O sua zia cieca se ne va, o lei non farà l’esame!

«Questo non è che l’ultimo di numerosi casi di discriminazione che la cronaca quotidianamente ci riporta nei confronti di noi persone con disabilità. Serve un’azione convinta di denuncia, è tempo di fare nomi e cognomi e di pretendere risposte e scuse pubbliche»: così Mario Barbuto, presidente nazionale dell’UICI, commenta quanto accaduto a una signora cieca, letteralmente cacciata da una scuola del Napoletano, nella quale aveva accompagnato la nipote che doveva sostenere un esame

Realizzazione grafica dedicata alla discriminazione«Siamo esterrefatti di fronte a quest’altro inquietante caso di discriminazione, che denota ignoranza e incoscienza, in questo caso da parte di una persona la cui missione professionale sarebbe proprio quella dell’inclusione e non dell’esclusione».
Così Mario Barbuto, presidente nazionale dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), commenta la vicenda accaduta nei giorni scorsi a Poggiomarino (Napoli) e denunciata dalla stessa UICI.

In sostanza, quando Valeria Baselice, 48 anni, cieca dalla nascita, si è recata presso un Istituto Scolastico della località campana, per accompagnare la nipote impegnata a sostenere l’esame per il conseguimento di una licenza commerciale, la dirigente scolastica Elvira Cangianiello, constatandone la minorazione visiva, le ha impedito di attendere la nipote all’interno della struttura scolastica, costringendola a lasciare l’edificio e obbligandola ad uscire all’esterno, a quanto pare per scaricarsi dalla responsabilità di eventuali incidenti.
«La Dirigente – racconta la stessa Baselice – ha cominciato ad alzare la voce, rivolgendosi direttamente a mia nipote, alla quale, quasi urlando, ha detto che se non me ne fossi andata, non le avrebbe permesso di fare l’esame. Ho provato a protestare, ma di fronte alla minaccia di non far sostenere l’esame a mia nipote, ho preferito allontanarmi e ho chiamato mio fratello per farmi venire a prendere».
«Ho passato momenti orribili – continua la signora Valeria – ma non ho risposto per non far peggiorare la situazione e permettere a mia nipote di sostenere l’esame. Quel che più mi ha ferito è stato il fatto di essere trattata come una persona non in grado di badare a se stessa. Non ho chiesto assistenza e nemmeno compagnia, ma solo di potere aspettare mia nipote all’interno della struttura scolastica, per non dover attendere da sola in mezzo a una strada».
Prontamente Francesco Cafaro, presidente dell’UICI di Salerno, ha inviato una lettera alla Dirigente Scolastica, tuttora senza risposta, chiedendo conto di tale comportamento e ricordando tra l’altro che «la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità è stata approvata per condannare la discriminazione» e che le scuole «dovrebbero essere luogo di accoglienza e solidarietà».

«Dove stiamo andando?», è la sconcertata domanda che si pone in conclusione Mario Barbuto. E aggiunge: «Purtroppo questo non è che l’ultimo, in ordine di tempo, di numerosi casi di discriminazione che la cronaca quotidianamente ci riporta nei confronti di noi persone con disabilità. Serve un’azione convinta di denuncia, affinché non si possano più ripetere questi gravissimi episodi. Non possiamo più tacere, è tempo oramai di fare nomi e cognomi e di pretendere risposte e scuse pubbliche». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Chiara Giorgi (c.giorgi@i-mage.com).

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