Johannes Schmidl, che volle umanizzare le protesi

Sarà aperta fino al 26 aprile a Budrio (Bologna) la mostra intitolata “Johannes Schmidl, oltre la disabilità”, curata dallo studioso Leonardo Arrighi, che ha anche realizzato per l’occasione un libro-catalogo. Direttore tecnico per oltre trent’anni dell’Officina Ortopedica INAIL di Vigorso di Budrio, avviata all’inizio degli Anni Sessanta, Schmidt, che è considerato il padre della protesi mioelettrica, portò in breve tempo la struttura emiliana a imporsi a livello mondiale

19 marzo 1961: Johannes Schmidl e Benigno Zaccagnini (prop. Andrea Ferri)

Johannes Schmidl a colloquio con l’allora ministro del Lavoro Benigno Zaccagnini, il 19 marzo 1961, giorno dell’inaugurazione ufficiale dell’Officina Ortopedica INAIL di Vigorso di Budrio (prop. Andrea Ferri)

Presentata a Bologna, durante una conferenza stampa a Palazzo D’Accursio, alla presenza dell’assessore comunale alla Sanità Luca Rizzo Nervo, del sindaco di Budrio Giulio Pierini, del direttore del Centro Protesi INAIL di Vigorso di Budrio Angelo Andretta, del presidente della Pro Loco budriese Carlo Pagani e dello studioso dell’Università di Bologna Leonardo Arrighi, sarà aperta fino al 26 aprile a Budrio, cittadina nei pressi del capoluogo emiliano, la mostra intitolata Johannes Schmidl, oltre la disabilità. Omaggio al Professor Johannes Schmidl, il padre della protesi mioelettrica (Sala Rosa di Palazzo Medosi Francassati, Via Marconi, 3/b).

Il Comune di Budrio e il Centro Protesi INAIL hanno patrocinato con molto piacere sia la mostra che il libro-catalogo prodotto per l’occasione, realizzazioni proposte dalla Pro Loco e curate entrambe da Leonardo Arrighi.
L’evento, come indicato sin dal titolo, è tutto dedicato al professor Johannes Schmidl (1932-1996), e nel dettaglio prevede appunto un’esposizione con oltre quaranta ingrandimenti fotografici, pubblicazioni, documenti e alcune bacheche verticali provviste di una selezione di protesi di arto superiore, capaci di restituire all’attenzione del visitatore la possibilità di osservare l’evoluzione storica della protesi, con particolare attenzione a quella a comando mioelettrico. Il libro-catalogo, invece, che è stato stampato dalla TipoLitografia INAIL di Milano, verte sulla vita e il lavoro di Schmidl.

Johannes (per tutti Hannes) Schmidl giunse all’INAIL di Vigorso di Budrio nel 1959, anche se i primi contatti con l’INAIL risalivano alle Olimpiadi per Paraplegici di Stoke Mandeville (Gran Bretagna) del 1956. Il 1° aprile 1960, poi, Schmidl iniziò l’attività dell’Officina Ortopedica emiliana che da quel momento, sotto la guida del direttore tecnico austriaco, avviò una lunga serie di successi, imponendosi, nel giro di pochi anni, a livello mondiale.
Nel corso degli oltre trent’anni trascorsi come direttore tecnico, Schmidl ottenne riconoscimenti in tutto il mondo. Per citarne solo alcuni tra i più significativi, il Bell Grave Memorial del 1966, premio assegnato all’autore del più significativo contributo internazionale nel campo della tecnica ortopedica; il titolo di Horowitz Professor nel 1972, laurea ad honorem conferita dalla New York University Medical Center; l’Heine Hessing Medaille nel 1978, massima onorificenza tedesca per l’innovazione nell’ambito della tecnica ortopedica; il titolo di Grande Ufficiale della Repubblica Italiana. Il tutto durante una carriera entusiasmante e ricca di traguardi ottenuti in modo sorprendente, grazie a un’intelligenza scientifica ed emotiva che gli permise di fare affidamento sulle interazioni umane.
«Hannes Schmidl – spiega Simona Amadesi, responsabile dell’Area Comunicazione del Centro Protesi INAIL – ha rappresentato un punto di riferimento per l’ortopedia mondiale, grazie alla capacità di saper valorizzare le potenzialità delle persone che lo circondavano. Nella sua esistenza ci sono stati alcuni snodi fondamentali, che non l’hanno trovato impreparato, forte delle convinzioni che esprimeva già nella sua giovinezza. “[A vent’anni] – scrisse infatti – mi trovai a dover continuare il lavoro di famiglia, con una differenza però: io avevo un grande interesse per i Giochi per Paraplegici e cercavo protesi attive, non passive. Qualcosa di vivo, non di inerte. Volevo umanizzare la protesi”. Il sogno, quindi, di porre l’essere umano al centro del percorso riabilitativo e protesico ha compiuto quel “miracolo” che ha donato una nuova vita a persone che pensavano di dover rinunciare a qualsiasi cosa. E il coraggio mostrato da Schmidl nell’entrare in sintonia con i pazienti gli ha permesso di rivoluzionare realmente il mondo protesico, rimanendo fedele ai suoi principi». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Simona Amadesi (s.amadesi@inail.it).

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