Vita Indipendente: usare bene quei pochi fondi

«Il Ministero – scrive Ida Sala del Comitato Lombardo per la Vita Indipendente – vorrebbe arrivare ad elaborare un modello di vita indipendente delle persone con disabilità valido su tutto il territorio nazionale, con un vero e proprio “cambio di paradigma”. Ma a parte l’esiguità dei finanziamenti, si arriverà davvero a quello che i Movimenti per la Vita Indipendente chiedono per uscire dai soliti circuiti assistenziali e ottenere finalmente uguali diritti di scelta e di autodeterminazione?»

Particolare di due persone in carrozzinaChe i fondi destinati a «progetti sperimentali in materia di vita indipendente» stabiliti dal Decreto di Riparto del Fondo per le Non Autosufficienze 2015 siano ancora ben scarsi, lo aveva evidenziato con chiarezza anche Vincenzo Falabella, presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), durante il recente Seminario Regionale sui Progetti di Vita Indipendente, tenutosi a Napoli.
Lo ribadisce oggi anche Ida Sala del Gruppo Comodalbasso, espressione locale del Comitato Lombardo per la Vita Indipendente, esprimendo in una nota una serie di concetti validi per tutto il territorio nazionale. «In questi giorni – scrive infatti Sala – nelle diverse Regioni d’Italia si sta giocando una partita importantissima intorno al bando del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (Decreto Ministeriale 182/14) inerente l’emanazione di Linee guida per la presentazione di progetti sperimentali in materia di vita indipendente ed inclusione nella società delle persone con disabilità. L’ammontare del finanziamento a livello nazionale è di 10 milioni di euro: una miseria, se si considera l’intera realtà, ma un passo avanti rispetto ai 3 milioni dell’anno precedente. E tuttavia la vera posta in gioco per le persone con disabilità che si battono per il diritto a una Vita Indipendente in Italia è l’esito di quella che il bando definisce la sperimentazione di un “modello di intervento unitario a favore del tema del diritto alla Vita Indipendente nei diversi territori regionali”, quale “requisito essenziale per la piena inclusione nella società delle persone con disabilità”. In sostanza, attraverso questa sperimentazione il Ministero vorrebbe arrivare ad elaborare un modello omogeneo valido su tutto il territorio nazionale e da tale modello dipenderà il futuro del diritto di scelta e di autodeterminazione delle persone con disabilità in Italia. Per il Ministero, infatti, quello che si va a intraprendere è un vero e proprio “cambio di paradigma”. Ma il risultato sarà quello che i Movimenti per la Vita Indipendente chiedono insistentemente per uscire dai soliti circuiti assistenziali e ottenere finalmente uguali diritti di scelta e di autodeterminazione?».

Come sta dunque avvenendo in varie altre zone del Paese, anche gli Ambiti Territoriali della Provincia di Como hanno invitato le Associazioni e le Cooperative interessate a pronunciarsi su come utilizzare i finanziamenti assegnati dal Ministero e al Tavolo di Lavoro convocato a questo proposito, i rappresentanti del Comitato Lombardo per la Vita Indipendente hanno voluto innanzitutto puntualizzare «che questo bando, per quanto deludente, è scaturito proprio dal paziente lavoro dei Movimenti per la Vita Indipendente, il cui sforzo sarà sempre orientato a spingere perché le poche risorse ad esso destinate siano erogate direttamente alle persone con disabilità, perché realizzino i loro progetti individualizzati».
«Ancora una volta – ricorda in tal senso Ida Sala -, come a qualunque altro tavolo in cui ci troviamo a discutere, dobbiamo ricordare un concetto fondamentale, rivendicato fin dal 1991, quando il Movimento per la Vita Indipendente nacque in Italia, ovvero che l’assistenza personale è la chiave di volta per la Vita Indipendente per molte persone che dipendono dall’aiuto di altri nelle attività basilari della vita quotidiana e che hanno vite limitate, spesso in residenze protette o in case con genitori e parenti costretti ad accudirli. Adottando perciò il modello di autogestione dell’assistenza e utilizzando la figura dell’assistente personale, è possibile scegliere il proprio ruolo all’interno della famiglia, nelle amicizie e nella società, diventando a pieno titolo cittadini uguali e attivi, senza più essere considerati un “lavoro” o un “peso” anche per le proprie famiglie».

«Al momento – conclude la rappresentante di Comodalbasso – tutto lascia pensare che si sia molto lontani dal fornire risposte adeguate, se si considerano l’esiguità dei finanziamenti, l’impostazione del bando (che lascia ben poco margine alla libertà di scelta delle persone con disabilità), la tipologia dei soggetti invitati a concorrere, che spesso gestiscono servizi anche in antitesi col concetto di Vita Indipendente e la lotta impari che le persone con disabilità sono chiamate ad attuare nell’ambito della “spartizione” dei fondi. È per altro evidente che i responsabili degli Ambiti Territoriali molto potranno fare, dando il giusto peso alle osservazioni espresse dai diretti interessati ed è proprio qui che si gioca la grande sfida del “cambio di paradigma” auspicato dal Ministero, anche perché c’è la forte convinzione che questa battaglia non riguardi soltanto le persone con disabilità che conosciamo o contemporanee, ma anche quelle che lo diventeranno un giorno. E non riguarda solo il modo di intendere la disabilità in Italia, ma soprattutto il modo di pensarsi cittadini di una nazione libera e con diritti uguali per tutti, anche per rispetto alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che ormai da sei anni è Legge dello Stato Italiano [Legge 18/09, N.d.R.]». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: idasala@libero.it.

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