Sessualità: la legge dell’annuncio e l’annuncio della legge

«Quando si parla di sessualità e disabilità – scrive Andrea Pancaldi – si può sfuggire dal riporre le speranze solo negli annunci? E si può sfuggire alla tentazione di annunciare leggi come elementi salvifici? Oggi, purtroppo, l’orizzonte pare affidarsi sempre più all’informazione, per affrontare questo tema, piuttosto che al lavoro sociale, educativo e formativo, che tende ad essere meno visibile ed evocato»

Realizzazione grafica su sfondo di un puzzle, dedicata al tema "Sessualità e disabilità"Alcuni mesi fa abbiamo affrontato su queste stesse pagine il tema del rapporto tra disabilità e sessualità, sottolineando come esso sembri essere sempre all’anno zero nel dibattito italiano, con una storia e una serie di competenze che non si sono sedimentate, cosicché tutto quanto arriva sulle cronache diventa “novità”. Chi scrive ha poi ripreso e ampliato questo genere di considerazioni in un secondo contributo, apparso nel sito «Bandieragialla.it» (Handicap e sessualità: la sindrome del Monòpoli).
Da allora quanto uscito in materia non si è discostato, in linea generale, dall’approccio descritto nei due contributi citati. Due notizie, tuttavia, meritano una riflessione, già in parte evidenziata nel titolo scelto per la presente riflessione.

La prima, apparsa in settembre, ha girato su vari siti internet e agenzie dell’area sociale/disabilità, riguardo al videodocumento The Special Need in cui si racconta della vicenda di un ragazzo autistico che nel suo viaggio attraverso l’Europa, incontra in Svizzera le cosiddette “assistenti sessuali” e fa visita in Germania a un bordello specializzato in clientela disabile [se ne legga anche nel nostro giornale, N.d.R.].
La seconda, apparsa in agosto, è relativa all’avvio di un sito di incontri specializzato in relazioni e matrimoni tra persone con disabilità italiane e donne filippine, che – specifica l’home page – «sapranno amarti e prendersi cura di te».
Rivisitandolo in questi giorni di stesura del nostro articolo, verifichiamo che il sito ha eliminato la specializzazione sulla disabilità e nella presentazione si parla di un’Associazione e non di una Cooperativa… Ai fini, però, del nostro ragionamento questo non sposta molto la questione.

Dalla notizia su The Special Needs riportiamo testualmente un passaggio: «Enea […] non ha mai avuto un rapporto sessuale, nonostante ne senta il desiderio e ne abbia le piene capacità. Dal momento che il suo paese, l’Italia, non offre alcuna soluzione legale al suo desiderio, Enea s’imbarca in un viaggio in Europa con i sui amici Carlo ed Alex, alla ricerca di un modo per avere un rapporto sessuale […]».
Non vogliamo qui entrare nel merito del rapporto tra disabilità e prostituzione e nemmeno ragionare sulla controversa figura dell’assistente sessuale, ma vogliamo soffermarci sul passaggio in cui si evocano soluzioni “legali” e si chiede alla legge di venire in soccorso di questa tematica.
La domanda che sorge spontanea è: ma siamo sicuri di voler affidare alla legge le sorti della dinamica dell’incontro tra i corpi? Proprio alla legge che è l’incarnazione massima dell’“istituito”, vogliamo affidare il tema della sessualità, che è per sua natura destabilizzante e, potremmo dire, “antistituzionale”?
Ho troppa poca cultura e competenza in materia e quindi mi fermo subito e per approfondire questa sottolineatura mi affido alle parole del filosofo Umberto Galimberti e a un suo lontanissimo articolo (La legge lo giudica osceno: erotico o paralizzato è sempre corpo del reato, in «Sette», supplemento del «Corriere della Sera», 9 aprile 1988), ove si narrava della vicenda di una donna agente di custodia che pare avesse avuto rapporti sessuali con un detenuto e di cui riportiamo un passaggio: « […] il suo avvocato sostiene che la donna non ha commesso il fatto. Me lo auguro per l’agente di custodia, meno per la tranquilla coscienza di noi tutti perché, di fronte a casi come questo, ciascuno di noi ha sempre la possibilità di ripensare l’eterno conflitto tra il corpo e la legge e fin dove la legge può decidere della vicenda dei corpi».

La seconda notizia, come detto, parla di una Cooperativa Sociale napoletana che ha promosso un sito di incontri e possibili matrimoni tra donne filippine e persone disabili italiane.
Indubbiamente, la fase di crisi e di tagli aguzza la proverbiale inventiva partenopea; ma avranno inserito il progetto nel Piano di Zona… erogena? Anche in questo caso, comunque, è l’annuncio, l’inserzione (come avviene per il più reclamizzato sito italiano «Love Ability», nato mesi fa e promotore di una petizione per una legge sull’assistente sessuale) lo strumento per facilitare gli incontri e affrontare, porre il tema all’attenzione dei singoli e della realtà sociale. Ci si affida quindi agli strumenti informativi, non solo per veicolare il dibattito su un tema “non più osceno”, per usare la bella immagine di Galimberti, ma anche per fungere da contesto, da contenitore delle occasioni di incontro e relazione.

Ma si può sfuggire dal riporre le speranze solo negli annunci? Si può sfuggire alla tentazione di annunciare leggi come elementi salvifici?
Oggi, purtroppo, a parte un bel progetto torinese del Servizio Passepartout e defilatesi da un po’ di anni dalla scena del dibattito persone competenti come Fabio Veglia, Maria Cristina Pesci e Andrea Mannucci, l’orizzonte pare affidarsi sempre più all’informazione, per affrontare questo tema, piuttosto che al lavoro sociale, educativo e formativo, che tende ad essere meno visibile ed evocato.
In un’epoca in cui la crisi determina fenomeni “migratori” anche nel mondo della disabilità, in cui parte del “progettuale” migra dall’àmbito classico dello psico-socio-educativo, per sperimentare terreni nuovi e nuovi lessici ancora incerti (un settore, ad esempio, è quello legato a termini come “ecosostenibile”, “antispreco”, “orti urbani”, “riuso”, “riciclo”), il tema della sessualità ci riporta alla centralità dei servizi pubblici e delle esperienze associative, perché uomini e donne, maschi e femmine, si nasce, ma soprattutto si diventa. Provare a farlo da adulti con un annuncio o “importando” una donna filippina, o ancora invocando una legge, non pare una prospettiva di lungo respiro.
Anche se va detto che il lungo respiro è un lusso, di questi tempi, che è molto complicato potersi concedere.

Gli interessati alla lettura integrale dell’articolo di Umberto Galimberti qui citato, possono richiederlo alla nostra redazione (info@superando.it).

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