Dalla vita in poi

«Siamo così sicuri che una condizione di disabilità renda infelici, tanto da potere usare questo termine come sinonimo e darlo per scontato?»: lo dicono dal Comitato di Coordinamento Pavese per i Problemi dell’Handicap e invitano a rifletterci per il 22 novembre a Pavia, con la proiezione del film “Dalla vita in poi”, iniziativa inserita nell’àmbito del “Festival dei Diritti”, dedicato quest’anno proprio al tema della “Felicità”

Cristiana Capotondi e Nicoletta Romanoff in una scena del film "Dalla vita in poi"

Le attrici Cristiana Capotondi e Nicoletta Romanoff in una scena del film “Dalla vita in poi”

Rosalba ama Danilo, un giovane che dovrà trascorrere molti anni in carcere. Per alleviargli la sofferenza della detenzione, gli scrive quotidianamente una lettera, dolce, appassionata, lirica, ma tradurre in parole i sentimenti non le riesce facile e ricorre quindi all’aiuto di Katia, l’amica del cuore, giovane donna con disabilità in carrozzina. Katia è quindi un “suggeritore d’amore”, proprio come il celebre Cyrano de Bergerac, dando il via a un gioco che ben presto si rivelerà pericoloso…
Parte così la storia di Dalla vita in poi, film italiano del 2010, diretto da Gianfrancesco Lazotti e interpretato, tra gli altri, da Cristiana Capotondi, Filippo Nigro e Nicoletta Romanoff, che verrà proiettato sabato 22 novembre a Pavia (Santa Maria Gualtieri, Piazza della Vittoria, ore 21), nell’àmbito del Festival dei Diritti 2014, promosso dal locale Centro Servizi Volontariato e dedicato quest’anno al tema della Felicità.

A organizzare la serata è stato il Comitato di Coordinamento Pavese per i Problemi dell’Handicap (referente per la Provincia di Pavia della LEDHA, la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, che è a propria volta la componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), che con questo film e il successivo dibattito, punterà a ribaltare la convinzione diffusa che considera le persone con disabilità come degli “infelici”, evidenziandone invece le potenzialità. «Siamo così sicuri – ricorda infatti Katia Pietra del Comitato Pavese – che una condizione di disabilità renda infelici, tanto da potere usare questo termine come sinonimo e darlo per scontato? Ne rifletteremo insieme il 22 novembre». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: coordpvhandy@yahoo.it.

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