Fa più male una rampa danneggiata (e irregolare) o la burocrazia?

Se infatti oltre che di fronte alle barriere architettoniche, ci si “smarrisce” anche nei “labirinti della burocrazia”, come sembra essere avvenuto a Udine, si può proprio dire che si è contribuito a costruire un “muro di ostacoli” all’accessibilità. Il risultato, comunque, è che l’accesso alla parte centrale di una delle principali piazze della città friulana resta tuttora vietato alle persone con disabilità, agli anziani e alle mamme con le carrozzine dei loro bimbi

Piazza Matteotti (San Giacomo) a Udine

Piazza Matteotti a Udine è ancora meglio conosciuta come Piazza San Giacomo (o Mercato Nuovo)

È ormai una lunga vicenda quella riguardante la sistemazione della rampa per persone con disabilità in una delle principali piazze di Udine, una vicenda di fronte alla quale vien proprio da pensare che se oltre al problema delle barriere architettoniche ci si mette pure una buona dose di burocrazia indifferente, si può proprio dire di aver contribuito a costruire un “muro di ostacoli” all’accessibilità.

Siamo dunque in Piazza Matteotti nel cuore di Udine – ancora meglio conosciuta come Piazza San Giacomo (o Mercato Nuovo) – uno dei luoghi più frequentati della città friulana, punto di piacevole incontro per i cittadini, giovani, famiglie con bambini e animali a passeggio, dove oggi, però, è vietato l’accesso alle persone con disabilità, agli anziani o alle mamme con le carrozzine dei loro bimbi.
Colpa di un danneggiamento alla rampa d’accesso al plateatico della piazza (lo spazio cui si accede salendo alcuni gradini), già per altro oggetto di segnalazioni di irregolarità da parte del Comitato Provinciale di Coordinamento delle Associazioni dei Disabili, che ne aveva denunciato la pericolosità, per questioni di pendenza e inadeguatezza.
Peccato che ben due progetti, studiati per la realizzazione di una nuova pedana e approvati dal Comune di Udine, siano stati bloccati dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e paesaggistici del Friuli Venezia Giulia, senza dare alcuna motivazione precisa, se non riferendosi a mancate comunicazioni da parte dell’Amministrazione locale.
La palla, dunque, è rimbalzata a quest’ultima che, precisando di avere presentato tutte le dovute controdeduzioni entro i termini prescritti, e ritenendo illegittime le motivazioni con cui è stata comunicata la mancata autorizzazione, ha deciso di ricorrere al TAR.
In attesa della risposta da parte del Tribunale Amministrativo Regionale, si dovrà rimuovere la pedana, distrutta nel frattempo dal passaggio di un automezzo pesante e aprire una nuova trattativa con la Soprintendenza, guidata ora da Anna Maria Affanni, da pochi giorni insediatasi nella carica.

A questo punto, al di là delle questioni “tecniche”, appare necessaria una valutazione un po’ più ampia, per evidenziare come anche questa vicenda sia contrassegnata dal mancato rispetto di varie norme che tutelano i diritti delle persone con disabilità. Il problema delle barriere architettoniche, infatti, è tuttora presente in realtà di svariato genere, all’ingresso di negozi, di ambulatori medici, di uffici ecc., ciò che rende sempre problematico, se non impossibile, l’accesso alle persone con disabilità motoria in carrozzina. E una piena fruizione dei servizi da parte di tutti i cittadini, dovrebbe essere uno dei principali punto di riferimento per una politica che si rispetti. Perdersi invece nei labirinti della burocrazia, oltre a renderci incapaci di applicare correttamente le leggi a tutela dei diritti alla mobilità – richiamati, questi ultimi, dalla stessa Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (anch’essa Legge dello Stato Italiano dal 2009) – ci pone in una condizione di inerzia e indifferenza.
Ma quale sarebbe la realtà se venissero tutelati i princìpi dell’accessibilità? Sicuramente sarebbe una realtà fatta di città migliori, città di tutti e per tutti. (Laura Sandruvi)

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