E la barca di Caronte era pure accessibile…

Continua a “colpire”, con la sua dissacrante e caustica ironia, Gianni Minasso, cui abbiamo affidato ormai da qualche tempo il percorso intitolato “A 32 denti (Sorridere è lecito, approvare è cortesia)”, fatto di “incursioni” nel grottesco e nella comicità più o meno involontaria che, come tutte le altre faccende umane, riguarda anche il mondo della disabilità. E questa volta arriva una serie di auto-epitaffi molto speciali, che alcune persone con disabilità potrebbero redigere per se stessi, con un po’ di “fanta-sarcasmo”…

Logo della disabilità, con modifiche (realizzazione grafica di Gianni Minasso)sulla testa dell'omino (due croci al posto degli occhi e un tratto di linea al postyo della bocca)

(Realizzazione grafica di Gianni Minasso)

Inaugurata ormai da qualche tempo, con un titolo quanto mai significativo A 32 denti (Sorridere è lecito, approvare è cortesia) – questa rubrica non possiede una specifica cadenza ed è dedicata alla comicità più o meno involontaria di cui, come tutte le altre faccende umane, è impregnato anche il mondo della disabilità.
Proveremo quindi a
sorridere (ripeto: “sorridere”) insieme, anche sulle situazioni più scabrose. Da “disabile professionista”, mi verrebbe da chiosare: «Tutto su di noi, con noi»! (G.M.)

L’ispirazione per comporre è stata feconda, ma soltanto dopo lunghe esitazioni ho deciso di proporre a «Superando» questa serie di raccapriccianti epitaffi (e utilizzo questo aggettivo non tanto per la loro ovvia prossimità con la “signora munita di falce”, bensì per la particolare condizione umana dei supposti autori). Infatti, attenzione: nessuno vi obbliga a continuare la lettura. Se siete deboli di cuore, suscettibili e/o non avete ancora accettato il vostro status di disabili o di familiari di disabili, per favore, passate pure oltre. Ve lo assicuro: non vi perderete proprio nulla.
Per chi invece avrà il coraggio di proseguire, aggiungo solo qualche utile precisazione. Ricordo che l’epitaffio è, in genere, una scritta celebrativa posta da terzi sulla tomba di un defunto (o, come proclamava l’impareggiabile Ambrose Bierce, è «Quella particolare iscrizione che mostra come le virtù acquisite con la morte abbiano un effetto retroattivo»). In questo caso, poi, si tratta di auto-epitaffi molto speciali, cioè quelli che alcune persone con disabilità, potrebbero decidere di redigere per se stessi, con un po’ di fanta-sarcasmo e senza peli sulla lingua, condensando in poche parole l’essenza di una spesso grama vita.
Risparmiando volentieri ai Lettori il frusto bla-bla sulla rimozione della morte nella società consumistica, al mio funereo patchwork aggiungerò per soprammercato un breve preambolo.
Non so se un giorno ci potremo mai riconciliare con l’implacabile mietitrice (chi lo sa, magari quando, proprio grazie a lei, saremo di là, se mai esiste un “di là”…), tuttavia, nel frattempo, prendiamola e prendiamoci in giro: come sempre l’unica arma di cui siamo dotati è l’ironia. Usiamola.
Facciamo le Corna

Piccolo Preambolo dei non-disabili
«Ero un falso invalido, mo’ sono un morto vero» (Bugiardo nocivo)

«Mi scusi signor vigile, non ho il contrassegno. Vado subito via da qui» (Sfruttatore di parcheggi riservati)


Auto-epitaffi

«Da vivo stetti lungamente in coda dai fisiatri e perciò, da morto, non mi spaventa l’eternità» (Inabile paziente)

«Che pace quaggiù, senza genitori apprensivi, medici incompetenti, volontari maldestri, educatori incapaci e politici figli di mamme dall’equivoca professione» (Trapassato titolare di pensione d’invalidità)

«Porca… Chi l’avrebbe mai detto che anche lei sarebbe arrivata in carrozzina!» (Ospite di Centri Diurni)

«Girello, passeggino, triciclo, deambulatore, carrozzina, letto semovente, ambulanza, carro funebre. Meno male che questa bara non ha le ruote» (Non autosufficiente a cui sono girate per tutta la vita)

«Sì, sì, sarò pur morta, ma che goduria: la malattia è crepata con me!» (Martire soddisfatta)

«Non più sani né disabili: siam tutti biodegradabili» (Non più “Diverso”)

«Ragazzi, che casino anche qui! La porta del Paradiso è stretta, per andare all’Inferno ci sono troppe scale da scendere e l’ascensore del Purgatorio è sempre guasto. E dire che sulla Terra avevamo già il Decreto Ministeriale 236/89…» (Beneficiario d’indennità di accompagnamento)

«Scusatemi se non mi alzo per salutarvi, ma non ci riuscivo da vivo, figuratevi adesso…» (Disabile beneducato)

«Finalmente, dopo un penare disperato, la mia guarigione ho acchiappato!» (Ero incurabile)

«Purtroppo nessuna barriera architettonica m’impedì il transito fatale. Altro che livella… Beffa suprema: la morte è uno scivolo monumentale» (Giovanotto di fascia disagiata)

«Certo che schiattare proprio il 1° gennaio dell’anno dedicato alle persone con disabilità…» (Acciaccato da sempre)

«Credetemi, non è poi così brutto: qui riesco a fare proprio tutto!» (Ex “Autonomia zero”)

«Eureka! Finalmente un luogo in cui non spunta Telethon!» (Colpito da malattia genetica)

«Già quando respiravo mi pareva d’essere in condizioni d’inferiorità, però, sottoterra, ho scoperto che più in basso di così non si va» (Utilizzatore di pappagalli)

«Almeno per una volta, quando ho dovuto superare il fatidico dislivello, non hanno avuto bisogno del sollevatore» (Mobilità ridotta)

«Pensatemi, mentre Gli sto chiedendo: perché?» (Agnostico con disabilità)

«Corri, o cupido badante, a recuperar seduta stante, dietro quelle note ante, il mio sudato contante» (Utente della Vita indipendente)

«È consolante sapere che tre lotti più in là, coi suoi occhiali, giace anche l’assai dannoso assessore alle politiche sociali» (Intestatario di Verbale d’Invalidità)

«Per molti anni diedi la pagnotta ai dottori. Poi, son passato a sfamare i becchini» (Subii il Protocollo Spikes*)

«Meglio qui che in carrozzina» (Buon cliente degli ortopedici)

«In vita ho sempre cianciato sui valori della diversità, ma attualmente sono circondato dall’uniformità» (Invalido progressista)

«Su da voi, con così tante difficoltà, non vedevo un futuro. Eran quisquilie, perché quello che scorgo qui…» (Tesserato di una ONLUS)

«E dire che papà e mamma avevano appena stipulato un’assicurazione del tipo “Dopo di noi”» (Partenza prematura)

«Volevo stare in piedi, ma ho vissuto da seduto. Adesso sono orizzontale» (Persona con disabilità motoria grave)

«Che sfiga, la barca di Caronte era pure accessibile!» (Portatore di handicap veneziano ex passeggero di vaporetti)

«Ve lo giuro: se qualcuno osa chiamarmi “diversamente vivo”, esco di qui e gli spacco la faccia!» (L’autore di questi auto-epitaffi)

*Protocollo per la comunicazione di notizie mediche infauste.

Nell’elenco qui a fianco i titoli dei testi finora prodotti da Gianni Minasso, nell’àmbito della sua rubrica intitolata A 32 denti (Sorridere è lecito, approvare è cortesia).

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