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La disabilità “invisibile” di Amalia

Realizzazione grafica dedicata alla disabilità "invisibile"

La disabilità “invisibile” di Amalia (persona sorda dalla nascita) è al centro dello spettacolo scritto, diretto e interpretato da Silvia Zoffoli, la cui nuova rappresentazione è in programma per il 13 gennaio ad Arezzo

«Un soggetto intrigante e poco frequentato (l’ipoacusia), sviluppato con toni di verità e una partecipazione emotiva che rivela una sorprendente, simpatetica contiguità col tema trattato, attraverso un’apprezzabile modulazione dei diversi registri verbali».
Sono parole dei componenti di una delle giurie che hanno finora premiato lo spettacolo teatrale di Silvia Zoffoli Amalia e basta, classificatosi secondo, ad esempio, al premio per la drammaturgia Teatro e Disabilità del 2011, vincitore, nel 2012, sia nella categoria dei monologhi a Sipario-Autori Italiani, sia tra i testi teatrali a InediTO Colline di Torino e più recentemente – come avevamo riferito a suo tempo – trionfatore anche nell’àmbito di OFFerta Creativa 2014, progetto della Regione Emilia-Romagna a cura di Teatrinrete (Teatro delle Temperie, Teatro dell’Argine e Compagnia Gli Incauti), comprendente una rassegna di dieci spettacoli realizzati da giovani professionisti emergenti.

Una nuova rappresentazione dello spettacolo – prodotto dall’Associazione Culturale Falesia Attiva e diretto e interpretato sempre da Silvia Zoffoli – è ora in programma per martedì 13 gennaio ad Arezzo, nell’àmbito della rassegna Salute in scena (Teatro Pietro Aretino, ore 21.15).
Amalia, protagonista della storia, lavora come hostess di museo e una giornata in cui le sembra che il tempo non passi mai diventa l’occasione per ripercorrere le tappe fondamentali della sua vita, quelle cioè di una giovane come tante, che però è sorda dalla nascita. Ed è con la sua disabilità “invisibile” – diversità con cui confrontarsi sia rispetto agli udenti, sia rispetto agli altri sordi – che Amalia si misura, facendo emergere vari risvolti, talora tragicomici, e riuscendo infine ad accettarsi appunto come “Amalia e basta”.

«Rispetto alla sordità – dichiara Silvia Zoffoli – oggi c’è ancora molta ignoranza: nell’uso comune, ad esempio, resiste non di rado l’utilizzo del termine “sordomuto” per indicare chi, invece, è semplicemente sordo. In realtà la disabilità uditiva è complessa, declinata in differenti forme, modi ed esistenze. Questo testo nasce da un intenso percorso di ricerca, in cui il mio unico criterio guida è stato mettermi in ascolto empatico di molte storie e persone, le più diverse fra loro. Probabilmente in Amalia c’è un po’ di ognuna di esse. Io non posso definirmi un’esperta di sordità né faccio teatro “per sordi”: ho semplicemente sentito la necessità di raccontare, attraverso il teatro, un personaggio che stimoli il pubblico a conoscere una realtà più vicina di quanto si possa immaginare e quello che ho voluto sottolineare è il valore dell’unicità della persona, che non è riducibile a un solo “aggettivo”». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: falesiattiva@gmail.com, info@reteteatralearetina.it.