Servirà a educare chi “bara” ai parcheggi?

È nato in Facebook un gruppo “nutrito” dalle foto di veicoli beccati sui parcheggi per persone con disabilità, senza alcun contrassegno in evidenza sul cruscotto. «In pochi giorni – scrive Franco Bomprezzi – il gruppo ha raggiunto oltre 250 iscritti, residenti in varie città italiane, perché il fenomeno è diffuso ovunque, con le medesime caratteristiche di insensibilità e ignoranza, di mancanza di rispetto, spesso ai limiti della strafottenza»

Auto parcheggiata abusivamente in un posto per disabili

Uno dei tanti casi di veicoli che abusivamente occupano ogni giorno, in ogni parte d’Italia, i parcheggi riservati alle persone con disabilità

È nata per insofferenza, per frustrazione, per indignazione. Come spesso accade nel web, il passaparola ha fatto il resto. La constatazione impotente che molto spesso, se non quasi sempre, i posti destinati a garantire la sosta alle persone disabili sono occupati abusivamente da vetture sprovviste di qualsiasi contrassegno. Frecce d’emergenza accese, oppure niente. Un malcostume diffuso e dilagante, nonostante gli appelli, i cartelli che sono chiarissimi, gli spazi che quasi sempre sono ben segnati sul terreno.
Simona Zanella e Massimo Vettoretti, presidente, quest’ultimo, dell’UICI di Treviso (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), hanno deciso pochi giorni fa di lanciare un gruppo aperto su Facebook, denominato Fotografa l’impostore. Un appello esplicito a tutti, disabili o meno, a fotografare con il cellulare qualsiasi auto beccata in sosta senza alcun contrassegno in evidenza sul cruscotto. Una foto davanti e una dietro, da inviare via mail ai promotori della campagna di dissuasione. Le foto verranno pubblicate sul web, con la targa oscurata per rispettare le norme sulle privacy, ma gli originali, targa compresa, saranno poi inviati ai Sindaci e ai Comandanti della Polizia Urbana delle rispettive città. In tal modo starà a loro verificare con maggiore attenzione il rispetto delle norme sulla sosta, magari cominciando seriamente a fare le multe, che prevedono anche due punti di meno sulla patente.
In pochi giorni il gruppo ha raggiunto oltre 250 iscritti, non solo a Nord-Est, ma anche in varie città italiane, perché il fenomeno, inutile dirlo, è diffuso ovunque, con le medesime caratteristiche di insensibilità e ignoranza, di mancanza di rispetto, spesso ai limiti della strafottenza. Ne sono prova le scuse barbine che di volta in volta vengono accampate [se ne legga recentemente anche in un altro nostro articolo, N.d.R.] quando si fa notare l’abuso: «Solo cinque minuti». «Sono le sette di sera, a quest’ora i disabili vanno ancora in giro?». «Sta piovendo forte, come devo fare?». E via elencando.
I telegiornali della zona hanno dedicato sùbito servizi ben documentati e adesso anche i quotidiani. Il risultato più importante, dunque, quello della sensibilizzazione dell’opinione pubblica, sembra raggiunto.

Le prime foto postate su Facebook testimoniano di una grande varietà di vetture: il fenomeno è trasversale, ci sono SUV, ma anche utilitarie, furgoncini di artigiani, macchine vecchie e nuove. Quei posti segnati in arancione fanno gola, sono spesso gli unici a disposizione e per di più gratis, visto che le vicine strisce blu prevedono sempre un pagamento. E chi se ne importa se si toglie un diritto fondamentale alla mobilità alle persone con disabilità! Persone che spesso guidano in autonomia, oppure vengono accompagnate. Gli spazi per la sosta, previsti per legge, hanno anche dimensioni studiate per favorire la salita e la discesa con un sufficiente margine per l’accostamento di carrozzine o per l’uscita di una pedana. Non sono un privilegio, ma semplicemente una dovuta attenzione al diritto alla mobilità di tutti.
Significativo, poi, è come l’abuso, se possibile, aumenti nei pressi dei centri commerciali e dei supermercati, dove c’è la sicurezza dell’impunità, trattandosi di aree private spesso senza custodia. In queste situazioni la protervia è diffusa, e accomuna uomini e donne. Ovviamente farsi giustizia da soli non solo non si deve, ma soprattutto non è possibile. Una foto, comunque, è un’azione non violenta e di denuncia che può diventare virale.
Chiunque, quindi, voglia condividere e collaborare può iscriversi al citato gruppo di Facebook e inviare le foto via mail rispettando i criteri indicati dai promotori (agli indirizzi: massimo.vettoretti@gmail.com, adaorsatti@virgilio.it, zanmaxx@libero.it e info@valpolicellasenzabarriere.it).

Direttore responsabile di «Superando.it».

Stampa questo articolo