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Rispettare i diritti degli alunni con disabilità visiva

Giovane cieco che legge con il Braille«Questo rimpallo di responsabilità da parte delle Istituzioni locali non è ammissibile»: sono parole di Mario Barbuto, presidente nazionale dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), riferite alla grave questione degli assistenti per gli alunni con disabilità – nel caso specifico disabilità sensoriale – problema sollevato già da parecchi mesi anche dalla LEDHA, la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, che è la componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e, a livello nazionale, da quest’ultima, una cui delegazione aveva ad esempio incontrato il sottosegretario agli Affari Regionali e alle Autonomie Gianclaudio Bressa, per trovare delle soluzioni a queste conseguenze della Legge 56/14 (Disposizioni sulle Città Metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni), meglio nota come “Legge Delrio”.

La denuncia dell’UICI riguarda ben centocinquanta famiglie di Milano, con bambini e ragazzi ciechi, ma non certo solo loro, come sottolinea con forza ancora il Presidente Nazionale dell’Associazione: «Questa è una delle conseguenze derivanti dalla soppressione delle Province e dal successivo riordino delle competenze – dichiara infatti Barbuto – e sappiamo bene che Milano non è l’unica realtà a lamentare tali difficoltà, ci arrivano segnalazioni analoghe da gran parte d’Italia».
«Fin dal 1978 – prosegue – l’istruzione degli studenti ciechi era finanziata con fondi provinciali, pari a circa 800.000 euro l’anno per la Provincia di Milano. I fondi, inizialmente inseriti tra le poste obbligatorie in bilancio, sono poi stati spostati negli impieghi straordinari, e poi completamente spariti con la “Legge Delrio”. Chi è responsabile dell’istruzione dei nostri figli meno fortunati? I nostri ragazzi hanno bisogno del sostegno specializzato del tiflologo che può aiutarli a integrarsi all’interno della classe. E hanno bisogno di materiali didattici specifici, come i libri in Braille o con i caratteri ingranditi, i computer con barra braille e lettori di sintesi vocale. Chi se ne farà carico?».
«Siamo vicini alla lotta delle centocinquanta famiglie milanesi – conclude Barbuto – e appoggeremo con ogni mezzo possibile le loro fondamentali richieste, garantite dall’articolo 3 della Costituzione Italiana».

«È una porta sbattuta in faccia – aggiunge dal canto suo Rodolfo Masto, presidente dell’UICI di Milano -, un indegno rimpallo di responsabilità tra Istituzioni che non prendono in carico il problema. Qui parliamo di ragazzi ciechi con enormi potenzialità, che per imparare hanno bisogno di apposite figure di sostegno. Eliminandole si viola il diritto allo studio, all’uguaglianza, all’integrazione. E tuttavia, per loro, il prossimo anno scolastico diventa deprimente e precario ancora prima d’iniziare». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Chiara Giorgi (c.giorgi@i-mage.com).