Si rischiano tagli alla Sanità fino al 2018

A sottolinearlo è il Tribunale per i Diritti del Malato di Cittadinanzattiva, secondo il cui coordinatore Tonino Aceti non si può parlare di «rinuncia a un presunto aumento da parte delle Regioni», come ha fatto il Presidente della Conferenza delle Regioni, ma di «un nuovo taglio orizzontale», che rischia di «ripetersi fino al 2018». «Auspichiamo quindi – dichiara Aceti – che ora vi siano interventi fattivi, per ridurre duplicazioni, inefficienze, burocrazia, sprechi e clientele»

Forbice usata in ospedale che taglia dei soldi«Sono 2 miliardi e mezzo in meno rispetto a quanto stabilito nel Patto per la Salute 2014-2016*, successivamente confermato nella Legge di Stabilità per il 2015. La verità è questa. Non si può ascoltare in silenzio chi sostiene che si sia trattato di una “rinuncia a un presunto aumento”. Si tratta invece di un taglio orizzontale, e come tale va classificato».
Così Tonino Aceti, coordinatore del Tribunale per i Diritti del Malato di Cittadinanzattiva, commenta quanto dichiarato in questi giorni da Sergio Chiamparino, presidente della Conferenza delle Regioni. «A questo si aggiunga anche – sottolinea ancora Aceti – che a sostenere la tesi del mancato aumento sono proprio le Regioni, cioè le stesse che fino a qualche giorno fa si lamentavano di non poter garantire le prestazioni essenziali, vale a dire i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza)».

Secondo il Coordinatore del Tribunale per i Diritti del Malato, «la cosa più grave, che nessuno ha avuto ancora il coraggio di dire, è che questo modus operandi potrebbe essere reiterato fino al 2018, e quindi diventare strutturale. E il meccanismo è semplice: le Regioni devono recuperare 4 miliardi ogni anno fino al 2018; se non lo faranno, il Governo potrà intervenire direttamente sulle risorse per il Fondo Sanitario Nazionale, e il rischio che le Regioni continuino a sacrificare la Sanità Pubblica è altissimo, come dimostra la scelta attuata per quest’anno. È necessario dunque intervenire con urgenza e fattivamente sull’articolo 1, comma 398 della Legge di Stabilità per il 2015, per scardinare questo meccanismo che riteniamo perverso».

«Come se non bastasse – rincara la dose Aceti – apprendiamo anche che ci sarebbe già un consenso sul posticipo al 2016 per la revisione dei LEA, e per l’effettivo accesso ad innovazioni come il tanto sbandierato farmaco anti-epatite C, e più in generale per il rilancio del Servizio Sanitario Pubblico e del diritto alla salute dei cittadini. Siamo pertanto impazienti di leggere le misure che adotteranno le Regioni con la prossima Intesa del 31 marzo, per accertare se saranno ancora una volta tagliati servizi e prestazioni utili, o se invece, come auspichiamo, ci saranno interventi fattivi per ridurre duplicazioni, inefficienze, burocrazia, sprechi, clientele». (S.B.)

*Il Patto per la Salute – del quale nel luglio del 2014 è stato definito quello per il 2014-2016 – è un accordo finanziario e programmatico tra il Governo e le Regioni, di valenza triennale, in merito alla spesa e alla programmazione del Servizio Sanitario Nazionale, finalizzato a migliorare la qualità dei servizi, a promuovere l’appropriatezza delle prestazioni e a garantire l’unitarietà del sistema.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: stampa@cittadinanzattiva.it.

Stampa questo articolo