Mass media e accessibilità: che l’ostacolo diventi opportunità

Solo tramite un’informazione totalmente accessibile si può realizzare la vera integrazione sociale anche dei soggetti più deboli, come le persone con disabilità: è stato questo l’assunto di base di un convegno a Milano, promosso dal CORECOM Lombardia (Comitato Regionale per le Comunicazioni), al termine di un intenso confronto con varie Associazioni e che ha dedicato particolare attenzione alle esigenze delle persone non vedenti e ipovedenti

Cieco davanti al computerNegli ultimi due decenni la nostra società ha vissuto un progresso tecnologico senza precedenti. Da una comunicazione basata sul formato cartaceo e sull’informazione diffusa solo tramite radio, TV e giornali, si è giunti a un sistema sempre più imperniato sull’informazione diffusa da mezzi digitali, in particolare tramite la rete internet.
Se grazie a questo mutamento gli utenti possono attualmente usufruire di un accesso più pratico e immediato alle informazioni, si rileva purtroppo il rischio che da questo progresso e dai conseguenti vantaggi rimangano escluse le categorie più deboli, come le persone con disabilità. È pertanto fondamentale garantire l’effettiva accessibilità dei media, in quanto solo per mezzo di un’informazione totalmente accessibile si realizza la vera integrazione sociale anche dei soggetti più deboli.

Di questi temi si è discusso recentemente a Milano, in occasione del convegno intitolato Accessibilità ai media un’opportunità per tutti, rivolto a giornalisti, operatori dell’informazione e webmaster. L’incontro è stato promosso dal CORECOM Lombardia (Comitato Regionale per le Comunicazioni) e ha rappresentato il frutto di un intenso confronto che coinvolto varie Associazioni del Terzo Settore, tra cui l’UICI Lombardia (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e l’ENS (Ente Nazionale dei Sordi). Tra i partecipanti, fra gli altri, erano presenti Nicola Stilla, presidente dell’UICI Lombardia e Franco Lisi, responsabile del Polo Informatico dell’Istituto dei Ciechi di Milano.
Dai vari interventi è emersa in tutta evidenza l’estrema complessità, nonché la delicatezza del tema. Come anticipato, infatti, parlando di “accesso alle informazioni”, non ci si riferisce più solo alle notizie diffuse tramite giornali, TV e radio, ma a una serie sconfinata di servizi offerti tanto da privati, quanto dalla Pubblica Amministrazione (si pensi ad esempio alle banche dati cui i cittadini possono accedere, per ottenere documentazione utile, senza dover passare per i classici “sportelli” degli enti).

A livello sovrannazionale il diritto all’accessibilità è stato ampiamente riconosciuto in maniera inequivocabile. Come evidenziato nel proprio intervento da Rodolfo Cattani, presidente del FID (Forum Italiano sulla Disabilità) e segretario dell’EDF (European Disability Forum), «la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità riconosce l’importanza dell’accessibilità, tra l’altro, dell’informazione e della comunicazione, al fine di consentire alle persone con disabilità il pieno godimento di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali. Sia l’Unione Europea, sia gli Stati Membri devono quindi assicurare alle persone con disabilità la piena accessibilità a tutti gli strumenti della comunicazione scritta, sonora, semplificata e mediata, inclusi quelli specificamente destinati alle persone con disabilità stesse».
«L’EDF – ha aggiunto Cattani – riconosce che sono stati conseguiti risultati significativi, ma osserva che sussistono numerose criticità riguardo al recepimento e all’attuazione della Convenzione per quanto concerne l’accessibilità dei mezzi dell’informazione, un settore vastissimo in continua evoluzione ed espansione».
Nello specifico, lo ricordiamo, al primo comma dell’articolo 9 (Accessibilità), la Convenzione ONU invita gli Stati Parti a prendere misure appropriate per assicurare alle persone con disabilità l’accesso «(b) ai servizi di informazione, comunicazione e altri, compresi i servizi informatici e quelli di emergenza», e a «promuovere l’accesso delle persone con disabilità alle nuove tecnologie ed ai sistemi di informazione e comunicazione, compreso internet» (comma 2 g). Inoltre, l’articolo 21 (Liberta di espressione e opinione e accesso all’informazione) richiama la necessità di «(a) mettere a disposizione delle persone con disabilità le informazioni destinate al grande pubblico in forme accessibili e mediante tecnologie adeguate ai differenti tipi di disabilità, tempestivamente e senza costi aggiuntivi» e di «(d) incoraggiare i mass media, inclusi gli erogatori di informazione tramite Internet, a rendere i loro servizi accessibili alle persone con disabilità».

Rodolfo Cattani

Rodolfo Cattani, presidente del FID (Forum Italiano sulla Disabilità) e segretario dell’EDF (European Disability Forum)

Tra coloro che più spesso si devono scontrare con il continuo progredire della tecnologia vi sono sicuramente le persone non vedenti e ipovedenti.
In àmbito nazionale la Legge 4/04 [“Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”, la cosiddetta “Legge Stanca”, N.d.R.] rappresenta certamente un importante traguardo nell’affermazione del principio dell’accessibilità ai sistemi informativi, in quanto impone obblighi specifici alle Amministrazioni Pubbliche e a tutti coloro che offrono servizi di pubblica utilità, affinché garantiscano un livello minimo di accessibilità dei propri servizi per tutti gli utenti.
«Se da una parte – ha dichiarato Nicola Stilla, durante il convegno di Milano – l’applicazione degli standard tecnici segna un livello necessario sotto il quale non è consentito scendere nel rispetto dei principi di parità di accesso, i cittadini utenti e le stesse Amministrazioni, tuttavia, avvertono che la garanzia all’accesso non si esaurisce nel rispetto dei meri aspetti tecnici, poiché il diretto e pieno coinvolgimento delle persone per mettere a punto la vera fruibilità è un passo importante per poter garantire la qualità e l’usabilità dei prodotti».

La piena accessibilità, del resto, non è un obiettivo tra i più facili da raggiungere ed è pertanto fondamentale “fare rete”, mettendo a frutto tutte le conoscenze e le esperienze a disposizione.
In tal senso l’Istituto dei Ciechi di Milano, con il proprio Polo Informatico, si pone come punto di riferimento scientifico, grazie alla costante ricerca di soluzioni che assicurino alle persone non vedenti e ipovedenti un concreto accesso ai mezzi d’informazione.
Tra i vari progetti dell’Istituto, da segnalare ad esempio un corso rivolto ai giornalisti e ai webmaster che, grazie al supporto di esperti altamente qualificati, potranno acquisire un’adeguata formazione per quanto riguarda le linee guida che, se correttamente applicate, consentiranno loro di realizzare siti web che garantiscano un’effettiva accessibilità, non solo nel rispetto degli standard minimi imposti dalla legge, ma nel rispetto tanto dei loro utenti, quanto della loro stessa missione: fornire cioè informazioni e servizi.

«Forse – ha proseguito Stilla, riferendosi specificamente ai mass media – il settore più “coperto” dalla Legge e dai Decreti è quello della stampa. Oggi, infatti, le informazioni e gli articoli sono sempre più diffusi tramite i siti web, nonché tramite le applicazioni mobili. In merito ai siti web, la Legge 4/04, anche tramite il Decreto Attuativo il cui allegato A è stato aggiornato nel settembre del 2013, e il più recente Decreto Legge 179/12 [convertito con modifiche nella Legge 221/12, N.d.R.], forniscono dirette indicazioni su come i contenuti debbano essere realizzati. Tuttavia, nonostante tali indicazioni, si deve purtroppo riscontrare una scarsa applicazione dei princìpi di accessibilità, dovendosi così ricorrere a specifici accordi con i mass media di riferimento per poter garantire l’accessibilità a particolari categorie di utenti. L’UICI, ad esempio, ha realizzato, anche a seguito di uno specifico accordo, un servizio di consultazione dei quotidiani tramite il Progetto Evalues, ciò che ha consentito anche di realizzare un’applicazione mobile accessibile e fruibile tramite le tecnologie assistive utilizzate dalle persone non vedenti. Tutto questo, però, dovrebbe poter essere attuabile accedendo direttamente alle risorse disponibili per tutti, al fine di garantire pari opportunità a prescindere da specifici accordi e collaborazioni».
«Rispetto ai siti web – ha sottolineato poi il Presidente dell’UICI Lombardia – meno attenzione è rivolta alla progettazione e allo sviluppo di interfacce mobili oggi sempre più diffuse per rendere disponibili news tramite gli smartphone e i tablet, ovvero le cosiddette app dedicate a specifici contenuti. E del resto, né la Legge, né i Decreti contengono con chiarezza le parole “anche tramite applicazioni mobili”, con la conseguente libertà da parte dei committenti di richiedere o meno che l’applicazione fatta realizzare sia effettivamente fruibile da parte di tutti, anche tramite le tecnologie assistive. Per gli articoli, spesso forniti in formato .pdf, fortunatamente i Decreti Attuativi, nonché il citato Decreto Legge 179/12, danno chiare indicazioni; ora andrà rivolto ogni sforzo al fine di sensibilizzare gli operatori affinché le stesse siano rispettate».

Nicola Stilla

Il presidente dell’UICI della Lombardia Nicola Stilla

«Per quanto concerne infine i servizi televisivi e radiofonici – ha concluso Stilla – sebbene i principi della Legge siano riferibili ad essi senza difficoltà, il concetto di accesso universale è pressoché assente, se non in pochi e troppi limitati servizi. In altre parole, i servizi di sottotitolazione e audiodescrizione sono sempre pochi e poco garantiti. La Legge, su questo aspetto, è in qualche modo “ammorbidita”, obbligando i produttori a garantire i suddetti servizi in maniera limitata, commisurando l’obbligo al contenuto specifico. Se da un lato, quindi, il Legislatore ha il chiaro obiettivo di evitare un eccessivo carico di lavoro nella predisposizione dei contenuti, dall’altro si deve registrare il rischio di esclusione dalla fruizione di molti servizi di utenti di svariate categorie».

Come si può pertanto capire, l’accessibilità ai media è un tema alquanto complesso; la tecnologia progredisce a passi da gigante e ad ogni passo da essa compiuto corrisponde un mutamento dei criteri per definire l’accessibilità stessa.
Il convegno di Milano ha rappresentato indubbiamente un’ottima occasione di confronto fra i vari esperti presenti, ed è proprio questa la via da seguire: confronto e scambio di esperienze. Tanto più, cioè, si metteranno a frutto le migliori esperienze, quanto più l’accessibilità ai mezzi d’informazione non rappresenterà più il mero rispetto di obblighi imposti dalla legge, ma sarà davvero un’opportunità da sfruttare da parte di tutti: da parte degli operatori, che potranno competere a tutto campo nell’offrire servizi completi e di alta qualità, e da parte degli utenti, che tramite il libero accesso saranno in possesso di un elemento in più per integrarsi appieno nella società.

Il convegno di inizio ottobre, come già accennato, è stato il risultato di un lungo e intenso lavoro che auspicabilmente non dovrà esaurirsi in questo singolo evento, ma dovrà invece proseguire con un costante e intenso confronto fra i vari operatori.
Per la buona riuscita dell’evento, un ringraziamento particolare va a Federica Zanella, presidente del CORECOM Lombardia, nonché a tutti i Membri del Comitato stesso – in modo particolare a Diego Borella – che hanno creduto fortemente nell’iniziativa e che, con il loro impegno, vogliono proseguire sulla strada del pieno accesso alle informazioni, così come testimoniato dallo stesso sito web del Comitato che oggi, anche grazie alla consulenza offerta dall’Istituto dei Ciechi di Milano, è totalmente accessibile a tutte le persone e, quindi, anche ai non vedenti e agli ipovedenti.

Addetto alla comunicazione dell’UICI Lombardia (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti).

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