Interventi concreti per tutelare meglio le vittime del lavoro

A chiederli all’INAIL – la cui solidità di bilancio è stata certificata nei giorni scorsi dalla Corte dei Conti – è il Presidente dell’ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi sul Lavoro), il quale ricorda ad esempio come siano ben quindici anni che gli invalidi del lavoro e le persone affette da malattie professionali attendano l’introduzione di un meccanismo automatico di rivalutazione degli indennizzi per “danno biologico”

Disegno di omino con stampelle

Sono migliaia, ogni anno in Italia, le persone che diventano disabili a causa di infortuni sul lavoro

«È lecito ora aspettarsi dall’INAIL interventi concreti per il miglioramento della tutela delle vittime del lavoro»: lo ha dichiarato Franco Bettoni, presidente dell’ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro), oltreché presidente della FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali di Persone con Disabilità), commentando la relazione sul controllo dell’INAIL prodotta nei giorni scorsi dalla Corte dei Conti, che « sottolineando il quadro ampiamente positivo sulla solidità dell’Istituto, non può che vederci rassicurati».
«In particolare – afferma ancora Bettoni – questa notizia ci spinge a ricordare che è dal 2000 che gli invalidi del lavoro e i tecnopatici* attendono l’introduzione di un meccanismo automatico di rivalutazione degli indennizzi per “danno biologico” che sono, oggi, le uniche prestazioni previdenziali a non essere adeguate annualmente in base all’aumento del costo della vita e senza dover sottostare a processi di definizione, verifica e approvazione che ritardano il riconoscimento di diritti acquisiti».
«Anche a tal proposito – conclude il Presidente dell’ANMIL – riteniamo fondamentale che per l’organizzazione interna dell’INAIL possano essere tenuti in considerazione i suggerimenti e i pareri della nostra Associazione, che rappresenta più della metà dei titolari di rendita e che conosce profondamente i bisogni e le esigenze delle vittime del lavoro, al fine di trovare soluzioni in un’ottica di risparmi di costi e risorse mirati ed efficienti senza sprechi». (S.G.)

*Per “tecnopatia” si intende una malattia professionale contratta a causa di una lavorazione rischiosa, dovuta cioè all’azione nociva, lenta e protratta nel tempo di un fattore di rischio (ad esempio il tipo di lavoro o i materiali usati durante il lavoro stesso), presente nell’ambiente in cui si è occupati.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficio.stampa@anmil.it.

Stampa questo articolo