Capolavori dell’arte da (ri)scoprire con il tatto

Una sfida a quanti vogliano provare cosa significhi ammirare un capolavoro spogliandosi della vista, per lasciarsi guidare in un viaggio multisensoriale: è aperta fino all’11 ottobre, in Via Margutta a Roma, la bella mostra promossa dal Centro Regionale Sant’Alessio – Margherita di Savoia di Roma, in collaborazione con il Museo Tattile Anteros di Bologna, che propone alcuni capolavori dell’arte da “guardare” e (ri)scoprire attraverso le mani

"Gioconda" di Leonardo e la riproduzione tattile

La “Gioconda” di Leonardo da Vinci e la riproduzione tattile in esposizione a Roma

Cinque capolavori del Medioevo e dell’Età Moderna – tra cui, oltre alla celeberrima Gioconda di Leonardo, gli altrettanto famosi Nascita di Venere di Botticelli, Allegoria della Prudenza di Tiziano, Federico da Montefeltro di Piero della Francesca e Lionello d’Este di Pisanello – riproposti tridimensionalmente, per essere “guardati” attraverso le mani: è ancora aperta fino all’11 ottobre la mostra intitolata Apticamente parlando: alla scoperta dell’arte con il senso del tatto, bella iniziativa romana promossa in Via Margutta, 51 – nella casa che fece da sfondo al film Vacanze romane, con Audrey Hepburn e Gregory Peck – dal Centro Regionale Sant’Alessio – Margherita di Savoia di Roma, in collaborazione con il Museo Tattile Anteros dell’Istituto per i Ciechi Francesco Cavazza di Bologna.
Le opere in bassorilievo sono state sì pensate per le persone non vedenti, ma sono state messe a disposizione di tutti, come spiegano gli organizzatori, «lanciando una sfida a quanti vogliano provare cosa significhi ammirare un capolavoro spogliandosi della vista, per lasciarsi guidare in un viaggio multisensoriale».

«A volere questa iniziativa – spiega Antonio Organtini, direttore generale del Sant’Alessio e responsabile della mostra – è stato il nostro presidente Amedeo Piva, che sta aprendo i confini del nostro Centro ad attività che vanno oltre quelle statutarie, cioè oltre la riabilitazione e l’assistenza. Quella che però abbiamo voluto lanciare con la mostra è stata soprattutto una sfida, difficile quasi quanto un “doppio salto carpiato”. Stiamo chiedendo infatti alle persone vedenti di fare un’esperienza aptica [tramite il tatto, N.d.R.] dell’arte attraverso le nostre guide speciali».
I visitatori, infatti, usando appunto solo il tatto, devono lasciarsi guidare in un viaggio multisensoriale da Salvatore Vaccaro e Lucilla D’Antilio, entrambi ciechi, lui dalla nascita, lei in seguito a una malattia. «Prendiamo le mani dei visitatori – spiega lo stesso Vaccaro – e attraverso le nostre, le portiamo a esplorare le opere, che magari già conoscono, ma che ora hanno l’occasione di scoprire in modo diverso». «Questo – aggiunge D’Antilio, ex insegnante di Industrial Design e Storia dell’Arte, diventata cieca in seguito a una congiuntivite virale – è un modo assolutamente innovativo di approcciare alla conoscenza. Io stessa, che da vedente avevo avuto naturalmente modo di conoscere e studiare le opere esposte a Via Margutta, guardandole ora attraverso le dita, ho scoperto tanti particolari nuovi, che prima non avevo mai notato».

Come accennato, la traduzione dei quadri in bassorilievi tattili è stata realizzata dall’Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza di Bologna attraverso una tecnica molto raffinata. «Quando traduciamo un dipinto – spiega Loretta Secchi, curatrice della mostra e responsabile del Museo Anteros – dobbiamo assicurare la fedeltà all’originale, ma anche garantire una percezione di qualità alle persone non vedenti. La traduzione avviene dunque in modo artigianale e artistico, trattandosi di un’operazione che deve restituire il valore estetico della forma, ma anche l’accuratezza delle soglie tattili».
Il percorso, quindi, è necessariamente lungo e complesso, basandosi innanzitutto sul tracciare le linee di contorno del disegno di un dipinto, che vengono poi tradotte su un piano di creta, costruendo infine i volumi. Nel mezzo, però, sono tanti i passaggi da eseguire con accuratezza, dall’essiccazione alla patinatura, fino allo stampo in gesso e alla rifinitura dei dettagli.
«Tutto il processo – spiega ancora Secchi – viene testato costantemente da persone non vedenti, per valutare la qualità delle soglie tattili, in modo tale da poter capire cosa corrisponde realmente e cosa va corretto. Quando il lavoro è terminato, si studia il modo in cui l’opera potrà essere fruita, attraverso una formazione all’esplorazione tattile». (S.B.)

La mostra intitolata Apticamente parlando: alla scoperta dell’arte con il senso del tatto è aperta, come detto, in Via Margutta, 51 a Roma, fino all’11 ottobre (ingresso libero tutti i giorni, ore 15-19).
Per ulteriori informazioni e approfondimenti: santalessio@santalessio.org.

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