I versi di Ungaretti e i mosaici dell’Officina dell’Arte

Una serie di poesie del grande Giuseppe Ungaretti, scritte “in diretta” dal fronte di guerra, inserite in apposite cornici a mosaico realizzate con materiali che ricordano la pietra carsica, presso l’Officina dell’Arte, il centro lavorativo della Fondazione Bambini e Autismo: consiste in questo la mostra di Pordenone intitolata “Le parole di pietra”, promossa in uno spirito di integrazione e partecipazione delle persone con autismo adulte a un grande fatto della Storia dell’Umanità

Giuseppe Ungaretti

Giuseppe Ungaretti

Sono gli ultimi giorni utili, questi, per visitare, presso la Storica Società Operaia di Pordenone (Corso Vittorio Emanuele), l’interessante mostra intitolata Le parole di pietra, inaugurata il 2 aprile dalla Fondazione Bambini e Autismo della città friulana, in occasione della Giornata Mondiale per la Consapevolezza dell’Autismo. L’esposizione, infatti, chiuderà il 19 aprile.
Si tratta di una serie di poesie scritte dal grande Giuseppe Ungaretti, “in diretta” dal fronte di guerra, inserite in apposite cornici a mosaico realizzate con materiali che ricordano la pietra carsica, presso l’Officina dell’Arte, il centro lavorativo della Fondazione Bambini e Autismo.
«Abbiamo realizzato questa mostra dedicata all’evento bellico – spiegano dalla Fondazione – in uno spirito di integrazione e partecipazione delle persone con autismo adulte a un grande fatto della Storia dell’Umanità. Riteniamo infatti che integrare le persone con disabilità nella società sia un percorso dove ognuno, come può, porta il proprio contributo, per rendere l’integrazione stessa un fatto concreto e non solo un auspicio».
Da segnalare che nella realizzazione dei manufatti si è tenuto presente lo specifico contenuto delle poesie di Ungaretti, richiamato attraverso particolari a mosaico riferiti appunto al significato della liriche. All’interno della cornice, poi, sono state riprodotti, su carta pergamena, i testi da cui si è preso spunto per mettere in condizione chi legge di comprendere il rimando che l’opera musiva costituisce.
«Di guerra non si vorrebbe mai parlare – aggiungono dalla Fondazione pordenonese – e tuttavia la mancanza di memoria collettiva rende il messaggio di questa piccola mostra, alla luce del momento storico che viviamo, quanto mai necessario e pertinente». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: relazioniesterne@bambinieautismo.org.

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