adattamenti al diverso contesto, per gentile concessione.

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