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Il Ministero della Giustizia ha discriminato?

Realizzazione grafica dedicata alla discriminazioneLa segnalazione ci arriva da Claudio Messori, direttore dell’Agenzia per il Lavoro dell’ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro) e riguarda il recente Provvedimento del 25 novembre 2014 (Avviso di mobilità ai sensi dell’art. 30 del d.lgs. 30/03/2001 n. 165 per la copertura di complessivi n. 1031 posti a tempo pieno e indeterminato – vari profili professionali), prodotto dal Ministero della Giustizia e pubblicato il 20 gennaio scorso in Gazzetta Ufficiale (n. 5- IV serie speciali – Concorsi ed esami).
Alla fine dell’articolo 2 (Requisiti di ammissione), vi si esplicita testualmente quanto segue: «SONO ESCLUSI dalla presente procedura: Tutti i dipendenti in servizio a tempo pieno e indeterminato già assunti ai sensi dell’art. 3 e 18 della legge 68/1999, in quanto presso l’Amministrazione della Giustizia l’aliquota riservata a tali categorie risulta completa [maiuscoli e grassetti nell’originale, N.d.R.]».

Ebbene, almeno due passaggi provocano forti perplessità, a partire dall’affermazione che «presso l’Amministrazione della Giustizia l’aliquota riservata a tali categorie risulta completa». Su questo, infatti, ci piacerebbe ricevere dallo stesso Ministero della Giustizia cifre precise, soprattutto dopo avere letto nella recente Settima Relazione sullo stato di attuazione della Legge recante norme per il diritto al lavoro dei disabili (anni 2012 e 2013) che «nel biennio 2012-2013 si registra una contrazione delle quote di riserva (ossia dei posti riservati alle assunzioni di persone con disabilità), tanto nel settore privato (da 158.295 posti a 117.136) quanto in quello pubblico (da 76.770 a 69.083)», come sottolineato nel sito «Condicio.it».
Per questo aspetto, dunque, attendiamo rassicurazioni direttamente dal Ministero.

Non si può tuttavia non condividere quanto dichiarato da Claudio Messori, ovvero che «quella frase esplicitata in un Provvedimento ufficiale risulta essere una discriminazione verso una categoria cui devono essere concessi i medesimi percorsi per i cosiddetti “normodotati”».
Anche da parte nostra, quindi, ne auspicheremmo senz’altro una rapida abrogazione. (S.B.)