Ora si risparmia anche sulla salute

Probabilmente Il detto popolare «sulla salute non si risparmia» può essere purtroppo archiviato, se è vero – come emerge con chiarezza dal nuovo Rapporto PIT Salute, presentato dal Tribunale per i Diritti del Malato di Cittadinanzattiva -, che i problemi economici, i costi crescenti dei servizi sanitari e le difficoltà di accesso stanno spingendo i cittadini a rinunciare alle cure e a sacrificare la propria salute

Immagine sfuocata di operatori sanitari in un ospedaleIl detto popolare «sulla salute non si risparmia» può essere probabilmente archiviato, con buona pace di tutti. Dalla diciassettesima edizione, infatti, del Rapporto PIT Salute, intitolato (Sanità) in cerca di cura, che è stato presentato a Roma dal Tribunale per i Diritti del Malato di Cittadinanzattiva, emerge con grande evidenza che i problemi economici, i costi crescenti dei servizi sanitari e le difficoltà di accesso spingono i cittadini a rinunciare alle cure e a sacrificare la propria salute.
Questo è quanto risulta dalle oltre 24.000 segnalazioni giunte nel 2013 ai Servizi PIT Salute Nazionale e Regionali e alle sedi locali del Tribunale per i Diritti del Malato, quasi un quarto delle quali riguarda le difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie determinate dalle liste di attesa, dal peso dei ticket e dall’intramoenia insostenibile [l’intramoenia è la libera professione esercitata dentro alle strutture ospedaliere, N.d.R.]. Quello che dunque allontana sempre più i cittadini dalle cure e dalla sanità pubblica è il peso dei ticket: obbligati a “sopportare” la lista di attesa, si rinuncia infatti all’intramoenia troppo costosa e il ticket proprio non va giù.

«Oggi – commenta Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i Diritti del Malato di Cittadinanzattiva i cittadini hanno bisogno di un Servizio Sanitario Nazionale pubblico forte, che offra le risposte giuste al momento giusto e che non aggravi la situazione difficile dei redditi familiari. È un punto di partenza imprescindibile per impostare la cura appropriata per il Servizio Sanitario stesso, che non può essere messa a punto senza il coinvolgimento delle organizzazioni dei cittadini».
«Dobbiamo innanzitutto ridurre i ticket – sottolinea poi -, scongiurare nuovi tagli al Fondo Sanitario Nazionale e governare seriamente i tempi di attesa di tutte le prestazioni sanitarie (non solo di alcune, come accade ora), mettendo nero su bianco un nuovo Piano di Governo dei tempi di attesa, fermo al 2012. E ancora, è necessario affrontare l’affanno che ospedali e servizi territoriali stanno vivendo: per questo, accanto agli standard ospedalieri, è necessario procedere subito con quelli di personale e definire gli standard nazionali dell’assistenza territoriale, non previsti nemmeno dal recente Patto per la Salute. Da ultimo, ma non ultimo, è fondamentale agire seriamente sui LEA [Livelli Essenziali di Assistenza, N.d.R.], aggiornandoli dopo più di quattordici anni, oltre che strutturare e implementare un nuovo sistema di monitoraggio che fotografi la reale accessibilità degli stessi per i cittadini».
«A tal proposito – conclude Aceti – non riusciamo a capire come sia possibile che per il Ministero della Salute le Regioni stiano migliorando nella capacità di erogare i LEA, mentre aumentano le difficoltà di accesso per cittadini: il sistema di monitoraggio non sembra fotografare la realtà vissuta dalle persone. Per questo chiediamo che i rappresentanti delle organizzazioni dei cittadini entrino a far parte formalmente del Comitato di verifica dei LEA. La revisione in atto della normativa sui ticket e dei LEA, stando ad indiscrezioni, fa pensare a un gioco al ribasso per i diritti dei cittadini. Per questo le misure devono essere oggetto di confronto e consultazione pubblica».

Forbice usata da personale sanitario che taglia delle banconote

I tagli alla spesa pubblica sanitaria degli ultimi anni, tramite politiche sia nazionali che locali, stanno sempre più assottigliando l’offerta e le garanzie ai cittadini, esponendoli a rischi maggiori in termini di mancata presa in carico

Nel dettaglio dei dati presenti nel Rapporto PIT Salute 2014, va detto – come anticipato – che le difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie e le segnalazioni sui lunghi tempi di attesa restano ancora al vertice delle preoccupazioni dei cittadini: a lamentare infatti le liste di attesa è il 58,5%, quasi ugualmente ripartite fra esami diagnostici (34,1%), visite specialistiche (31,4%) e interventi chirurgici (27,1%).
Il secondo ostacolo all’accesso alle prestazioni è rappresentato poi dal problema dei ticket, in forte aumento di più di venti punti percentuali dal 10,3% del 2012 al 31,4% del 2013. In questo àmbito, quasi la metà dei cittadini contatta Cittadinanzattiva per i costi elevati e gli aumenti dei ticket per specialistica e diagnostica.
Si risentono, quindi, gli effetti dei tagli alla spesa pubblica degli ultimi anni, con politiche sia nazionali che locali, che sono andate nella medesima direzione, assottigliando sempre più l’offerta e le garanzie ed esponendo i cittadini a rischi maggiori in termini di mancata presa in carico.

Al secondo posto, vi sono poi le segnalazioni sulla grave situazione dell’assistenza territoriale e in particolare quella ricevuta da medici di base e pediatri di libera scelta (soprattutto perché i cittadini si vedono negata una visita a domicilio o il rilascio di una prescrizione), la riabilitazione (in particolare per i disagi legati alla mancanza o alla scarsa qualità dei servizio in ospedale oltreché alla difficoltà nell’attivazione di quello a domicilio) e l’assistenza residenziale.
Per quanto poi concerne la cosiddetta malpractice, ovvero i danni causati alla salute dei cittadini, dopo essere stato per molto tempo il primo problema, essa, questa volta, rappresenta la terza voce di segnalazione, un dato, probabilmente, dovuto anche questo alla difficoltà di accesso ai servizi. Per altro pesano ancora in modo preponderante i presunti errori terapeutici e diagnostici, seguiti dalle condizioni delle strutture, dalle disattenzioni del personale sanitario, dalle infezioni nosocomiali e da sangue infetto. In àmbito terapeutico, i presunti errori riguardano in particolare l’area ortopedica e la chirurgia generale, in àmbito diagnostico, invece, soprattutto l’area oncologica e ancora quella ortopedica.
Infine, le segnalazioni sull’assistenza ospedaliera, passate dal 9,9% del 2012 al 13,1% del 2013 e cresciute soprattutto rispetto all’area dell’emergenza urgenza: l’attesa per l’accesso alla prestazione viene infatti ritenuto il più rilevante dei problemi, seguito dall’assegnazione non chiara del codice di triage [bianco, verde, giallo e rosso, a seconda della crescente gravità, N.d.R.], dai ritardi nell’arrivo delle ambulanze e dalle segnalazioni di ticket per il pronto soccorso.

Un’ampia parte del Rapporto è dedicata naturalmente alla questione dei costi e segnatamente all’aumento di quelli a carico dei cittadini per accedere a prestazioni sanitarie. Ebbene, se tra il 2007 e il 2013 la spesa sanitaria pubblica è rimasta praticamente invariata, a causa della stretta sui conti pubblici, fino al 2012, al contrario, è aumentata del 9,2% quella di tasca propria delle famiglie, per poi ridursi del 5,7% nel 2013. Tre miliardi, inoltre – secondo dati prodotti dalla Corte dei Conti -, sono stati gli euro spesi dagli italiani per ticket sanitari nel 2013, con un incremento del 25% dal 2010 allo scorso anno.
Su un altro fronte, va detto che dopo il restringimento del welfare pubblico, anche il welfare privato familiare comincia a mostrare segni di cedimento. Rispetto infatti al valore pro-capite della spesa sanitaria privata, dal 2012 al 2013 esso si è ridotto da 491 a 458 euro all’anno e le famiglie italiane hanno dovuto rinunciare complessivamente a 6,9 milioni di prestazioni mediche private.

Questi, per concludere, alcuni costi medi sostenuti in un anno da una famiglia, come risultano dalle segnalazioni di cittadini e associazioni al Tribunale per i Diritti del Malato: 650 euro per farmaci necessari e non rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale; 901 euro per parafarmaci (integratori alimentari, lacrime artificiali, pomate ecc.); 7.390 euro per strutture residenziali o semiresidenziali; 9.082 euro per l’eventuale badante; 1.070 euro per visite specialistiche e riabilitative; 537 euro per protesi e ausili; 737 euro per dispositivi medici monouso, vale a dire pannoloni, cateteri e materiali per stomie. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: stampa@cittadinanzattiva.it.

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