Niente legami tra vaccini e autismo

Così ha sentenziato la Corte d’Appello di Bologna, rovesciando quanto deciso in precedenza dal Tribunale di Rimini, e negando, quindi, il nesso causale fra vaccino trivalente (rosolia-morbillo-parotite) e autismo. Vediamo anzi perché quella vaccinazione dev’essere fatta, come indicato dalle autorità sanitarie internazionali, in quanto è molto efficace contro quelle tre infezioni virali – più pericolose di quanto si pensi – e i danni che essa provoca sono molto più rari della non-vaccinazione

Bimbo che fissa un oggetto nelle sue maniAnche molti organi d’informazione “generalisti” hanno dato nei giorni scorsi la notizia che la Corte d’Appello di Bologna, con la Sentenza n. 1767/14 pubblicata il 13 febbraio, ha riformato una Sentenza del 2012, prodotta dal Tribunale di Rimini, negando il diritto all’indennizzo post-vaccino a un ragazzo autistico che il Giudice della città romagnola aveva invece concesso.
In sostanza, la Corte d’Appello bolognese non ha riconosciuto il nesso causale fra vaccino e autismo.

«Ci spiace per la famiglia che aveva chiesto l’indennizzo e che sperava di ottenerlo – commenta Carlo Hanau, componente del Comitato Scientifico dell’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici) e docente di Statistica Sanitaria all’Università di Modena e Reggio Emilia – ma dalla lettura delle motivazioni addotte non c’era da sperare diversamente. Il legale della famiglia, infatti, aveva portato delle prove che non potevano superare l’esame razionale e scientifico da parte di esperti della materia».
«In rarissimi casi – prosegue Hanau – la vaccinazione può provocare danni cerebrali e quindi anche il comportamento autistico, ma si deve dimostrare il legame di causa ed effetto. Ad esempio la vaccinazione può provocare un’encefalite e questa un idrocefalo che, se non riconosciuto e rimediato in tempo, danneggia il cervello provocando l’autismo, la morte o altri gravi deficit permanenti. In un caso simile di autismo, noi stessi abbiamo ottenuto per primi a Bologna l’indennizzo che lo Stato giustamente riconosce alle vittime della battaglia contro le malattie contagiose che i vaccini combattono per noi. Non dimentichiamo mai, però, che i vaccini hanno vinto la guerra contro il vaiolo e la poliomielite, che facevano strage di bambini fino alla metà del secolo scorso e che la vaccinazione trivalente contro rosolia, morbillo e parotite produce molti benefìci e pochi danni, per cui è certamente opportuno che i bambini e le bambine la facciano, come consigliato dalle autorità sanitarie internazionali».
Rispetto a quanto detto, riteniamo opportuno presentare in calce un’ampia scheda, curata dallo stesso Hanau, che si sofferma sull’importanza fondamentale dei vaccini e, nella fattispecie, di quello trivalente contro rosolia, morbillo e parotite (“orecchioni”) (S.B.)

Perché va fatta la vaccinazione contro rosolia, morbillo e parotite (“orecchioni”)
La rosolia è stata la prima causa di autismo scientificamente accertata: infatti, un’epidemia di rosolia che scoppiò negli Anni Sessanta negli Stati Uniti colpì molte donne in stato di gravidanza e produsse appunto numerosi casi di autismo e di sordità nei loro figli, dimostrando che l’autismo stesso era provocato da una causa organica e non da carenza di amore materno.
Vaccinando le bambine contro la rosolia, si previene dunque l’infezione che potrebbe colpirle quando saranno donne, durante la gravidanza, provocando l’autismo nel concepito.
Per quanto poi riguarda il morbillo, si tratta di una malattia che può portare a morte o a gravi danni, se non si raggiunge la soglia necessaria di vaccinati nella popolazione. Ad esempio, una vera e propria epidemia scoppiò a Napoli una decina di anni fa, a causa della scarsa percentuale di vaccinati, e in un solo anno morirono ben cinque bimbi di morbillo.
Il numero di morti senza vaccinazione è quindi molto superiore a quei rari casi di danni gravi provocati dal vaccino. Quando questi si verificano, lo Stato interviene con un indennizzo, ma il legame causa-effetto dev’essere dimostrato. Non è stato questo il caso della Sentenza prodotta nel 2012 dal Tribunale di Rimini, quando il Giudice si avvalse di consulenze basate sulle teorie dei “ciarlatani dell’autismo”, come il medico inglese Andrew Wakefield, radiato con infamia dal Comitato Medico Generale Britannico [se ne legga ampiamente nel nostro giornale, N.d.R.], oltreché sulle attestazioni di un suo collega (e seguace) oculista di Bologna.
La teoria di Wakefield affermava in pratica che i virus del vaccino si annidassero nell’intestino, provocando un’infezione permanente e l’autismo. Soltanto dopo si scoprì che egli aveva notevoli interessi a screditare il vaccino trivalente, mai dichiarati prima, e che la sua sperimentazione era stata appositamente falsata, per poter dimostrare l’indimostrabile.
La terza patologia interessata dal vaccino trivalente è la parotite, ben più nota come “orecchioni” e anche qui i danni non devono essere minimizzati perché possono essere gravi.

In conclusione, la vaccinazione trivalente dev’essere fatta perché è molto efficace contro le tre citate infezioni virali e i danni che essa provoca sono molto più rari della non-vaccinazione.
Se poi i bambini dopo la vaccinazione presentano complicazioni rilevanti, i genitori devono ricorrere al loro pediatra e c’è il dovere da parte dei medici di segnalare il fatto al sistema sanitario.
Tutti i cittadini, del resto, possono effettuare segnalazioni di effetti indesiderati, anche solo recandosi dal farmacista, perché in Italia è presente un sistema di sorveglianza dei vaccini e dei farmaci, che in genere funziona come negli altri Paesi industrializzati. (Carlo Hanau)

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