La salute non diventi bene di consumo

«Proprio ora che i cittadini incontrano difficoltà di accesso al Servizio Sanitario Nazionale e costi sempre più insostenibili, il Governo decide di rispondere aumentando l’offerta di servizi privati anziché potenziando il Servizio Pubblico. Come dobbiamo interpretare questa strategia?». A chiederlo è Tonino Aceti, coordinatore del Tribunale per i Diritti del Malato di Cittadinanzattiva, a proposito delle indiscrezioni di questi giorni sul cosiddetto “Disegno di Legge Concorrenza”

Realizzazione grafica con le parole «Salute fondamentale Diritto»«Per essere utile ai cittadini, il progetto di liberalizzazioni in Sanità annunciato dal Governo deve contribuire al rafforzamento e al rilancio del Servizio Sanitario Pubblico, capitalizzare gli investimenti fatti sinora con i soldi pubblici e non indurre sempre di più i cittadini a curarsi privatamente. E tuttavia, da quello che apprendiamo, non ci sembra che la strada imboccata vada completamente in questo senso, e ne siamo fortemente preoccupati. Ci rifiutiamo infatti di pensare alla salute come bene di consumo, ai presìdi del Servizio Sanitario Nazionale come esercizi commerciali e ai professionisti della Sanità come venditori. Il Governo, dunque, riveda il provvedimento e il Parlamento vigili e intervenga».
Lo dichiara senza mezzi termini Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i Diritti del Malato di Cittadinanzattiva, commentando le numerose indiscrezioni di questi giorni, presenti sugli organi d’informazione, rispetto al cosiddetto “Disegno di Legge Concorrenza”, che verrà discusso il 20 febbraio prossimo in Consiglio dei Ministri, e che in àmbito di Sanità potrebbe portare tra l’altro a una sorta di completa libertà per i privati, con facilitazioni ad aprire strutture sanitarie in qualità di cliniche e ambulatori non in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale.
«Proprio ora che i cittadini incontrano difficoltà di accesso al Servizio Sanitario Nazionale – sottolinea ancora Aceti – e costi sempre più insostenibili, il Governo decide di rispondere aumentando l’offerta di servizi privati anziché potenziando il Servizio Pubblico. Come dobbiamo dunque interpretare questa strategia?».

Un capitolo a sé viene poi dedicato dal Coordinatore del Tribunale per i Diritti del Malato al tema delle farmacie, la cui “apertura selvaggia” viene giudicata come «inutile e controproducente».
«Piuttosto che aumentarne ancora una volta semplicemente il numero – dichiara infatti Aceti – operazione già attuata dal Governo Monti, siamo convinti che in quanto presìdi del Servizio Sanitario Nazionale sia più utile e strategico per i cittadini e per il Servizio Sanitario stesso puntare su una loro maggiore qualificazione e integrazione con la rete dei servizi sanitari territoriali. Per la cosiddetta “Farmacia dei Servizi”, ad esempio, lo Stato ha destinato solo nel 2013 parte dei 250 milioni di euro, soldi pubblici che devono produrre effetti positivi sulla vita dei cittadini e in particolare per quelli che sono più fragili, come le persone anziane, quelle con patologie croniche e rare e quelle che vivono in zone disagiate: è necessaria quindi un’accelerazione in questo senso. Chiediamo pertanto che nel disegno complessivo restino centrali il cittadino e i suoi bisogni, ponendo particolare attenzione alla salvaguardia delle farmacie rurali, e al rapporto di fiducia con il farmacista, per favorire ad esempio il corretto uso dei farmaci e l’aderenza alle terapie». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: stampa@cittadinanzattiva.it.

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